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Pompei, Orto dei Fuggiaschi: il calco riapre 65 anni dopo e dentro spunta il kit di un medico
TAC e intelligenza artificiale rivelano dentro un calco del 79 d.C. una cassetta in legno con strumenti chirurgici romani. Era un medico in fuga dal Vesuvio.

Nel 1961 l'archeologo Amedeo Maiuri stava scavando un grande terreno coltivato a vigna addossato alle mura meridionali di Pompei. In poche settimane affiorarono i resti di quattordici persone, sorprese dalla nube piroclastica del 24 ottobre del 79 d.C. mentre tentavano di scappare verso porta Nocera. Maiuri li battezzò Orto dei Fuggiaschi e ne realizzò i calchi in gesso, oggi tra le immagini più note dell'archeologia mondiale. Uno di quei corpi, addossato a un altro, stringeva qualcosa al fianco. Per sessantacinque anni nessuno è riuscito a capire bene cosa fosse. Fino al 15 maggio 2026.
La notizia diffusa dall'Ansa è di quelle che fanno scuola in archeologia: il Parco Archeologico di Pompei, in collaborazione con la Casa di Cura Maria Rosaria di Pompei, ha sottoposto il calco a TAC con tomografia assistita da intelligenza artificiale. Dentro l'agglomerato di gesso indurito è apparsa una cassetta lignea con un meccanismo di chiusura a ruota dentata, una piccola tavoletta in ardesia e un nucleo di strumenti metallici interpretabili come strumenti chirurgici. L'identikit della vittima, ricostruito al pixel, è quello di un medico.
Cosa c'è dentro la cassetta
Secondo l'articolo del Mattino che riprende il comunicato del Parco, la cassetta contiene una tavoletta di ardesia (con tutta probabilità una palette per preparare unguenti o sostanze medicinali), alcuni piccoli ferri appuntiti dalle forme caratteristiche degli strumenti chirurgici romani conosciuti (tipici sondi, pinze e specilli) e un piccolo recipiente in bronzo. Il meccanismo di chiusura a ruota dentata della cassetta, in particolare, è una rarità: indica una manifattura raffinata, possibilmente importata, segno che il proprietario era una persona benestante.

La medicina romana in fuga
Pompei ha già restituito molti strumenti medici negli scavi della Domus del Chirurgo, conservata oggi parte al MANN di Napoli e parte al Museo Civico di Rimini. La vera novità non è perciò il tipo di strumenti, ma il contesto: questo è il primo medico che possiamo riconoscere nel momento esatto della morte, ancora con la sua cassetta in mano. Come spiega il resoconto del Quotidiano del Sud, l'individuo era un uomo adulto, alto circa 1,55-1,60 m, e teneva la cassetta legata al fianco. Il suo gesto suggerisce che si trattasse di un attrezzo professionale a cui teneva moltissimo: probabilmente la fonte stessa del suo reddito.
Una metodologia che è già scuola
Quello che rende davvero importante questa scoperta non è tanto l'identificazione del singolo corpo, ma il metodo. L'articolo di Euronews sottolinea che si tratta di una ricerca multidisciplinare: archeologi, restauratori, antropologi fisici, archeobotanici, numismatici, radiologi e specialisti di modellazione 3D hanno lavorato insieme per leggere il contenuto del calco senza romperlo. La diagnostica per immagini in archeologia applicata ai calchi è recente: era stata sperimentata già nel 2024 sui due scheletri di Porta Stabia, e ora è una procedura standard per ogni nuovo calco del Parco. Cento e quattordici, fino a oggi, i calchi censiti a Pompei: in molti di essi può nascondersi un'identità che nessuno ha mai visto.
Il volto del medico
Sulla base della struttura ossea visibile alla TAC, il comunicato dell'AGI riferisce che il direttore del Parco Archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, ha annunciato la prossima realizzazione di una ricostruzione facciale 3D. "Per la prima volta - ha detto Zuchtriegel - non guardiamo un calco, ma un professionista: un medico in fuga dal vulcano. È un cambio di sguardo, non solo di tecnologia". L'esposizione del calco e degli oggetti è prevista nelle prossime settimane all'Antiquarium di Pompei. Per gli specialisti italiani della scienza romana, una notizia da tenere in agenda.
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