Storie
Ettore Majorana: il fisico geniale scomparso nel nulla nel 1938
Salì su una nave da Palermo a Napoli e svanì per sempre. Fermi lo considerava un genio pari a Galileo. Tra suicidio, convento e fuga, la sua scomparsa è ancora un enigma.

La sera del 25 marzo 1938, il fisico siciliano Ettore Majorana salì su un piroscafo a Palermo diretto a Napoli e non arrivò mai a destinazione. Aveva 31 anni, era considerato da Enrico Fermi un genio assoluto, alla pari di Galileo e Newton, e da quel momento sparì nel nulla. Il suo corpo non fu mai ritrovato, non ci furono testimoni certi, e la sua scomparsa è diventata uno dei più affascinanti misteri irrisolti della scienza del Novecento, intrecciato a una delle menti più originali della fisica teorica italiana.
Il genio dei "ragazzi di Via Panisperna"
Nato a Catania nel 1906, Majorana era un prodigio della matematica fin da bambino. Negli anni Venti entrò a far parte del leggendario gruppo di giovani fisici che lavoravano con Enrico Fermi nell'istituto di Via Panisperna, a Roma: i cosiddetti "ragazzi di Via Panisperna", tra cui figuravano Emilio Segrè, Edoardo Amaldi, Franco Rasetti e Bruno Pontecorvo. In quel cenacolo Majorana si distingueva per un'intelligenza fuori scala e per un carattere schivo e tormentato. Pubblicava pochissimo, quasi con riluttanza, convinto che molte sue intuizioni non fossero abbastanza importanti. Eppure, come ricostruisce il CERN Courier, intuì l'esistenza del neutrone prima della sua scoperta ufficiale da parte di James Chadwick, ma non volle pubblicare il risultato.
Una fisica in anticipo sui tempi
Il contributo scientifico più celebre di Majorana porta oggi il suo nome. Nel 1937, in quello che sarebbe stato il suo ultimo articolo, formulò la cosiddetta equazione di Majorana e ipotizzò l'esistenza di particelle che coincidono con la propria antiparticella, oggi note come fermioni di Majorana. Era un'idea audacissima per l'epoca, applicata in particolare al neutrino. La cosa straordinaria è che si trattava di pura teoria: solo molti decenni dopo, a partire dagli anni 2010, i fisici hanno cominciato a trovare tracce sperimentali di stati che si comportano come i fermioni di Majorana, oggi al centro della ricerca sui computer quantistici. La sua opera scientifica è documentata anche nella voce enciclopedica della Treccani.
La scomparsa
Nel 1937 Majorana ottenne, per chiara fama, la cattedra di Fisica teorica all'Università di Napoli. Ma qualcosa in lui si stava spezzando. Divenne sempre più isolato. Pochi giorni prima di sparire ritirò una somma di denaro e scrisse alcune lettere ambigue. Al direttore dell'istituto di fisica di Napoli, Antonio Carrelli, inviò un biglietto in cui parlava di una "decisione ormai inevitabile" e si scusava per il disturbo che la sua scomparsa avrebbe causato. Poco dopo, però, spedì un telegramma che sembrava ritrattare. Acquistò un biglietto per la traversata in nave da Palermo a Napoli e, dopo quella notte, di lui si persero le tracce. La documentazione disponibile sulla vicenda non ha mai chiarito cosa accadde realmente a bordo.
Suicidio, convento o fuga?
Da allora si sono rincorse molte ipotesi. La più semplice è il suicidio, gettandosi in mare. Altri hanno pensato che si fosse ritirato in un convento, vista la sua crescente inclinazione religiosa. Lo scrittore Leonardo Sciascia, nel suo celebre saggio del 1975 La scomparsa di Majorana, avanzò l'idea che il fisico avesse scelto di sparire perché aveva intuito, prima di altri, il potenziale distruttivo dell'energia nucleare, e non volesse contribuire a costruire armi capaci di radere al suolo intere città.
L'ipotesi più clamorosa riguarda però una fuga all'estero. Nel 2015 la Procura di Roma ha ufficialmente archiviato il caso, concludendo, sulla base di una testimonianza e di una fotografia, che Majorana fosse vivo e vivesse in Venezuela, nella città di Valencia, tra il 1955 e il 1959. Una conclusione suggestiva ma non definitiva, che non ha chiuso davvero il mistero.
L'eredità di un'assenza
A quasi un secolo di distanza, la sorte di Ettore Majorana resta sconosciuta. La sua scomparsa ha alimentato libri, film e leggende, trasformando un fisico geniale e fragile in un'icona quasi mitologica. Ma al di là del mistero, ciò che rimane è la sua scienza: idee così avanti rispetto al loro tempo che la fisica ha impiegato decenni per raggiungerle. In un certo senso, Ettore Majorana è scomparso due volte: come uomo, in una notte di marzo del 1938, e come scienziato dimenticato, finché il mondo non si è accorto di quanto avesse visto lontano.
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