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Pesce palla e tetrodotossina: la neurotossina 1.200 volte più letale del cianuro che divenne specialità giapponese

Il Takifugu rubripes nasconde nel fegato e nelle ovaie una delle molecole più velenose conosciute

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
A majestic spotted pufferfish swims over a vibrant coral reef teeming with marine life.
A majestic spotted pufferfish swims over a vibrant coral reef teeming with marine life.

In una piccola sala di un ristorante a Shimonoseki, città portuale a sud-ovest dell'isola di Honshu, un cuoco licenziato fa due anni di apprendistato per imparare a estrarre quattro organi da un pesce della grandezza di un melone. Non può sbagliare: una traccia minima di quei tessuti, finita nella ciotola del cliente, vale per quest'ultimo una paralisi totale e una morte cosciente nel giro di quattro o sei ore. Il pesce è il Takifugu rubripes, in giapponese fugu, in italiano "pesce palla tigre". Contiene quella che il farmacologo americano Cary Lavor definì "una molecola che la natura ha progettato per uccidere": la tetrodotossina.

Una molecola straordinariamente perfetta

La tetrodotossina (sigla scientifica TTX) è un alcaloide eterociclico di formula chimica C₁₁H₁₇N₃O₈. La sua azione, descritta in dettaglio in una review pubblicata su Marine Drugs nel 2014, è una delle più chirurgiche del regno biochimico: si lega selettivamente alle subunità α dei canali del sodio voltaggio-dipendenti (Na⁺) presenti sulla membrana delle cellule nervose e muscolari, bloccandoli. Senza l'ingresso di sodio, il neurone non può generare il potenziale d'azione; il muscolo non riceve l'impulso.

Il risultato è una paralisi periferica progressiva. Comincia dalle labbra e dalla lingua (parestesie), passa agli arti, infine paralizza il diaframma. La vittima muore per asfissia restando lucida fino agli ultimi minuti. Non esiste antidoto: la terapia è esclusivamente di supporto (ventilazione meccanica) finché l'organismo non elimina la molecola, cioè per 4-24 ore.

Quanto è potente? Secondo i dati della stessa review, la TTX è circa 1.200 volte più letale del cianuro di sodio a parità di dose. La dose orale letale per un essere umano adulto è stimata tra 1 e 2 milligrammi: un singolo fegato di pesce palla ne contiene fino a 40 milligrammi.

A close-up of crispy fried sushi rolls presented elegantly on a white tray.
A close-up of crispy fried sushi rolls presented elegantly on a white tray.. Credit: Natan Machado Fotografia Gastronômica / Pexels.

Dove si nasconde il veleno

La TTX non è distribuita uniformemente nel corpo del pesce palla. Si concentra in quattro organi: fegato (la concentrazione più alta), ovaie (nelle femmine), intestino e pelle. Il muscolo, cioè la carne edibile, contiene quantità minime: questo permette il consumo, a condizione che la dissezione sia perfetta. Negli esemplari maschi la concentrazione è leggermente inferiore, ma la regola del rasoio sui visceri non cambia.

I cuochi specializzati in Giappone devono superare un esame teorico-pratico organizzato dalle prefetture per ottenere la licenza fugu-cho (cuoco di fugu). L'apprendistato dura in media due o tre anni. Nonostante i controlli, secondo i dati del Ministero della Salute giapponese ogni anno si registrano in Giappone tra 20 e 40 intossicazioni e 2-3 decessi, quasi tutti causati da preparazione domestica o da consumo di fegato (illegale dal 1984).

Perché un pesce produce TTX (o forse no)

Per decenni si è creduto che la tetrodotossina fosse sintetizzata direttamente dal pesce palla. Studi più recenti, tra cui un lavoro pubblicato su Toxins nel 2013, hanno cambiato la prospettiva: la TTX sarebbe prodotta da batteri marini simbiontici (in particolare dei generi Vibrio, Pseudoalteromonas, Bacillus) di cui il pesce si nutre. La molecola si accumula poi nei tessuti del fugu per bioaccumulo. La conferma viene da esperimenti su Takifugu allevati in cattività con dieta artificiale: questi esemplari non sviluppano alcuna tossicità.

La TTX non è esclusiva del pesce palla. La stessa molecola è prodotta da almeno 100 specie animali distinte: il polpo dagli anelli blu (Hapalochlaena), la rana Atelopus dell'America centrale, alcune chele del granchio xantide, alcune stelle marine, persino i recettori cutanei della salamandra Taricha della California, da cui fu isolata per la prima volta nel 1964.

L'evoluzione del pesce palla resistente

Una domanda ovvia: come può il pesce palla sopravvivere a una neurotossina che blocca i suoi stessi neuroni? La risposta è una storia di evoluzione molecolare. Il Takifugu ha sviluppato versioni mutate dei propri canali del sodio in cui sono cambiati specifici amminoacidi del sito di legame della TTX. La molecola non riesce più ad aggrapparsi al canale, e il pesce sopravvive a concentrazioni di tossina che ucciderebbero un mammifero in pochi minuti. Uno studio pubblicato su Science nel 2004 ha sequenziato il genoma completo di Takifugu rubripes (uno dei genomi vertebrati più compatti, con appena 365 milioni di paia di basi) identificando in dettaglio le mutazioni del gene SCN4A.

Vibrant underwater scene featuring colorful coral reefs and tropical fish in clear blue waters.
Vibrant underwater scene featuring colorful coral reefs and tropical fish in clear blue waters.. Credit: Francesco Ungaro / Pexels.

Una promessa farmacologica

Paradossalmente, la stessa molecola che paralizza ha potenziali applicazioni mediche. La TTX a dosi sub-letali viene studiata come analgesico per dolore cronico oncologico: bloccando selettivamente i canali del sodio nei neuroni nocicettivi, può ridurre il dolore senza i rischi di dipendenza degli oppioidi. La molecola Tectin, della Wex Pharmaceuticals, ha completato studi clinici di fase III in Canada e Cina su pazienti oncologici terminali, con risultati promettenti.

Il pesce palla, intanto, rimane il simbolo del paradosso giapponese: una cucina che ha trasformato un veleno biologico in arte gastronomica. Si dice che la tetrodotossina lasci sulla lingua un sottile formicolio — il sapore del rischio. È vietato in Italia e nell'Unione Europea ai sensi del Regolamento CE 853/2004. Per assaggiarlo bisogna andare a Tokyo, scegliere il ristorante giusto, e fidarsi del cuoco. Lui, in genere, è anche assicurato.

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