Curiosando si impararivista di curiosità

Corpo Umano

Deja vu: cosa succede nel cervello quando 'l'ho gia vissuto'

Quella sensazione fulminea di aver già vissuto un momento nuovo di zecca riguarda la maggioranza delle persone. Per le neuroscienze non è un guasto della memoria: forse è il segno che funziona benissimo.

di Andrea Bertolotti··3 min di lettura
Risonanza magnetica che mostra una sezione del cervello umano
Risonanza magnetica che mostra una sezione del cervello umano

Entrate per la prima volta in un luogo che non avete mai visto e, all'improvviso, vi assale una certezza inspiegabile: "questo l'ho già vissuto". È il déjà vu, espressione francese che significa "già visto". Dura pochi secondi, svanisce in fretta e lascia un misto di stupore e disagio. Riguarda la maggioranza delle persone — secondo le stime, tra il 60 e l'80% almeno una volta nella vita — eppure per lungo tempo è rimasto un mistero. Oggi le neuroscienze cominciano a spiegarlo, e la sorpresa è che non sembra affatto un malfunzionamento.

Il fenomeno è più frequente nei giovani adulti e tende a diminuire con l'età, un indizio che ha aiutato i ricercatori a capire dove cercare.

Un indizio dall'epilessia

La prima pista importante è arrivata dalla clinica. Molte persone affette da epilessia del lobo temporale riferiscono di provare un intenso déjà vu nei secondi che precedono una crisi, come una sorta di "aura". Poiché queste crisi originano nelle strutture profonde del lobo temporale — in particolare nell'ippocampo e nelle cortecce circostanti, che governano la memoria — i neuroscienziati hanno collegato il déjà vu proprio a queste aree. La voce enciclopedica déjà vu raccoglie le principali teorie sul fenomeno.

La teoria della familiarità ingannevole

L'ipotesi oggi più accreditata è quella del conflitto tra familiarità e ricordo. Il nostro cervello tratta separatamente due sensazioni: il senso di familiarità ("questo lo conosco") e il vero e proprio ricordo ("so esattamente dove e quando l'ho conosciuto"). Di norma viaggiano insieme. Nel déjà vu, invece, scatta il segnale di familiarità senza alcun ricordo che lo giustifichi: ci sentiamo certi di conoscere la scena, ma non riusciamo a collocarla.

La psicologa Anne Cleary, della Colorado State University, ha messo alla prova questa idea con esperimenti in realtà virtuale: ha mostrato ai partecipanti ambienti nuovi che però avevano la stessa disposizione spaziale di scene viste in precedenza e poi dimenticate. Risultato: in quelle situazioni le persone riferivano molto più spesso un déjà vu. Una nuova esperienza che somiglia nella struttura a un ricordo sepolto può quindi innescare l'illusione, come spiegano diversi approfondimenti su Scientific American.

Immagini di risonanza magnetica cerebrale disposte su un visore luminoso
Le strutture del lobo temporale, sede della memoria, sono al centro delle ricerche sul déjà vu. Credit: cottonbro studio / Pexels.

Il colpo di scena: un cervello che si controlla

La scoperta più intrigante è arrivata dagli studi del neuroscienziato Akira O'Connor, dell'Università di St Andrews. Inducendo sperimentalmente il déjà vu in volontari mentre osservava la loro attività cerebrale con la risonanza magnetica funzionale, O'Connor si aspettava di vedere accendersi le aree della memoria. Invece a illuminarsi erano soprattutto le regioni frontali, quelle coinvolte nel processo decisionale e nel controllo dei conflitti.

La sua interpretazione, riportata anche dalla BBC, ribalta la prospettiva: il déjà vu non sarebbe un errore della memoria, ma il momento in cui il cervello verifica i propri ricordi e segnala un'incongruenza, come un sistema di controllo qualità che intercetta un dato sospetto. Se così fosse, provare déjà vu sarebbe il sintomo di una memoria che lavora bene — ed è coerente con il fatto che diminuisca con l'età, quando le capacità di monitoraggio si riducono.

Il gemello opposto: il jamais vu

Esiste anche il fenomeno speculare, il jamais vu ("mai visto"): la sensazione che qualcosa di familiare ci appaia improvvisamente estraneo, come quando fissiamo a lungo una parola comune e ci sembra priva di senso. Insieme, déjà vu e jamais vu mostrano quanto sia delicato l'equilibrio tra ciò che riconosciamo e ciò che ricordiamo.

Lungi dall'essere un segnale paranormale o un guasto, quel lampo di "l'ho già vissuto" è probabilmente uno scorcio sui meccanismi raffinati con cui il nostro cervello decide, in ogni istante, cosa abbiamo davvero conosciuto e cosa no.

Una buona curiosità ogni mattina

Iscriviti gratuitamente: niente spam, solo articoli scelti.

Iscrivendoti accetti la privacy policy. Puoi disiscriverti in ogni momento.


Da scoprire

Continua a leggere

Altre storie che ti potrebbero piacere, scelte per te