Storie
Trotula de Ruggiero: la prima donna medico della Scuola Salernitana
Nell'XI secolo, a Salerno, una medica scriveva trattati di ginecologia usati in tutta Europa per secoli. Poi qualcuno provò a cancellarne persino l'esistenza.

Quasi mille anni fa, in un'epoca in cui alle donne era preclusa quasi ogni forma di sapere, una medica salernitana scriveva trattati di ginecologia e ostetricia destinati a essere copiati e usati per secoli in tutta Europa. Si chiamava Trotula de Ruggiero, visse a Salerno nell'XI secolo, e fu probabilmente la prima donna medico la cui opera ci sia giunta. La sua attenzione per il corpo femminile, in particolare per la maternità e per la cura del dolore durante il parto, era straordinariamente avanzata per il suo tempo.
La sua figura, riscoperta e valorizzata negli ultimi decenni, è oggi celebrata dalla città di Salerno come una delle protagoniste di quella che fu la più importante istituzione medica del Medioevo.
Le «mulieres» della Scuola Salernitana
Trotula operò nell'ambiente della Scuola Medica Salernitana, considerata la prima vera istituzione medica dell'Occidente, un centro dove confluivano i saperi greco, latino, arabo ed ebraico. La sua peculiarità, rarissima per l'epoca, era di ammettere anche le donne, tanto all'insegnamento quanto alla cura: erano le cosiddette mulieres salernitanae, le "donne salernitane". Trotula fu la più celebre di loro. Nata, secondo la tradizione, dalla nobile famiglia de' Ruggiero, sposò il medico Giovanni Plateario e i suoi figli proseguirono l'attività dei genitori, in una vera e propria dinastia di medici.
Il «De passionibus mulierum»
L'opera più importante attribuita a Trotula è il De passionibus mulierum ante, in et post partum, cioè "Sulle malattie delle donne prima, durante e dopo il parto". È un trattato dedicato interamente alla salute femminile, che affronta i disturbi ginecologici, la gravidanza, il parto e la cura del neonato. Ciò che colpisce, come spiega la voce dedicata a Trotula, è lo sguardo complessivo sulla donna: il corpo femminile vi è analizzato nella sua interezza, dalla malattia alla maternità fino all'aspetto fisico, senza i tabù che caratterizzavano gran parte della medicina del tempo.
In un'epoca in cui il dolore del parto era spesso considerato una condanna ineludibile, Trotula proponeva rimedi per alleviare le sofferenze delle partorienti e suggeriva pratiche igieniche e dietetiche di buon senso. I suoi consigli, basati sull'osservazione diretta delle pazienti, contrastavano con molte superstizioni dell'epoca.
Una fama che attraversa i secoli (e un mistero)
I testi del cosiddetto corpus trotuliano ebbero una fortuna eccezionale: vennero copiati a mano in tutta Europa per tutto il Medioevo e furono dati alle stampe ancora nel 1544, a Strasburgo, segno di quanto a lungo siano rimasti manuali di riferimento. Eppure proprio questo enorme successo generò un paradosso: nei secoli successivi alcuni studiosi misero in dubbio che una donna potesse aver scritto opere tanto autorevoli, arrivando a sostenere che "Trotula" fosse il titolo di un libro e non il nome di una persona. La storiografia più recente, come riportano gli approfondimenti dedicati alle mulieres salernitane, ha invece restituito a Trotula la sua identità storica di medica reale e competente.
Perché la sua storia conta ancora
La vicenda di Trotula de Ruggiero racconta due cose insieme. La prima è che, in un Medioevo che immaginiamo buio e ostile alle donne, esistevano spazi, come la Salerno dei secoli XI e XII, in cui il sapere femminile poteva fiorire ed essere riconosciuto. La seconda è quanto sia fragile la memoria storica: ci sono voluti secoli per ridare un nome e un volto a una pioniera che aveva messo al centro della medicina la salute delle donne.
Oggi Salerno le rende omaggio, e la sua opera è studiata come una delle prime testimonianze di una medicina attenta, empatica e basata sull'esperienza. Mille anni dopo, la medica salernitana resta un simbolo di quanto il contributo delle donne alla scienza sia stato tanto antico quanto a lungo dimenticato.
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