Storie
Rosalind Franklin e la Foto 51: la scienziata dietro il DNA
La sua immagine ai raggi X fu la prova decisiva della struttura a doppia elica. Ma il Nobel andò a Watson, Crick e Wilkins. La storia di un genio dimenticato e poi riscoperto.

Quando si racconta la scoperta della struttura a doppia elica del DNA, i nomi che vengono in mente sono quasi sempre due: James Watson e Francis Crick. Eppure il tassello sperimentale decisivo di quella rivoluzione porta la firma di una chimica britannica che non ricevette mai il Nobel e morì a soli 37 anni: Rosalind Franklin. La sua "Foto 51", un'immagine ai raggi X del DNA, fu la prova visiva che permise di capire come è fatta la molecola della vita. La sua storia è insieme un trionfo scientifico e uno dei casi più discussi di mancato riconoscimento nella storia della scienza.
La cristallografa che fotografava le molecole
Nata a Londra nel 1920, Rosalind Franklin era una cristallografa, una specialista nell'usare i raggi X per ricostruire la struttura interna della materia. Si bombarda un cristallo con un fascio di raggi X e, dal modo in cui vengono deviati, si risale alla disposizione degli atomi. Dopo importanti studi sulla struttura del carbone, nel 1951 approdò al King's College di Londra, nel laboratorio diretto da John Randall, per applicare la sua tecnica a una molecola allora misteriosa: il DNA. Insieme al dottorando Raymond Gosling, perfezionò le immagini fino a ottenere risultati di qualità senza precedenti, scoprendo tra l'altro che il DNA può esistere in due forme diverse, chiamate A e B, a seconda dell'umidità. La ricostruzione del periodo è documentata nel progetto Profiles in Science della National Library of Medicine.
La Foto 51
Nel maggio 1952 Gosling, sotto la guida di Franklin, scattò quella che sarebbe diventata l'immagine più celebre della biologia molecolare. Fu etichettata "Foto 51" perché era la cinquantunesima fotografia di diffrazione della serie. Ritraeva la forma B del DNA e mostrava un inconfondibile motivo a forma di X: la firma inequivocabile di una struttura elicoidale. Da quell'immagine, e dalle misure precise che Franklin aveva ricavato, era possibile dedurre parametri fondamentali della molecola. Come spiega il King's College di Londra, la Foto 51 fu una prova cruciale per identificare la struttura del DNA.
Una scoperta condivisa senza permesso
Qui la vicenda si fa controversa. All'inizio del 1953, mentre Franklin si preparava a lasciare il King's College a causa dei rapporti tesi con il collega Maurice Wilkins, quest'ultimo mostrò la Foto 51 a James Watson, che lavorava a Cambridge, senza che lei ne fosse a conoscenza. Inoltre, dati non pubblicati di Franklin, contenuti in un rapporto interno del Medical Research Council, raggiunsero Crick. Con queste informazioni, unite alle proprie intuizioni e ai dati di altri ricercatori, Watson e Crick costruirono in poche settimane il modello a doppia elica. La storia della Foto 51 è da allora oggetto di dibattito sull'etica della ricerca.
Il 25 aprile 1953 la rivista Nature pubblicò tre articoli nello stesso numero: il celebre modello di Watson e Crick, un articolo di Wilkins e colleghi e uno di Franklin e Gosling, che presentava le prove sperimentali. Disposti in quell'ordine, gli articoli facevano apparire il lavoro di Franklin come una semplice conferma del modello, anziché come uno dei suoi fondamenti.
Il Nobel mancato e la rivalutazione
Rosalind Franklin lasciò il King's College e proseguì brillantemente le sue ricerche al Birkbeck College, dedicandosi alla struttura dei virus. Morì di cancro ovarico nel 1958, a soli 37 anni, forse anche a causa delle lunghe esposizioni ai raggi X. Quattro anni dopo, nel 1962, il Premio Nobel per la Medicina fu assegnato a Watson, Crick e Wilkins. Franklin non poté riceverlo: il Nobel non viene conferito alla memoria. Per decenni il suo ruolo fu minimizzato, complice anche il modo poco generoso in cui Watson la descrisse nel suo libro di memorie.
Oggi la sua figura è stata ampiamente rivalutata. Alcuni storici della scienza, come documentato anche negli archivi della ricerca britannica, sottolineano che Franklin non fu semplicemente "derubata" all'oscuro di tutto, ma una scienziata di primo piano che stava arrivando per conta propria a conclusioni corrette, in un contesto di collaborazione e competizione tipico della ricerca. In ogni caso, il suo nome è ormai indissolubilmente legato a una delle scoperte più importanti del Novecento, e oggi università, premi e perfino una missione spaziale europea portano il suo nome.
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