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Giro d'Italia 2026: perché la maglia del leader è rosa
Mentre la Corsa Rosa numero 109 attraversa l'Italia, ripercorriamo l'origine del simbolo più famoso del ciclismo: la maglia rosa.

In queste settimane le strade d'Italia sono colorate di rosa. Il Giro d'Italia 2026, la 109ª edizione della Corsa Rosa, attraversa la penisola dall'8 al 31 maggio, e come ogni anno milioni di appassionati seguono la lotta per la maglia rosa, il simbolo che identifica il leader della classifica generale. Ma vi siete mai chiesti perché proprio rosa, e non rossa, verde o blu? La risposta non ha nulla a che fare con il ciclismo: affonda le radici nella carta di un giornale.
Tutto nasce da un giornale rosa
Il Giro d'Italia è organizzato fin dalla sua prima edizione, nel 1909, da La Gazzetta dello Sport, il quotidiano sportivo più letto del Paese. La testata, fondata nel 1896, dal 1899 viene stampata su carta di colore rosa, una scelta editoriale diventata negli anni un tratto identitario inconfondibile. Quando si trattò di assegnare una maglia distintiva al primo della classifica, la scelta del colore fu quasi obbligata: il rosa della Gazzetta. Il sito ufficiale del Giro d'Italia ricorda come questo legame tra la corsa e il suo giornale-organizzatore sia rimasto immutato per oltre un secolo.
1931: il primo a vestirsi di rosa
La maglia rosa, però, non comparve subito. Per le prime ventuno edizioni il leader era riconoscibile solo dalla classifica sui giornali. Fu nel 1931 che la maglia fece il suo debutto: il primo corridore a indossarla fu il mantovano Learco Guerra, soprannominato "la Locomotiva umana", dopo aver vinto la tappa inaugurale Milano-Mantova. Da allora la maglia rosa è diventata l'oggetto del desiderio di ogni ciclista che partecipi al Giro, simbolo di un primato che va difeso giorno dopo giorno fino all'arrivo finale.
Non solo rosa: il significato delle altre maglie
Il Giro assegna anche altre maglie, ciascuna con un colore e un significato preciso. La maglia ciclamino spetta al miglior velocista, ovvero a chi accumula più punti negli arrivi di tappa e nei traguardi volanti. La maglia azzurra va al re della montagna, il corridore che conquista più punti nei Gran Premi della Montagna scalando le salite più dure. La maglia bianca, infine, premia il miglior giovane, riservata agli atleti under 25. Un sistema di riconoscimenti che rende la corsa una sfida su più fronti, dove non vince soltanto chi arriva primo a Roma.
Una corsa nata per vendere giornali
La prima edizione del 1909 ebbe un'origine quasi commerciale: l'idea era spingere le vendite della Gazzetta sfidando il concorrente Corriere della Sera, che pochi anni prima aveva lanciato una propria corsa. Quel Giro inaugurale si articolò in otto lunghissime tappe per oltre 2.400 chilometri, su strade in gran parte sterrate e con biciclette pesantissime prive di cambio. A vincere fu, curiosamente, un corridore di nome Luigi Ganna — nessuna parentela con il Filippo Ganna di oggi — che intascò un premio in denaro modesto ma entrò nella storia come primo trionfatore della Corsa Rosa. Da quelle fatiche pionieristiche è nata una delle competizioni sportive più seguite al mondo.
Il Giro 2026 in numeri
L'edizione di quest'anno si snoda lungo tre settimane di gara con tappe che spaziano dalle volate di pianura alle terribili salite alpine. Il punto più alto della corsa, la cosiddetta Cima Coppi — dedicata al campionissimo Fausto Coppi e assegnata alla vetta più elevata del percorso — è quest'anno il Passo Giau, in programma il 29 maggio. Tra i protagonisti italiani, lo specialista delle cronometro Filippo Ganna ha conquistato la prova contro il tempo del 19 maggio, confermandosi tra i corridori più attesi. Per approfondire la lunga storia della manifestazione è utile la voce dedicata al Giro d'Italia dell'Enciclopedia Treccani.
Primati e curiosità della Corsa Rosa
La maglia rosa custodisce statistiche affascinanti. Il record di giorni complessivi trascorsi in rosa appartiene al fuoriclasse belga Eddy Merckx, che la indossò per ben 78 giornate nell'arco della sua carriera, un primato tuttora imbattuto. Il Giro è inoltre, insieme al Tour de France e alla Vuelta di Spagna, uno dei tre grandi giri del calendario ciclistico mondiale, ed è considerato uno dei più spettacolari per la varietà e l'asprezza dei suoi percorsi di montagna.
Dietro un semplice colore, dunque, si nasconde più di un secolo di storia sportiva e di cultura popolare italiana. La maglia rosa non è solo un indumento tecnico: è il filo che collega il ciclismo di oggi alle origini di una corsa nata per vendere più copie di un giornale e diventata, edizione dopo edizione, un pezzo di identità nazionale. Mentre il gruppo affronta le ultime tappe del Giro 2026, quel rosa che sventola in testa alla corsa continua a raccontare una storia cominciata oltre centoventi anni fa nelle pagine della Gazzetta.
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