Animali
Seppia: il cefalopode che cambia pelle e supera il test del marshmallow
Tre cuori, sangue blu, una pelle che si trasforma in un secondo e un autocontrollo mai visto in un invertebrato.

Ha tre cuori, sangue blu, una pelle che cambia colore in un battito di ciglia e un cervello sorprendentemente sofisticato. La seppia (Sepia officinalis e specie affini) è uno dei più affascinanti abitanti dei nostri mari: un mollusco cefalopode, parente di polpi e calamari, che unisce un mimetismo da fantascienza a capacità cognitive che hanno costretto gli scienziati a rivedere ciò che pensavano dell'intelligenza degli invertebrati.
La pelle che pensa
L'arma più spettacolare della seppia è la sua pelle dinamica. Sotto la superficie si nascondono milioni di cellule specializzate: i cromatofori, sacchetti di pigmento che muscoli minuscoli dilatano o contraggono per mostrare rossi, marroni e gialli; gli iridofori e i leucofori, che riflettono e diffondono la luce producendo blu, verdi e bianchi. Coordinando questi strati, l'animale può trasformare l'aspetto della propria pelle in meno di un secondo, riproducendo trame, colori e persino la rugosità delle rocce o della sabbia circostante.
Il paradosso più curioso è che la seppia è quasi certamente daltonica: possiede un solo tipo di fotorecettore e in teoria non distinguerebbe i colori. Eppure si mimetizza alla perfezione anche su fondali colorati. Gli scienziati ritengono che sfrutti la capacità di percepire la polarizzazione della luce e forse di "vedere" il colore attraverso la pelle stessa, e che la particolare pupilla a forma di W le permetta di analizzare l'ambiente in modi per noi inimmaginabili. La voce di Wikipedia dedicata alle seppie riassume questi meccanismi.
Tre cuori e sangue blu
L'anatomia della seppia è altrettanto sorprendente. Possiede tre cuori: due pompano il sangue verso le branchie e uno lo distribuisce al resto del corpo. Il sangue è di colore bluastro perché, invece dell'emoglobina a base di ferro come la nostra, usa l'emocianina, una molecola che trasporta l'ossigeno grazie al rame. All'interno del corpo si trova poi l'osso di seppia, una struttura porosa che — riempiendosi di gas e liquido in proporzioni variabili — funziona da sofisticato regolatore di galleggiamento, permettendo all'animale di salire e scendere nella colonna d'acqua senza sforzo.
Un invertebrato che sa aspettare
È però sul piano cognitivo che la seppia ha stupito di più. Uno studio pubblicato sui Proceedings of the Royal Society B nel 2021 da Alexandra Schnell e colleghi ha sottoposto le seppie a una versione del celebre "test del marshmallow", l'esperimento sull'autocontrollo originariamente ideato per i bambini. Gli animali imparavano che, rinunciando a uno spuntino immediato (un gamberetto comune), avrebbero ricevuto dopo qualche secondo il loro cibo preferito (un gamberetto vivo). Risultato: le seppie erano disposte ad attendere fino a 50-130 secondi pur di ottenere la ricompensa migliore. È il primo invertebrato in cui sia stato dimostrato l'autocontrollo, una capacità che si pensava riservata a primati, corvidi e pochi altri "cervelloni".
Non solo: come ha spiegato l'Università di Cambridge presentando la ricerca, gli individui capaci di attendere più a lungo erano anche quelli che imparavano meglio in altri test, un legame tra autocontrollo e intelligenza osservato finora solo nei vertebrati. Altri esperimenti hanno mostrato che le seppie possiedono una forma di memoria episodica, ricordando cosa hanno mangiato, dove e quando.
Cacciatrice ipnotica
La seppia è anche un predatore formidabile. Caccia all'agguato, avvicinandosi lentamente alla preda — gamberetti, granchi, piccoli pesci — e poi proiettando in una frazione di secondo due lunghi tentacoli retrattili muniti di ventose, che afferrano la vittima e la trascinano verso il becco corneo. Prima dell'attacco, alcune specie mettono in scena un comportamento ipnotico: ondate di bande scure scorrono rapidamente sulla pelle in un display chiamato passing cloud, "nuvola che passa", che sembra disorientare o paralizzare momentaneamente la preda. È mimetismo usato non per nascondersi, ma per attaccare.
Come tutti i cefalopodi, di fronte al pericolo la seppia può rilasciare una nube di inchiostro scuro, ricco di melanina, che confonde il predatore e maschera la fuga. Spesso il getto d'inchiostro ha all'incirca la forma e le dimensioni dell'animale stesso: una sorta di "sosia fantasma" che attira l'attacco mentre la seppia, cambiata istantaneamente colore, scivola via in direzione opposta a propulsione, espellendo acqua dal sifone.
Inganni d'amore e vita breve
Il talento per il camuffamento serve anche nelle relazioni. Nei grandi raduni riproduttivi delle seppie giganti australiane, i maschi più piccoli mettono in atto un trucco geniale: mostrano i colori del corteggiamento sul lato del corpo rivolto a una femmina e, contemporaneamente, sull'altro lato assumono l'aspetto di una femmina, ingannando i maschi rivali e riuscendo così ad accoppiarsi sotto il loro naso. Una doppia identità dipinta sulla pelle.
Tutta questa raffinatezza ha però una vita brevissima. La maggior parte delle seppie è semelpara: vive uno o due anni e muore poco dopo essersi riprodotta, in un'unica, intensa stagione d'amore. Un destino che condividono con molti cefalopodi, e che rende ancora più straordinario il fatto che, in così poco tempo, sviluppino una delle menti più sofisticate del mondo degli invertebrati.
Anche il rapporto con l'uomo è antico. L'inchiostro della seppia, dal caratteristico colore bruno, ha dato il nome alla tinta seppia usata per secoli da artisti e, più tardi, nelle prime fotografie; l'osso di seppia, raccolto sulle spiagge, viene da sempre offerto agli uccelli da gabbia come fonte di calcio e usato dagli orafi per realizzare stampi di fusione. E naturalmente la seppia è un protagonista della cucina mediterranea. Difficile immaginare che dietro un piatto tanto comune si nasconda uno degli animali più intelligenti e tecnologicamente "avanzati" che il mare abbia prodotto.
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