Corpo Umano
Capelli bianchi: perché incanutiamo (e si potrà invertire?)
Non è solo questione d'età: il segreto sono cellule staminali che restano 'bloccate'.

Prima o poi capita a tutti: il primo capello bianco, poi un secondo, e nel giro di qualche anno le tempie si imbiancano. L'incanutimento è uno dei segni più visibili del passare del tempo, eppure per molto tempo non ne abbiamo capito il meccanismo profondo. Oggi la scienza sa che non si tratta semplicemente di «invecchiare», ma di un fenomeno preciso che coinvolge cellule staminali che si «bloccano» — e che, in linea teorica, si potrebbe un giorno sbloccare.
Il colore dei capelli dipende dalla melanina, lo stesso pigmento che colora pelle e occhi. A produrla sono cellule specializzate chiamate melanociti, che iniettano il pigmento nel capello mentre questo cresce. Esistono due tipi di melanina: l'eumelanina (nera e bruna) e la feomelanina (giallo-rossa); le loro proporzioni determinano se saremo biondi, castani o corvini. Quando i melanociti smettono di rifornire il capello di pigmento, questo cresce trasparente e appare bianco o grigio.
Le cellule staminali che si stancano
Ogni follicolo possiede un serbatoio di cellule staminali dei melanociti (in inglese McSC), che a ogni ciclo di crescita del capello devono maturare in melanociti attivi e produrre pigmento. Con il tempo questo serbatoio si esaurisce o smette di funzionare. Ma come, esattamente? La risposta più chiara è arrivata nel 2023.
In uno studio pubblicato su Nature, un gruppo della NYU Grossman School of Medicine guidato da Qi Sun ha seguito al microscopio il destino di queste cellule nei topi. La scoperta è sorprendente: le McSC sono straordinariamente «mobili» e durante la vita del capello fanno la spola tra due compartimenti del follicolo, maturando e poi tornando indietro allo stato staminale (un processo chiamato dedifferenziazione). Con l'invecchiamento, però, un numero crescente di queste cellule resta intrappolato in una zona del follicolo chiamata bulge, senza più ricevere i segnali (le proteine WNT) che le spingerebbero a produrre pigmento.
In altre parole, i capelli imbiancano non perché le staminali muoiono, ma perché restano «bloccate» nel posto sbagliato. Come riassume l'autorevole sintesi dei National Institutes of Health statunitensi, questo cambia il modo in cui pensiamo all'incanutimento: da processo irreversibile a possibile bersaglio terapeutico.

Lo stress c'entra davvero
Esiste anche un legame, a lungo considerato leggenda, tra stress e capelli bianchi. Uno studio della Harvard University, sempre su Nature, aveva mostrato già nel 2020 che lo stress acuto attiva il sistema nervoso simpatico: la scarica di noradrenalina spinge le cellule staminali dei melanociti a maturare tutte insieme e in modo irreversibile, svuotando il serbatoio. Non è il classico «capello che diventa bianco di colpo per la paura» — quello è impossibile, perché il capello già cresciuto non cambia colore — ma un esaurimento accelerato delle riserve.
Si potrà tornare indietro?
La notizia più interessante è che, secondo i ricercatori della NYU citati anche da NYU Langone Health, se si riuscisse a rimettere in movimento le cellule «bloccate», l'incanutimento potrebbe in teoria essere prevenuto o persino invertito. Siamo ancora lontani da una pillola anti-capelli-bianchi: i risultati riguardano i topi e servono anni di ricerca. Ma per la prima volta l'imbiancamento non sembra più una condanna inevitabile, bensì un problema di logistica cellulare. La canizie, forse, un giorno sarà una scelta.
Il mito del capello bianco "in una notte"
L'immaginario popolare è pieno di personaggi i cui capelli sarebbero diventati bianchi all'improvviso per un grande spavento: si raccontava di Maria Antonietta alla vigilia della ghigliottina o di Thomas More prima dell'esecuzione. La scienza, però, è categorica: è impossibile. Il fusto del capello già cresciuto è tessuto «morto», privo di cellule vive, e il suo colore non può cambiare. Ciò che può accadere è la cosiddetta alopecia areata, in cui un forte stress fa cadere selettivamente i capelli pigmentati, lasciando in evidenza quelli bianchi già presenti: l'effetto, a distanza di giorni, può sembrare un rapido incanutimento.
La genetica e lo stile di vita
Quando si comincia a imbiancare dipende in larga parte dai geni. Nel 2016 uno studio internazionale ha identificato per la prima volta un gene specifico associato ai capelli grigi, chiamato IRF4, coinvolto nella regolazione della melanina. È il motivo per cui, in molte famiglie, l'età della canizie si tramanda di generazione in generazione. In media le popolazioni europee iniziano a incanutire intorno ai 30-35 anni, quelle asiatiche e africane un po' più tardi.
Anche lo stile di vita gioca un ruolo. Il fumo, per esempio, è associato a un incanutimento precoce, probabilmente per via dello stress ossidativo che danneggia i melanociti; carenze di vitamina B12, di rame o problemi alla tiroide possono accelerare il processo. Mangiare in modo equilibrato e non fumare non garantisce capelli scuri a vita, ma può contribuire a rallentare la comparsa dei primi fili bianchi.
In definitiva, i capelli bianchi non sono una malattia ma una tappa naturale della vita, e la ricerca degli ultimi anni li sta trasformando da fenomeno misterioso a processo cellulare comprensibile e, forse un giorno, modificabile. Nel frattempo, c'è chi li nasconde con la tintura e chi li porta con orgoglio: in entrambi i casi, dietro ogni capello d'argento c'è una piccola, affascinante storia di biologia.
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