Corpo Umano
Grasso bruno: il tessuto che brucia calorie per produrre calore (e perché tornano gli studi)
Per decenni l'abbiamo creduto inutile negli adulti. Oggi sappiamo che il grasso bruno regola metabolismo, glicemia e peso. Le scoperte sui nuovi 'interruttori'.

Quando pensiamo al grasso corporeo, immaginiamo riserve di energia, depositi sui fianchi e calorie in più dopo le feste. Esiste però un tipo di tessuto adiposo diverso, capace di fare il contrario di tutto questo: il grasso bruno, scientificamente chiamato tessuto adiposo bruno o BAT (Brown Adipose Tissue). È un tessuto che brucia calorie per produrre calore, e fino a vent'anni fa si pensava sparisse del tutto nell'età adulta. Le nuove scoperte raccontano una storia molto più interessante.
Il grasso bruno è oggi al centro della medicina metabolica perché potrebbe rappresentare la chiave per nuove terapie contro l'obesità, il diabete di tipo 2 e altre patologie collegate al metabolismo lento. Negli ultimi mesi sono apparsi diversi studi che identificano interruttori molecolari capaci di accenderlo.
Cos'è il grasso bruno e come funziona
I mammiferi producono due tipi principali di tessuto adiposo. Il grasso bianco immagazzina energia sotto forma di trigliceridi in grandi gocce uniche per cellula. Il grasso bruno, invece, contiene gocce lipidiche piccole e numerose e una densità altissima di mitocondri, gli organelli che bruciano nutrienti. È questa abbondanza di mitocondri, ricchi di ferro nel loro citocromo, a conferire al tessuto il caratteristico colore scuro.
Il vero protagonista è una proteina chiamata UCP1 (UnCoupling Protein 1), presente solo nei mitocondri del grasso bruno. Normalmente i mitocondri convertono i nutrienti in ATP, la "moneta energetica" della cellula. UCP1 fa qualcosa di radicalmente diverso: disaccoppia il processo, trasformando l'energia direttamente in calore, senza passare per l'ATP. È un piccolo termosifone biologico.
Dove si trova nell'adulto
Per decenni si è creduto che il grasso bruno esistesse solo nei neonati, fondamentale per non disperdere calore nelle prime settimane di vita. Studi con la PET-TC eseguiti dal 2009 in poi hanno dimostrato che anche negli adulti sono presenti depositi attivi di grasso bruno, concentrati soprattutto nelle aree:
- sopra-clavicolari (sopra le clavicole)
- laterocervicali (lati del collo)
- paravertebrali (lungo la colonna)
- perirenali (intorno ai reni)
La quantità varia molto da persona a persona, e in media è maggiore in chi è giovane, magro e abituato a temperature fredde. Alcuni studi hanno stimato che un adulto sano possieda fra i 50 e i 300 grammi di tessuto adiposo bruno attivo.
Cosa lo accende
Il freddo
Lo stimolo principale è la esposizione al freddo. Quando la temperatura ambientale scende, il sistema nervoso simpatico rilascia noradrenalina, che si lega ai recettori β3 sulla membrana degli adipociti bruni. Risultato: si attiva la termogenesi, e il corpo produce calore consumando glucosio e grassi.
Pasti e sostanze
Anche l'alimentazione può attivare debolmente il BAT. Cibi piccanti (contenenti capsaicina), tè verde, caffeina e bevande molto fredde hanno mostrato in studi controllati un effetto modesto ma misurabile sull'attivazione del grasso bruno.
Ormoni e segnali
Negli ultimi anni la ricerca ha identificato molecole come l'irisina, secreta dai muscoli durante l'esercizio fisico, capace di convertire alcune cellule di grasso bianco in cellule di grasso "beige", funzionalmente simili a quelle brune.
Le scoperte recenti: gli 'interruttori' del grasso bruno
Tra il 2025 e il 2026, diversi gruppi di ricerca hanno descritto nuovi meccanismi che regolano l'accensione del BAT.
Il ciclo della creatina
Una via termogenica indipendente da UCP1 è stata identificata attraverso il cosiddetto ciclo futile della creatina. Una piccola molecola, il glicerolo, rilasciata quando il corpo scompone i grassi, attiva l'enzima TNAP e accende una termogenesi alternativa. Questa scoperta apre la strada a possibili farmaci che imitano l'effetto del freddo senza richiederne la sensazione.
I perossisomi
Un altro studio, pubblicato nel 2026, ha identificato nei perossisomi (organelli cellulari deputati alla degradazione dei lipidi) un meccanismo termogenico legato all'enzima ACOX2. Il forno cellulare è più di uno, e questo allarga il bersaglio farmacologico.
Effetti oltre il peso
Studi pubblicati sulla Società Italiana Obesità collegano l'attività del grasso bruno alla soppressione tumorale mediata dal freddo, attraverso modifiche del metabolismo globale. Altri lavori suggeriscono un ruolo del BAT nella salute delle ossa e nella regolazione dell'infiammazione cronica.
Domande frequenti
Posso aumentare il mio grasso bruno?
In una certa misura sì. L'esposizione regolare a temperature di 17-19 °C, le docce fredde e l'esercizio fisico sembrano stimolare la produzione e l'attivazione del BAT. I risultati sono modesti e individuali, ma documentati.
Il grasso bruno fa dimagrire?
Da solo non basta a invertire un bilancio calorico positivo. Tuttavia, in soggetti con BAT più attivo si osservano miglioramenti del metabolismo glucidico e una leggera riduzione del peso a parità di alimentazione, secondo studi clinici.
Esiste una pillola per attivarlo?
Non ancora approvata per uso clinico. Sono in studio farmaci agonisti dei recettori β3 e attivatori del ciclo della creatina, ma la sicurezza a lungo termine è da dimostrare.
I bambini hanno più grasso bruno?
Sì, soprattutto i neonati: rappresenta una difesa essenziale contro il raffreddamento corporeo. Con l'età, la massa di BAT si riduce ma non scompare mai del tutto in soggetti sani.
Una vecchia idea da riscrivere
Per molto tempo i manuali di anatomia hanno descritto il grasso bruno come una curiosità neonatale. Negli ultimi quindici anni, grazie alle tecniche di imaging metabolico, è diventato un protagonista della fisiologia umana adulta. Le scoperte molecolari del 2025-2026 indicano che, dietro un'apparente sacca di calore, esiste un sistema raffinato capace di influenzare il modo in cui bruciamo, immagazziniamo e regoliamo l'energia. Riscaldarci, in fondo, è sempre stato anche un atto metabolico: oggi cominciamo a capirne davvero la grammatica.
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