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Psicologia

Il bias di negativita: perche il male pesa piu del bene nella mente

Dalle radici evolutive alle prove neuroscientifiche, perche una critica cancella dieci complimenti

di Andrea Bertolotti··5 min di lettura
Persona che legge un quotidiano con titoli di cronaca negativa
Persona che legge un quotidiano con titoli di cronaca negativa

Il bias di negativita e una delle tendenze piu solide e meglio documentate della mente umana: a parita di intensita, le informazioni, le emozioni e gli eventi negativi pesano di piu, attirano piu attenzione e lasciano tracce piu durature di quelli positivi. E il motivo per cui un singolo commento ostile puo rovinarci la giornata mentre dieci complimenti scivolano via, oppure perche ricordiamo con straordinaria nitidezza una figuraccia di vent'anni fa. Lungi dall'essere un difetto del carattere, si tratta di un principio generale del funzionamento psichico, radicato nella nostra storia evolutiva e visibile persino nell'attivita elettrica del cervello.

Pila di giornali con titoli di cronaca che evocano cattive notizie
Le cattive notizie catturano l'attenzione piu facilmente: il bias di negativita influenza anche il consumo di informazione. Foto: Suzy Hazelwood / Pexels.

Due rassegne fondamentali del 2001

Il concetto e stato sistematizzato da due articoli pubblicati nello stesso anno, il 2001, oggi considerati pietre miliari. Paul Rozin ed Edward Royzman, dell'Universita della Pennsylvania, firmarono "Negativity bias, negativity dominance, and contagion" sulla rivista Personality and Social Psychology Review (vol. 5, pp. 296-320). I due studiosi distinsero quattro manifestazioni del fenomeno: la maggiore potenza degli stimoli negativi rispetto a quelli positivi equivalenti; i gradienti piu ripidi (la negativita cresce piu rapidamente man mano che ci si avvicina nello spazio o nel tempo a un evento spiacevole); la dominanza della negativita (mescolando elementi positivi e negativi, il risultato pende verso il negativo piu di quanto la semplice somma suggerirebbe); e la maggiore differenziazione degli stimoli negativi, che generano rappresentazioni concettuali piu ricche e articolate.

Nello stesso fascicolo della rivista gemella Review of General Psychology (vol. 5, pp. 323-370), Roy Baumeister insieme a Ellen Bratslavsky, Catrin Finkenauer e Kathleen Vohs pubblico "Bad is stronger than good", una rassegna che documenta come il principio si applichi a un ventaglio enorme di fenomeni: dagli eventi quotidiani ai grandi traumi, dalle relazioni di coppia alle prime impressioni. Gli autori osservano che le emozioni negative, i feedback negativi e i cattivi genitori hanno un impatto maggiore delle loro controparti positive, e che le informazioni sgradevoli vengono elaborate in modo piu approfondito.

La convergenza di due rassegne indipendenti, pubblicate nel medesimo anno da gruppi di ricerca diversi, contribui a consolidare il bias di negativita come principio generale e non come semplice curiosita di laboratorio. Baumeister e colleghi spinsero anzi la tesi fino a chiedersi se esistano eccezioni: una delle conclusioni e che gli effetti positivi, per quanto piu deboli singolarmente, possono prevalere solo quando sono molto piu numerosi di quelli negativi. E un'asimmetria che, come vedremo, ha conseguenze concrete nella vita quotidiana.

Le cattive impressioni e gli stereotipi negativi si formano piu in fretta e resistono di piu alla smentita rispetto a quelli positivi.

Le prove nel cervello: gli studi di Ito e Cacioppo

Il bias di negativita non e solo un'inferenza comportamentale: lascia un'impronta misurabile nell'attivita cerebrale. Nel 1998 Tiffany Ito, Jeff Larsen, Kyle Smith e John Cacioppo pubblicarono sul Journal of Personality and Social Psychology (vol. 75, pp. 887-900) uno studio dal titolo eloquente, "Negative information weighs more heavily on the brain". Registrando i potenziali evento-correlati (ERP) mentre i partecipanti osservavano immagini positive, negative e neutre, gli studiosi rilevarono che le immagini negative producevano una componente neurale tardiva di ampiezza maggiore rispetto a quelle positive, anche quando gli stimoli erano ugualmente probabili, estremi e capaci di attivare l'organismo. In altre parole, il cervello dedica letteralmente piu risorse alla categorizzazione del negativo gia nella fase valutativa, prima ancora della risposta motoria.

Volto preoccupato di una donna che si tiene la testa tra le mani
Una sola critica puo pesare piu di molti elogi: il cervello elabora il negativo in modo piu approfondito. Foto: Andrea Piacquadio / Pexels.

Perche l'evoluzione ci ha resi pessimisti

La spiegazione piu accreditata e di natura evolutiva. Per un organismo, sbagliare nel valutare una minaccia ha costi asimmetrici: ignorare un predatore o un cibo avariato puo significare la morte, mentre trascurare un'opportunita raramente e fatale. Un sistema nervoso che reagisce in modo rapido e amplificato ai segnali di pericolo offre dunque un vantaggio in termini di sopravvivenza. Come nota l'American Psychological Association, questa predisposizione, plasmata da pressioni selettive, ci ha resi sensibili al male ben oltre quanto la vita moderna richieda.

Gli effetti si estendono a molti ambiti. Sulla memoria, i ricordi spiacevoli tendono a essere piu vividi e persistenti, e proprio per questo gli eventi traumatici lasciano tracce cosi profonde. Nelle relazioni, gli psicologi che studiano le coppie hanno mostrato come occorrano diversi scambi positivi per controbilanciare un singolo episodio negativo: e il principio per cui una parola dura ferisce piu a lungo di quanto un complimento rassicuri. Sul piano del giudizio sociale, una prima impressione negativa si forma in fretta e resiste alla smentita, mentre una buona reputazione richiede tempo per costruirsi e basta poco per incrinarla.

Nel campo dell'informazione, infine, il fenomeno alimenta la tendenza dei media a privilegiare le cattive notizie, perche catturano piu facilmente l'attenzione del pubblico. La cronaca nera, gli allarmi e i conflitti si impongono sulle pagine e sulle homepage non per cinismo redazionale, ma perche intercettano un meccanismo attentivo che ci portiamo dietro da millenni. Lo stesso vale per i social network, dove i contenuti che suscitano indignazione o paura tendono a circolare con maggiore rapidita di quelli sereni o positivi.

Non confondiamolo con il bias dell'ottimismo

Vale la pena evitare un equivoco frequente. Il bias di negativita riguarda il peso che attribuiamo a stimoli ed eventi presenti o passati. Il cosiddetto bias dell'ottimismo e tutt'altra cosa: descritto in particolare dalle ricerche della neuroscienziata Tali Sharot, riguarda invece le previsioni sul proprio futuro, ossia la tendenza a credere che a noi andranno le cose meglio della media. I due fenomeni convivono: possiamo sopravvalutare le nostre prospettive personali e, contemporaneamente, lasciarci sopraffare dalle notizie negative sul mondo. Conoscere il bias di negativita non lo annulla, ma ci aiuta a riconoscerlo, a relativizzare le critiche e a costruire, nelle relazioni come nel consumo di informazione, un piu consapevole contrappeso al male che pesa troppo.

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