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La 'lumaca vampiro' del Mediterraneo è il Mollusco dell'Anno 2026

Cumia intertexta succhia il sangue dei pesci addormentati: a candidarla al premio internazionale è stato un team della Sapienza.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
La lumaca vampiro Cumia intertexta con la proboscide estroflessa
La lumaca vampiro Cumia intertexta con la proboscide estroflessa

Ha una conchiglia di pochi centimetri, vive nascosta tra le rocce del Mediterraneo e di notte si avvicina ai pesci addormentati per succhiarne il sangue. È la lumaca vampiro, nome scientifico Cumia intertexta, e nelle scorse settimane è stata incoronata Mollusco dell'Anno 2026 in un concorso internazionale. A renderla speciale per noi è un dettaglio: a candidarla è stato un team tutto italiano, guidato dalla Sapienza Università di Roma.

La lumaca di mare Cumia intertexta con la lunga proboscide estroflessa
Cumia intertexta con la sua proboscide estroflessa, lo strumento con cui raggiunge le prede. Immagine via Wikimedia Commons.

Un concorso di scienza (non di bellezza)

Il premio International Mollusc of the Year è organizzato dal centro di ricerca Senckenberg di Francoforte insieme a Unitas Malacologica, la società scientifica internazionale che riunisce gli studiosi di molluschi. Non è una gara di simpatia: il premio in palio è il sequenziamento completo del genoma della specie vincitrice, un patrimonio di dati che resta a disposizione di tutta la comunità scientifica. Giunto nel 2026 alla sua sesta edizione, il concorso seleziona ogni anno cinque finaliste tra centinaia di candidature e le sottopone al voto del pubblico online.

La lumaca vampiro del Mediterraneo si è imposta con 5.506 voti, battendo quattro avversarie di tutto rispetto: un verme delle navi mangiatore di roccia (Lithoredo abatanica), una gigantesca lumaca della Florida (Triplofusus giganteus), una vongola "alata" (Ephippodonta lunata) e una chiocciola bianca delle Seychelles. La notizia della vittoria, diffusa all'inizio di maggio, ha avuto eco anche fuori dai confini italiani.

Come "morde" la lumaca vampiro

Il soprannome non è esagerato. Cumia intertexta è ematofaga, cioè si nutre di sangue, ed è un predatore notturno specializzato. Individua un pesce che riposa sul fondale, gli si avvicina e srotola una proboscide che può allungarsi fino a dieci volte la dimensione della conchiglia. All'estremità ha una radula, un nastro coperto di microscopici dentini, con cui incide la pelle della preda e ne aspira il sangue. Il pesce, spesso, non si accorge di nulla.

Il trucco sta nella sua "saliva". Per nutrirsi indisturbata, la lumaca inietta un cocktail di sostanze che comprende anestetici, per non svegliare la vittima, e anticoagulanti, per impedire al sangue di rapprendersi durante il pasto. È la stessa strategia, frutto di evoluzione convergente, adottata da zanzare, sanguisughe e pipistrelli vampiro.

Cumia intertexta che si nutre del sangue di un piccolo pesce gobide sul fondale
La lumaca vampiro mentre si alimenta a spese di un gobide, un piccolo pesce di fondale. Immagine via Wikimedia Commons.

La firma italiana dietro la candidatura

La squadra che ha portato la lumaca vampiro alla vittoria coinvolge tre istituzioni italiane. La candidatura è partita dal laboratorio di Marco Oliverio della Sapienza Università di Roma, insieme a Maria Vittoria Modica della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli e ai ricercatori Giulia Furfaro e Michele Solca dell'Università del Salento. Sono studiosi che da anni si occupano dell'evoluzione e dell'ecologia dei molluschi marini, un gruppo di animali tanto comune quanto poco conosciuto.

La scelta di candidare proprio Cumia intertexta non è casuale. Studiarne il genoma significa accendere un riflettore su una specie del nostro mare di cui sappiamo ancora poco, e potrebbe avere ricadute concrete ben oltre la curiosità naturalistica.

Una specie comune e quasi sconosciuta

La lumaca vampiro non è una rarità esotica: vive lungo le coste rocciose del Mediterraneo e dell'Atlantico orientale, dalla zona di marea fino a qualche decina di metri di profondità. Eppure, come molti invertebrati marini, è rimasta a lungo ai margini dell'attenzione scientifica. Appartiene alla famiglia dei Colubrariidae, un piccolo gruppo di gasteropodi che ha fatto della "vampirizzazione" dei pesci una strategia di vita. Animali del genere si nascondono di giorno e diventano attivi col buio, quando le loro prede abbassano la guardia: proprio per questo sono difficili da osservare in azione, e ogni nuovo dato sul loro comportamento è prezioso.

Le edizioni precedenti del concorso avevano premiato altre specie sorprendenti, dal nautilo alle cozze d'acqua dolce, sempre con l'obiettivo di sequenziarne il patrimonio genetico. L'iniziativa è anche un modo intelligente per avvicinare il pubblico alla malacologia, la disciplina che studia i molluschi, e per ricordare che questo gruppo conta oltre 85.000 specie note, secondo per numero soltanto agli insetti.

Perché un genoma di lumaca interessa anche la medicina

Le molecole con cui questi animali manipolano la fisiologia delle loro prede sono una miniera per la ricerca biomedica. È il campo della cosiddetta "venomica": lo studio dei veleni e delle secrezioni animali a caccia di composti utili per l'uomo. Non è fantascienza: dai veleni delle lumache coniche del genere Conus è già stato ricavato lo ziconotide, un potente antidolorifico approvato dalle autorità sanitarie. Anticoagulanti, anestetici e neurotossine prodotti dalla lumaca vampiro potrebbero, in prospettiva, ispirare nuovi farmaci.

C'è anche un risvolto di metodo che merita attenzione: il voto popolare, pur essendo un gioco, indirizza risorse reali verso specie altrimenti trascurate dai grandi progetti di sequenziamento, spesso concentrati su organismi di interesse economico o medico immediato. In questo senso la vittoria di una piccola lumaca mediterranea è anche una piccola vittoria della biodiversità "minore".

Per ora, il risultato più immediato è un altro: il sequenziamento del DNA di una specie mediterranea, reso possibile dalla vittoria al concorso e raccontato anche dalla pagina ufficiale di Unitas Malacologica. Una piccola, sorprendente storia di biodiversità di casa nostra: a volte basta una lumaca per ricordarci quanto resti da scoprire sul fondale del Mediterraneo.

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