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Megattera: le 'rivoluzioni del canto' che attraversano gli oceani

I maschi di megattera cantano canzoni complesse che cambiano ogni anno e si diffondono per migliaia di chilometri da una popolazione all'altra.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Una megattera nuota nelle acque dell'oceano
Una megattera nuota nelle acque dell'oceano

La megattera (Megaptera novaeangliae) è autrice delle composizioni più lunghe e complesse del regno animale. I maschi di questa specie di balena producono veri e propri "canti": sequenze sonore strutturate che possono durare mezz'ora e venire ripetute per ore intere, fino a giorni. Ma la cosa più sorprendente, scoperta dagli scienziati negli ultimi decenni, è che questi canti non sono fissi: cambiano nel tempo, si diffondono da una popolazione all'altra e si trasmettono per imitazione, in un fenomeno che gli studiosi chiamano "cultura".

Un gigante dalle lunghe ali

Prima di addentrarci nei suoi canti, vale la pena conoscere l'animale. La megattera è un cetaceo dei misticeti, cioè dotato di fanoni e non di denti: si nutre filtrando enormi quantità di acqua per trattenere krill e piccoli pesci. Può superare i 15 metri di lunghezza e le 30 tonnellate di peso, ed è inconfondibile per le sue pinne pettorali lunghissime, che possono raggiungere quasi un terzo del corpo: proprio a esse deve il nome scientifico, Megaptera, ovvero "grandi ali". Ogni anno compie alcune delle migrazioni più lunghe tra i mammiferi, spostandosi tra le acque polari dove si alimenta in estate e quelle tropicali dove si riproduce in inverno.

Le canzoni più complesse del regno animale

Il canto della megattera ha un'architettura gerarchica che ricorda quella di un brano musicale. Le singole emissioni sonore, dette "unità", si combinano in "frasi"; le frasi ripetute formano dei "temi"; e una sequenza di temi compone il "canto" completo. Tutti i maschi di una stessa popolazione, in un dato momento, cantano sostanzialmente la stessa versione, come se seguissero uno spartito condiviso. Il canto viene emesso soprattutto durante la stagione riproduttiva, nelle acque calde dove le megattere si accoppiano dopo aver migrato per migliaia di chilometri dalle fredde zone di alimentazione polari.

Coda di una megattera che emerge dall'oceano durante un'immersione
Una megattera si immerge mostrando la coda: questi cetacei migrano per migliaia di chilometri tra le zone di alimentazione e quelle riproduttive. Credit: Sandra Seitamaa / Pexels.

1971: il disco che salvò le balene

La scoperta della natura strutturata di questi suoni si deve a un lavoro storico. Nel 1971 i biologi Roger Payne e Scott McVay pubblicarono sulla rivista Science l'articolo Songs of Humpback Whales, dimostrando per la prima volta che quei suoni avevano una struttura ripetitiva e prevedibile, cioè erano "canti" a tutti gli effetti. Le registrazioni furono pubblicate anche in un disco che ebbe un successo straordinario presso il grande pubblico: ascoltare il canto malinconico delle balene contribuì a trasformare l'opinione pubblica e a dare slancio al movimento internazionale per la loro protezione, in anni in cui la caccia ne aveva decimato le popolazioni.

Una "hit" che cambia ogni anno

A differenza del canto di molti uccelli, fissato geneticamente, quello della megattera è in continua evoluzione. Nel corso di una stagione la versione condivisa dai maschi si modifica progressivamente, e di anno in anno il canto può cambiare in modo sostanziale. È come se ogni popolazione avesse una "canzone del momento" che tutti i maschi aggiornano insieme, abbandonando le versioni vecchie per adottarne di nuove. Questo continuo rinnovamento rende il canto delle megattere uno dei rari esempi documentati di cultura che cambia rapidamente al di fuori della specie umana.

Le "rivoluzioni del canto" che attraversano il Pacifico

Il fenomeno più spettacolare è quello che la ricercatrice Ellen Garland, dell'Università di St Andrews, ha battezzato "rivoluzioni del canto". In uno studio pubblicato nel 2011 su Current Biology, Garland e colleghi hanno documentato come nuove versioni del canto nascano nelle popolazioni di megattere al largo dell'Australia orientale e poi si diffondano, anno dopo anno, verso est attraverso il Pacifico meridionale, raggiungendo la Polinesia francese a migliaia di chilometri di distanza. È un caso di trasmissione culturale orizzontale su scala continentale: i maschi imparano la "moda" musicale dai vicini e la propagano lungo la rotta migratoria, esattamente come un tormentone che passa di bocca in bocca. La scoperta è importante perché dimostra che una tradizione appresa può viaggiare per un intero oceano, coinvolgendo migliaia di individui che non si incontrano mai tutti insieme: una rete culturale estesa quanto un emisfero, mantenuta in vita soltanto dall'ascolto e dall'imitazione.

Una struttura simile al linguaggio umano

Le ricerche più recenti hanno spinto il confronto ancora più in là. Analizzando anni di registrazioni, alcuni studi hanno mostrato che il canto delle megattere rispetta proprietà statistiche tipiche delle lingue umane, come la cosiddetta legge di Zipf, secondo cui pochi elementi ricorrono moltissimo e moltissimi elementi ricorrono pochissimo. Questa regolarità, presente nel linguaggio dei bambini come negli adulti, sembra emergere anche nei canti dei cetacei, suggerendo che processi simili di apprendimento per imitazione possano produrre strutture comparabili in specie evolutivamente lontanissime. Non significa che le balene "parlino", ma che il modo in cui trasmettono informazioni culturali condivide alcune impronte matematiche con il nostro modo di comunicare.

A cosa serve cantare

Resta aperta la domanda più affascinante: perché lo fanno? L'ipotesi prevalente, sostenuta anche dalle ricostruzioni della NOAA Fisheries statunitense, è che il canto sia uno strumento di selezione sessuale, usato dai maschi per attrarre le femmine o per misurarsi con gli altri maschi durante la stagione degli accoppiamenti. Ma alcuni comportamenti non quadrano del tutto con questa spiegazione, e la funzione esatta è ancora oggetto di studio. Quel che è certo è che, nel buio degli oceani, le megattere hanno inventato una tradizione musicale viva, che si rinnova e viaggia di popolazione in popolazione: una delle più sorprendenti dimostrazioni che la cultura, intesa come comportamento appreso e condiviso, non è un'esclusiva dell'essere umano.

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