Animali
Anguilla europea: il mistero del Mar dei Sargassi risolto dopo un secolo
Nessuno aveva mai visto un'anguilla riprodursi. Da Aristotele a Freud, generazioni di studiosi ci hanno provato: solo nel 2022 i satelliti hanno seguito le anguille fino alla meta.

Per oltre duemila anni l'anguilla europea (Anguilla anguilla) ha custodito uno dei segreti più ostinati della biologia: dove e come si riproduce. Nessuno aveva mai osservato un'anguilla deporre le uova in natura, né trovato un esemplare con gonadi mature nei fiumi europei. Il mistero ha tormentato menti illustri, da Aristotele a Sigmund Freud, fino a quando, nel 2022, alcuni trasmettitori satellitari hanno finalmente seguito questi animali attraverso l'oceano fino alla loro meta: il Mar dei Sargassi.
Un enigma vecchio di duemila anni
Aristotele, non trovando mai uova o organi riproduttivi nelle anguille, concluse che nascessero spontaneamente dal fango. L'idea, per quanto bizzarra, resistette per secoli. Persino il giovane Sigmund Freud, prima di dedicarsi alla psicoanalisi, passò mesi a Trieste nel 1876 a dissezionare centinaia di anguille nel tentativo - fallito - di trovarne i testicoli. Come racconta lo Smithsonian Ocean, il "problema dell'anguilla" era considerato uno degli enigmi naturalistici più frustranti della scienza.
Il motivo di tanta difficoltà sta nello straordinario ciclo vitale di questo pesce. L'anguilla europea trascorre gran parte della vita - anche decenni - nei fiumi e nelle lagune d'Europa, dove cresce nella fase detta "anguilla gialla". Poi, una sola volta, si trasforma: gli occhi si ingrandiscono, il corpo diventa argenteo, l'apparato digerente si atrofizza. È pronta per il viaggio finale.

L'intuizione di Johannes Schmidt
Il primo a localizzare il luogo di nascita delle anguille fu il biologo danese Johannes Schmidt, che dedicò quasi vent'anni, a partire dal 1904, a setacciare l'Atlantico in cerca di larve. La sua geniale strategia fu semplice: misurare le larve (i trasparenti leptocefali) raccolte in punti diversi dell'oceano. Schmidt notò che, spostandosi verso ovest, le larve diventavano sempre più piccole. Seguendo questa pista, nei primi anni Venti individuò l'area in cui si trovavano gli esemplari più giovani: il Mar dei Sargassi, una vasta regione dell'Atlantico nord-occidentale priva di coste, delimitata dalle correnti.
La conclusione di Schmidt era brillante ma indiretta: nessuno aveva ancora visto un'anguilla adulta arrivare lì, né raccolto un uovo. La sua teoria, per quanto largamente accettata, rimase di fatto un'ipotesi non dimostrata per quasi un secolo.
La prova arriva dai satelliti (2022)
La conferma diretta è giunta solo di recente. Uno studio pubblicato su Scientific Reports nel dicembre 2022 ha applicato trasmettitori satellitari a 26 anguille adulte partite dalle Azzorre, seguendone gli spostamenti per periodi compresi tra 40 e 366 giorni, a velocità tra 3 e 12 chilometri al giorno. Cinque esemplari hanno raggiunto i confini del Mar dei Sargassi e uno è arrivato fino all'area di riproduzione presunta proprio da Schmidt. Era la prima prova osservativa diretta che le anguille adulte compiono davvero quel viaggio leggendario, come hanno sottolineato i ricercatori in articoli ripresi da Cosmos Magazine.

La migrazione più lunga tra le anguille
Il tragitto che l'anguilla europea compie da adulta è impressionante: una distanza stimata tra i 5.000 e i 10.000 chilometri attraverso l'Atlantico, la migrazione riproduttiva più lunga di tutte le specie di anguille. Una volta giunta nel Sargasso, si ritiene che l'animale si riproduca e poi muoia. Le minuscole larve appena nate iniziano allora il viaggio di ritorno verso l'Europa, trasportate dalle correnti come la Corrente del Golfo, in un percorso che può durare anni prima che diventino le "anguille di vetro" che risalgono i fiumi.
Un campione di sopravvivenza a rischio
C'è però un'ombra su questa storia affascinante. L'anguilla europea è oggi classificata come specie in pericolo critico di estinzione dalla Lista Rossa dell'IUCN. Come segnala il WWF, l'arrivo di giovani anguille nei fiumi europei è crollato drasticamente rispetto agli anni Ottanta, a causa di pesca eccessiva, dighe che bloccano le rotte fluviali, inquinamento, parassiti e cambiamenti delle correnti oceaniche.
È un paradosso amaro: proprio mentre svelavamo finalmente il segreto del suo viaggio, questo pesce straordinario rischia di scomparire. Comprendere il ciclo vitale dell'anguilla non è quindi solo una vittoria della curiosità scientifica, ma uno strumento indispensabile per proteggere una specie che ha attraversato gli oceani - e i secoli - portando con sé uno dei misteri più belli della natura.
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