Animali
Ghiandaia della macchia: l'uccello che ricorda il passato e pianifica il futuro
Gli esperimenti di Cambridge hanno mostrato che questo corvide possiede memoria 'episodica' e capacità di pianificazione, un tempo ritenute solo umane.

La ghiandaia della macchia (Aphelocoma californica), un corvide nordamericano dal piumaggio azzurro, ha costretto gli scienziati a rivedere un'idea che sembrava intoccabile: che la capacità di ricordare episodi specifici del passato e di pianificare il futuro fosse un'esclusiva dell'essere umano. Studiando come questi uccelli nascondono e recuperano il cibo, i ricercatori hanno trovato prove di una memoria sofisticata e di una forma di "viaggio mentale nel tempo" che nessuno si aspettava in un animale con un cervello grande quanto una noce.
Un corvide con la dispensa
Come molti parenti dei corvi, la ghiandaia della macchia è una grande accumulatrice di provviste. In autunno nasconde migliaia di semi, ghiande e piccole prede in centinaia di nascondigli sparsi sul territorio, per poi recuperarli nei mesi di magra. Gestire una dispensa così vasta richiede una memoria spaziale eccezionale: l'animale deve ricordare dove ha messo ciascun boccone. Ma il vero salto di qualità, scoperto in laboratorio, riguarda non solo il "dove", ma anche il "cosa" e il "quando".
Va detto che i corvidi, la famiglia a cui appartengono ghiandaie, corvi, gazze e cornacchie, sono tra gli uccelli più intelligenti in assoluto. Studi di neuroanatomia hanno mostrato che il loro cervello, pur piccolo, contiene un numero di neuroni straordinariamente elevato e densamente impacchettato, paragonabile a quello di alcuni primati. Non sorprende, quindi, che proprio in questo gruppo siano emerse capacità cognitive avanzate: dalla fabbricazione di strumenti nei corvi alla raffinata gestione della memoria nelle ghiandaie. La ghiandaia della macchia, in particolare, è diventata l'animale modello per studiare il ricordo degli eventi.
Ricordare cosa, dove e quando
L'esperimento che ha aperto la strada è del 1998. La psicologa Nicola Clayton e il collega Anthony Dickinson, dell'Università di Cambridge, pubblicarono su Nature uno studio in cui offrivano alle ghiandaie due tipi di cibo da nascondere: arachidi, che si conservano, e larve di insetto, gustosissime ma deperibili. Quando potevano recuperare il cibo dopo poche ore, le ghiandaie correvano alle larve; ma se erano passati diversi giorni, sapevano che le larve si erano ormai guastate e si dirigevano invece verso le arachidi. In altre parole, ricordavano che cosa avevano nascosto, dove e quanto tempo prima: i tre ingredienti — cosa, dove, quando — che definiscono quella che gli studiosi chiamano "memoria episodica", o meglio "episodica simile", visto che non possiamo chiedere all'animale cosa prova nel ricordare.
Pensare al domani
Se ricordare il passato era già sorprendente, ancora più clamorosa fu la dimostrazione che questi uccelli pianificano il futuro. In uno studio del 2007 pubblicato su Nature, il gruppo di Cambridge guidato da Caroline Raby mostrò che le ghiandaie, se avevano imparato che la mattina seguente sarebbero rimaste senza colazione in un certo scomparto, vi accumulavano cibo la sera prima, anche quando in quel momento erano completamente sazie. Questo è cruciale: significa che agivano non in base alla fame del presente, ma anticipando un bisogno futuro. Era proprio il tipo di comportamento che molti studiosi ritenevano impossibile per un animale, perché presupporrebbe la capacità di "immaginarsi" in un momento diverso da quello attuale. Per escludere spiegazioni più semplici, i ricercatori avevano progettato l'esperimento in modo che il comportamento non potesse essere il frutto di un semplice apprendimento per tentativi ed errori, ma richiedesse davvero un'anticipazione del bisogno futuro.
"Ci vuole un ladro per riconoscere un ladro"
C'è anche un risvolto sociale, quasi machiavellico. Le ghiandaie sono ladre abituali: spiano dove gli altri nascondono il cibo per poi rubarlo. Nathan Emery e Nicola Clayton dimostrarono, in un altro articolo su Nature del 2001, che un uccello osservato da un suo simile mentre nasconde il cibo tornerà più tardi, di nascosto, a spostarlo in un nuovo nascondiglio, per proteggerlo da possibili furti. Ma c'è un dettaglio rivelatore: solo le ghiandaie che in passato hanno esse stesse rubato adottano questa contromisura. Chi non ha mai rubato non sospetta gli altri. È il principio del "ci vuole un ladro per riconoscere un ladro": l'animale sembra attribuire agli altri intenzioni simili alle proprie, un primo passo verso la comprensione della mente altrui.
Perché conta per capire la mente
Questi risultati hanno avuto un impatto enorme nelle scienze cognitive. Per decenni si era pensato che la memoria episodica e la capacità di proiettarsi nel futuro fossero strettamente legate al linguaggio e dunque uniche dell'uomo. Le ghiandaie della macchia hanno dimostrato che almeno i loro elementi comportamentali possono evolversi anche in cervelli molto diversi dal nostro, probabilmente come risposta alla pressione selettiva di dover gestire migliaia di nascondigli e di doversi difendere dai ladri. È un esempio di evoluzione convergente: la stessa soluzione cognitiva comparsa in modo indipendente in rami lontani dell'albero della vita. Studiare questi uccelli, insomma, non ci dice solo qualcosa sugli uccelli: ci aiuta a capire da dove vengono capacità mentali che consideravamo, fino a poco fa, esclusivamente nostre.
Il fascino di questa ricerca sta anche nel metodo. Non potendo intervistare un animale, gli scienziati hanno dovuto inventare esperimenti capaci di "leggere" il contenuto della sua memoria attraverso le scelte concrete che compie. È un approccio che oggi viene applicato a molte altre specie, dai grandi scimpanzé alle seppie, e che sta progressivamente smontando l'idea di un confine netto tra l'intelligenza umana e quella del resto del regno animale. La piccola ghiandaia azzurra, con la sua dispensa segreta, è stata una delle prime a incrinare quel confine.
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