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Tycho Brahe, l'astronomo dal naso d'ottone che l'11 novembre 1572 vide morire una stella

Da una nuova stella in Cassiopea alla fine della cosmologia aristotelica

di Andrea Bertolotti··5 min di lettura
A deep and expansive view of a starry night sky, capturing the beauty of the galaxy.
A deep and expansive view of a starry night sky, capturing the beauty of the galaxy.

La sera dell'11 novembre 1572, un giovane nobile danese di 25 anni stava rientrando a casa dopo una passeggiata in campagna quando, alzando lo sguardo verso la costellazione di Cassiopea, vide qualcosa che lo lasciò di sasso. Una stella che non c'era mai stata. Era più luminosa di Venere — fino a magnitudine -4 — e così brillante da essere visibile anche di giorno.

Il giovane si chiamava Tyge Ottesen Brahe, italianizzato dai contemporanei in Tycho. Era un astronomo dilettante della provincia danese di Skåne, nato il 14 dicembre 1546 da una famiglia aristocratica. Quella sera scrisse nel suo diario: "Stupefatto, restai immobile a fissarla. Non potevo credere ai miei occhi: chiamai un servitore per accertarmi che non fossi vittima di un'allucinazione. Egli confermò che vedeva ciò che vedevo io".

Una stella nuova in un universo che non doveva cambiare

Per capire la portata di quella visione bisogna sapere cosa l'Europa del 1572 credeva sui cieli. La cosmologia aristotelico-tolemaica, dominante per quasi due millenni, sosteneva che la regione delle stelle fisse — tutto ciò che si trovava al di là della sfera della Luna — fosse immutabile, perfetta, incorruttibile. Le "comete" e i "fenomeni nuovi" venivano relegati nella regione sublunare, quella delle nuvole e dei meteoriti, dove la corruzione e il cambiamento erano consentiti.

Brahe sapeva che la sua osservazione era esplosiva. Per dimostrare che la nuova stella si trovava davvero oltre la sfera lunare, e non era un fenomeno atmosferico, applicò la tecnica della parallasse: misurò la posizione della stella nel cielo da postazioni diverse e nei momenti diversi della notte. Se l'oggetto fosse stato vicino, doveva mostrare uno spostamento apparente rispetto allo sfondo delle stelle fisse. Mese dopo mese, Brahe misurò: nessuna parallasse. La stella nuova era a una distanza enorme, tra le stelle fisse. Il dogma aristotelico crollava.

Silhouette of a telescope with a stunning Milky Way background in the night sky.
Silhouette of a telescope with a stunning Milky Way background in the night sky.. Credit: Lucas Pezeta / Pexels.

De nova stella, 1573

Brahe pubblicò il suo lavoro nel 1573 con un libretto di 130 pagine intitolato De nova et nullius aevi memoria prius visa stella ("Sulla nuova stella, mai vista prima a memoria d'uomo"). Il termine nova divenne così di uso corrente in astronomia, e attribuiamo ancora oggi a Brahe la denominazione del fenomeno.

L'oggetto è oggi classificato come SN 1572, ed è una supernova di tipo Ia: l'esplosione di una nana bianca che, sottraendo materia a una stella compagna in un sistema binario, ha superato il limite di massa di Chandrasekhar (1,44 masse solari) ed è collassata in un'esplosione termonucleare. Un studio del 2008 pubblicato su Nature da Krause e collaboratori ha confermato la classificazione analizzando l'eco luminoso dell'esplosione: la luce che, riflessa dalle nubi di gas circostanti, raggiunge oggi la Terra con quattro secoli di ritardo. Lo spettro registrato corrisponde a quello di una supernova Ia.

I resti dell'esplosione, una nebulosa filamentosa, sono stati identificati dai radioastronomi nel 1952 e oggi sono studiati nei raggi X dal telescopio Chandra della NASA. Si trovano a circa 9.000 anni luce dalla Terra.

