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Seppia: il cefalopode che cambia pelle e supera il test del marshmallow

Tre cuori, sangue blu, una pelle che si trasforma in un secondo e un autocontrollo mai visto in un invertebrato.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Primo piano di una seppia mimetizzata sul fondale marino
Primo piano di una seppia mimetizzata sul fondale marino

Ha tre cuori, sangue blu, una pelle che cambia colore in un battito di ciglia e un cervello sorprendentemente sofisticato. La seppia (Sepia officinalis e specie affini) è uno dei più affascinanti abitanti dei nostri mari: un mollusco cefalopode, parente di polpi e calamari, che unisce un mimetismo da fantascienza a capacità cognitive che hanno costretto gli scienziati a rivedere ciò che pensavano dell'intelligenza degli invertebrati.

La pelle che pensa

L'arma più spettacolare della seppia è la sua pelle dinamica. Sotto la superficie si nascondono milioni di cellule specializzate: i cromatofori, sacchetti di pigmento che muscoli minuscoli dilatano o contraggono per mostrare rossi, marroni e gialli; gli iridofori e i leucofori, che riflettono e diffondono la luce producendo blu, verdi e bianchi. Coordinando questi strati, l'animale può trasformare l'aspetto della propria pelle in meno di un secondo, riproducendo trame, colori e persino la rugosità delle rocce o della sabbia circostante.

Il paradosso più curioso è che la seppia è quasi certamente daltonica: possiede un solo tipo di fotorecettore e in teoria non distinguerebbe i colori. Eppure si mimetizza alla perfezione anche su fondali colorati. Gli scienziati ritengono che sfrutti la capacità di percepire la polarizzazione della luce e forse di "vedere" il colore attraverso la pelle stessa, e che la particolare pupilla a forma di W le permetta di analizzare l'ambiente in modi per noi inimmaginabili. La voce di Wikipedia dedicata alle seppie riassume questi meccanismi.

Seppia comune fotografata sul fondale, con la pelle che riproduce i colori dell'ambiente
Una seppia comune (Sepia officinalis) mimetizzata sul fondale. Credit: Wikimedia Commons (Diego Delso, CC BY-SA).

Tre cuori e sangue blu

L'anatomia della seppia è altrettanto sorprendente. Possiede tre cuori: due pompano il sangue verso le branchie e uno lo distribuisce al resto del corpo. Il sangue è di colore bluastro perché, invece dell'emoglobina a base di ferro come la nostra, usa l'emocianina, una molecola che trasporta l'ossigeno grazie al rame. All'interno del corpo si trova poi l'osso di seppia, una struttura porosa che — riempiendosi di gas e liquido in proporzioni variabili — funziona da sofisticato regolatore di galleggiamento, permettendo all'animale di salire e scendere nella colonna d'acqua senza sforzo.

Un invertebrato che sa aspettare

È però sul piano cognitivo che la seppia ha stupito di più. Uno studio pubblicato sui Proceedings of the Royal Society B nel 2021 da Alexandra Schnell e colleghi ha sottoposto le seppie a una versione del celebre "test del marshmallow", l'esperimento sull'autocontrollo originariamente ideato per i bambini. Gli animali imparavano che, rinunciando a uno spuntino immediato (un gamberetto comune), avrebbero ricevuto dopo qualche secondo il loro cibo preferito (un gamberetto vivo). Risultato: le seppie erano disposte ad attendere fino a 50-130 secondi pur di ottenere la ricompensa migliore. È il primo invertebrato in cui sia stato dimostrato l'autocontrollo, una capacità che si pensava riservata a primati, corvidi e pochi altri "cervelloni".

Non solo: come ha spiegato l'Università di Cambridge presentando la ricerca, gli individui capaci di attendere più a lungo erano anche quelli che imparavano meglio in altri test, un legame tra autocontrollo e intelligenza osservato finora solo nei vertebrati. Altri esperimenti hanno mostrato che le seppie possiedono una forma di memoria episodica, ricordando cosa hanno mangiato, dove e quando.

Cacciatrice ipnotica

La seppia è anche un predatore formidabile. Caccia all'agguato, avvicinandosi lentamente alla preda — gamberetti, granchi, piccoli pesci — e poi proiettando in una frazione di secondo due lunghi tentacoli retrattili muniti di ventose, che afferrano la vittima e la trascinano verso il becco corneo. Prima dell'attacco, alcune specie mettono in scena un comportamento ipnotico: ondate di bande scure scorrono rapidamente sulla pelle in un display chiamato passing cloud, "nuvola che passa", che sembra disorientare o paralizzare momentaneamente la preda. È mimetismo usato non per nascondersi, ma per attaccare.

Come tutti i cefalopodi, di fronte al pericolo la seppia può rilasciare una nube di inchiostro scuro, ricco di melanina, che confonde il predatore e maschera la fuga. Spesso il getto d'inchiostro ha all'incirca la forma e le dimensioni dell'animale stesso: una sorta di "sosia fantasma" che attira l'attacco mentre la seppia, cambiata istantaneamente colore, scivola via in direzione opposta a propulsione, espellendo acqua dal sifone.

Inganni d'amore e vita breve

Il talento per il camuffamento serve anche nelle relazioni. Nei grandi raduni riproduttivi delle seppie giganti australiane, i maschi più piccoli mettono in atto un trucco geniale: mostrano i colori del corteggiamento sul lato del corpo rivolto a una femmina e, contemporaneamente, sull'altro lato assumono l'aspetto di una femmina, ingannando i maschi rivali e riuscendo così ad accoppiarsi sotto il loro naso. Una doppia identità dipinta sulla pelle.

Tutta questa raffinatezza ha però una vita brevissima. La maggior parte delle seppie è semelpara: vive uno o due anni e muore poco dopo essersi riprodotta, in un'unica, intensa stagione d'amore. Un destino che condividono con molti cefalopodi, e che rende ancora più straordinario il fatto che, in così poco tempo, sviluppino una delle menti più sofisticate del mondo degli invertebrati.

Anche il rapporto con l'uomo è antico. L'inchiostro della seppia, dal caratteristico colore bruno, ha dato il nome alla tinta seppia usata per secoli da artisti e, più tardi, nelle prime fotografie; l'osso di seppia, raccolto sulle spiagge, viene da sempre offerto agli uccelli da gabbia come fonte di calcio e usato dagli orafi per realizzare stampi di fusione. E naturalmente la seppia è un protagonista della cucina mediterranea. Difficile immaginare che dietro un piatto tanto comune si nasconda uno degli animali più intelligenti e tecnologicamente "avanzati" che il mare abbia prodotto.

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