Curiosando si impararivista di curiosità

Corpo Umano

Cerume secco o umido? La risposta è in un solo gene: ABCC11

Una singola lettera del DNA decide il tipo di cerume e perfino se avete bisogno del deodorante.

di Andrea Bertolotti··5 min di lettura
Primo piano di un orecchio umano
Primo piano di un orecchio umano

Avete il cerume umido e appiccicoso, o secco e friabile? La risposta dipende da una singola lettera del vostro DNA, e — sorprendentemente — è collegata anche al fatto che abbiate o meno bisogno del deodorante. Dietro una caratteristica così banale come il tipo di cerume si nasconde infatti uno degli esempi più eleganti di come un singolo gene, l'ABCC11, possa influenzare tratti diversi del corpo e raccontare la storia delle migrazioni umane.

Due tipi di cerume

Gli esseri umani producono il cerume in due varianti ben distinte. Il tipo umido è appiccicoso, di colore giallo-bruno; il tipo secco è scuro o grigiastro, sbriciolabile come una scaglia. Non si tratta di igiene o di età: è una caratteristica ereditaria, scritta nei geni fin dalla nascita. La distribuzione nel mondo è nettissima: il cerume secco è prevalente nelle popolazioni dell'Asia orientale, dove può superare l'80-90% degli individui, mentre quello umido domina quasi al 100% in Africa e in Europa. Una differenza così geografica da incuriosire gli scienziati per decenni.

La spiegazione è arrivata nel 2006, quando un gruppo guidato da Koh-ichiro Yoshiura ha pubblicato su Nature Genetics la scoperta che il tipo di cerume è determinato da una singola variazione (un polimorfismo) nel gene ABCC11, sul cromosoma 16. È stato il primo caso documentato di un gene che determina un fenotipo umano visibile in modo così netto, con un meccanismo a una sola "lettera" del DNA.

Primo piano di un orecchio umano
Il tipo di cerume, umido o secco, è scritto in una singola variante del gene ABCC11. Credit: Pexels.

Una lettera che fa la differenza

Il punto chiave è una posizione precisa del gene, nota con la sigla rs17822931, dove può comparire una G oppure una A. La variante con la G è dominante e produce cerume umido: basta una copia per averlo. Solo chi eredita da entrambi i genitori la variante A (genotipo AA) ha il cerume secco. È genetica mendeliana da manuale, di quelle che si insegnano a scuola, ma applicata a un tratto che di solito nessuno collega all'ereditarietà. La voce di Wikipedia dedicata ad ABCC11 riassume bene il meccanismo.

Il legame con l'odore corporeo

Qui arriva la parte più sorprendente. Il gene ABCC11 non agisce solo nelle orecchie: la stessa proteina è attiva nelle ghiandole sudoripare apocrine delle ascelle, quelle responsabili del sudore "odoroso". Il sudore di per sé è quasi inodore: a renderlo pungente sono i batteri della pelle che ne scompongono i composti. Ebbene, chi ha il genotipo AA — quello del cerume secco — secerne molte meno di queste sostanze, e di conseguenza ha un odore ascellare molto attenuato o quasi assente. Non è un caso che l'uso del deodorante sia tradizionalmente molto più basso in alcuni Paesi dell'Asia orientale: per buona parte della popolazione, semplicemente, serve poco.

Lo stesso gene influenza anche la composizione del colostro, il primo latte materno, a riprova di quanto un singolo tratto del DNA possa avere effetti diffusi in tessuti diversi del corpo, un fenomeno che i genetisti chiamano pleiotropia.

Un marcatore delle migrazioni umane

Poiché la variante "secca/inodore" è geograficamente così concentrata, gli antropologi la usano come una sorta di impronta genetica delle popolazioni. Si ritiene che la mutazione A sia comparsa una sola volta, probabilmente nell'Asia nordorientale, decine di migliaia di anni fa, e che si sia poi diffusa con le migrazioni umane; alcuni studiosi ipotizzano che sia stata favorita dalla selezione naturale, forse legata all'adattamento ai climi freddi o proprio alla riduzione dell'odore corporeo, anche se le ragioni precise restano discusse. Tracciare la frequenza dell'allele A in diverse popolazioni aiuta a ricostruire antiche rotte di spostamento.

Dalla ricerca al supermercato

La scoperta del legame tra ABCC11, cerume e odore corporeo ha avuto risvolti molto concreti. In alcuni Paesi dell'Asia orientale, dove la maggioranza della popolazione ha il genotipo "inodore", il mercato dei deodoranti è storicamente assai più piccolo che in Occidente, semplicemente perché la domanda è inferiore. Studi e aziende hanno persino ipotizzato test genetici per stabilire chi possa trarre reale beneficio da un antitraspirante e chi no. È un raro caso in cui un dettaglio del DNA si traduce direttamente in abitudini di consumo su scala nazionale.

C'è anche un risvolto medico più serio: la stessa variante di ABCC11 è stata associata, in alcune ricerche, alla risposta a determinati farmaci e a una particolare condizione del seno chiamata secrezione del capezzolo di tipo "colostro". Sono ulteriori conferme di quanto questo gene, all'apparenza marginale, sia in realtà coinvolto in più sistemi del corpo, e di come la genetica moderna sappia leggere in una singola lettera del codice una rete di effetti inattesi.

A cosa serve davvero il cerume

Al di là della genetica, vale la pena ricordare che il cerume non è "sporco" da eliminare a tutti i costi. È una secrezione protettiva: lubrifica il condotto uditivo, ne mantiene l'acidità, ostacola la crescita di batteri e funghi e intrappola polvere e detriti, che vengono poi spinti naturalmente verso l'esterno. Per questo gli otorini sconsigliano l'uso dei cotton fioc, che tendono a spingere il cerume più in profondità. Insomma, quel materiale tanto bistrattato — umido o secco che sia — è un piccolo, efficiente sistema di difesa dell'orecchio, e al tempo stesso una finestra inattesa sulla nostra storia genetica.

La prossima volta che vi guardate allo specchio o leggete l'etichetta di un deodorante, insomma, potete ricordare che dietro un dettaglio così trascurabile c'è una storia evolutiva lunga decine di migliaia di anni, scritta in un'unica posizione del vostro genoma. Pochi esempi raccontano altrettanto bene come la biologia umana sia fatta di collegamenti sorprendenti: un gene che, contemporaneamente, decide la consistenza del cerume, l'intensità del sudore e perfino una traccia delle rotte percorse dai nostri antenati per popolare il pianeta.

È anche un piccolo invito alla cautela contro le semplificazioni: nessun tratto genetico rende una popolazione "migliore" di un'altra. L'allele del cerume secco non è né un vantaggio né uno svantaggio in assoluto, ma soltanto una delle innumerevoli varianti che rendono la specie umana così diversa al suo interno. Studiarle, senza gerarchie, è uno dei modi più affascinanti per capire chi siamo.

Una buona curiosità ogni mattina

Iscriviti gratuitamente: niente spam, solo articoli scelti.

Iscrivendoti accetti la privacy policy. Puoi disiscriverti in ogni momento.


Da scoprire

Continua a leggere

Altre storie che ti potrebbero piacere, scelte per te