Il duello del 1566 e la protesi al naso

Prima della scoperta del 1572, Brahe era già un personaggio. Il 29 dicembre 1566 (secondo alcune fonti il 10 aprile dello stesso anno), durante una festa nuziale a Rostock, scoppiò una lite con il cugino Manderup Parsberg, sembra per una disputa sulla maggiore competenza matematica. La discussione finì con un duello con la sciabola al chiaro di luna. Brahe ne uscì vivo ma con il setto nasale tranciato. Per il resto della sua vita indossò una protesi metallica, fissata con cera e adesivo. A lungo si è creduto che fosse d'argento, ma un'analisi del 2012 sul corpo riesumato dimostrò che la protesi quotidiana era di ottone; l'argento era riservato alle occasioni di rappresentanza.

Uraniborg, l'osservatorio più ricco d'Europa

Impressionato dalle capacità di Brahe, il re Federico II di Danimarca nel 1576 gli concesse l'isola di Hven, nello stretto del Sund tra Danimarca e Svezia, insieme a una rendita reale considerevole. Sull'isola, Brahe costruì il primo grande osservatorio dell'età moderna: Uraniborg ("castello di Urania"), dotato di strumenti enormi — quadranti murali con bracci di tre metri, sfere armillari, un sestante di sei piedi — che permettevano misure di precisione mai raggiunte prima.

Per vent'anni Brahe e i suoi assistenti raccolsero a Uraniborg il più ricco catalogo stellare della storia pre-telescopica: oltre 1.000 stelle misurate con precisione di un primo d'arco (circa 1/30 del diametro lunare). Con l'occhio nudo e gli strumenti meccanici di Brahe quella era la frontiera tecnologica.

A serene view of a night sky filled with stars and constellations.
A serene view of a night sky filled with stars and constellations.. Credit: Ivan Mudruk / Pexels.

Brahe, Keplero e il modello del mondo

Brahe non accettò mai completamente il sistema copernicano. Elaborò un suo modello geo-eliocentrico, in cui la Terra restava ferma al centro dell'universo, ma il Sole e la Luna le orbitavano attorno, mentre gli altri pianeti orbitavano al Sole. Era un compromesso che salvava la centralità terrestre senza contraddire le osservazioni planetarie.

Nel 1599, dopo essere caduto in disgrazia con il successore di Federico II, Brahe si trasferì alla corte dell'imperatore Rodolfo II a Praga. Lì assunse come assistente un giovane matematico tedesco di nome Johannes Kepler. La collaborazione durò appena 18 mesi: Brahe morì improvvisamente la notte del 24 ottobre 1601, dopo un banchetto a casa del barone Rosenberg. La causa ufficiale fu un'insufficienza renale dovuta — secondo la diceria popolare — al fatto di avere rifiutato per cortesia di alzarsi da tavola.

I 25 anni di dati osservativi accumulati a Uraniborg passarono in eredità a Keplero. Dall'analisi delle orbite di Marte di Brahe, Keplero ricavò nel 1609 le sue prime due leggi del moto planetario, che cambiarono per sempre l'astronomia. Senza Brahe e i suoi quadranti murali — alimentati anche dallo shock del 1572 — Keplero non avrebbe avuto la materia prima per la rivoluzione scientifica.

L'esumazione del 2010 e la fine del giallo

Per secoli circolò la diceria che Brahe fosse stato avvelenato con mercurio. Nel 2010 le sue spoglie furono riesumate dalla chiesa di Týn a Praga e analizzate da un'équipe di patologi danesi. Le concentrazioni di mercurio nei capelli risultarono compatibili con un'esposizione normale per un alchimista del Cinquecento. L'ipotesi dell'omicidio è oggi considerata implausibile. La morte fu probabilmente dovuta a uremia da rottura della vescica per ritenzione urinaria, in linea con quanto raccontato dai testimoni dell'epoca.

L'11 novembre 1572 resta una data spartiacque: la sera in cui un astronomo dal naso d'ottone vide morire una stella e capì che il cielo, quel cielo che da Aristotele in poi nessuno aveva mai messo in discussione, era cambiato per sempre.

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