Corpo Umano
Il prurito: perché ci grattiamo (ed è così contagioso)
Ha un proprio sistema nervoso, un interruttore genetico e un circuito che lo rende contagioso.

Basta leggere la parola "prurito" perché, per molti, scatti l'impulso di grattarsi. È una delle sensazioni più comuni e fastidiose che esistano, eppure per secoli la scienza l'ha trattata come un parente povero del dolore. Solo di recente i ricercatori hanno scoperto che il prurito ha un proprio sistema dedicato nel sistema nervoso, perfino un "interruttore" genetico, e che la sua contagiosità nasconde un sorprendente circuito cerebrale.
Non è un "dolore leggero"
Per lungo tempo si è pensato che il prurito fosse semplicemente una forma blanda di dolore, trasmessa dagli stessi nervi. Le due sensazioni, in effetti, hanno molto in comune e spesso si influenzano a vicenda: grattarsi, per esempio, allevia il prurito proprio perché provoca un lieve dolore che "distrae" il sistema nervoso. Ma l'idea che fossero la stessa cosa si è rivelata sbagliata.
La svolta è arrivata nel 2007, quando il gruppo di Zhou-Feng Chen, alla Washington University di St. Louis, ha identificato nel midollo spinale un recettore chiamato GRPR (recettore del peptide di rilascio della gastrina). In uno studio pubblicato su Nature, i ricercatori hanno mostrato che i topi privi di questo recettore continuavano a percepire normalmente il dolore, ma si grattavano molto meno in risposta agli stimoli pruriginosi. Era la prima prova che il prurito possiede una propria "linea" dedicata, almeno in parte separata da quella del dolore.
L'interruttore del grattarsi
Le ricerche successive hanno rafforzato questa scoperta. Eliminando in modo selettivo i neuroni del midollo spinale che esprimono il GRPR, gli scienziati hanno ottenuto topi che non si grattavano quasi più, pur reagendo normalmente agli stimoli dolorosi. È come se esistesse un vero e proprio "interruttore" del prurito, un circuito specifico che traduce certi segnali della pelle nell'impulso irresistibile di grattarsi.
Questa distinzione è importante anche dal punto di vista medico. Esistono infatti almeno due grandi tipi di prurito: quello legato all'istamina, tipico delle punture di insetto e delle allergie, che risponde agli antistaminici; e un prurito cronico "non istaminico", spesso associato a malattie della pelle, problemi epatici o renali, che gli antistaminici non riescono a calmare. Comprendere i circuiti specifici del prurito apre la strada a nuovi farmaci capaci di spegnerlo là dove le terapie tradizionali falliscono, migliorando la vita di milioni di persone afflitte da prurito cronico.
Perché il prurito è contagioso
C'è poi l'aspetto più curioso: il prurito è contagioso. Vedere qualcuno grattarsi — o anche solo parlarne o leggerne — può scatenare in noi lo stesso impulso. A lungo si è pensato che fosse un fenomeno puramente psicologico, legato alla suggestione. Studi sull'uomo, come quelli condotti osservando il pubblico durante conferenze proprio sul tema del prurito, hanno mostrato quanto sia diffuso: una larga parte delle persone inizia a grattarsi guardando immagini di altri che lo fanno.
Ma il prurito contagioso non è solo "nella testa". Nel 2017 il laboratorio di Chen ha dimostrato, in uno studio pubblicato sulla rivista Science, che anche i topi si grattano quando vedono un altro topo grattarsi, e che questo comportamento è governato da uno specifico circuito cerebrale. I ricercatori hanno individuato una regione del cervello e una molecola segnale che innescano automaticamente il grattarsi alla vista altrui. Si tratta dunque di un comportamento "cablato", innato e involontario, non di semplice imitazione cosciente.
A cosa serve grattarsi
Ma perché proviamo prurito? La spiegazione evolutiva più convincente è che si tratti di un sistema d'allarme della pelle. Il prurito ci segnala la presenza sulla superficie del corpo di qualcosa di potenzialmente pericoloso — un insetto, un parassita, una sostanza irritante — spingendoci a rimuoverlo immediatamente con il gesto del grattarsi. In quest'ottica, la contagiosità potrebbe avere avuto un valore adattivo: in un gruppo, se un individuo è infestato da parassiti, è probabile che lo siano anche gli altri vicini, e "contagiare" il comportamento di pulizia aiuterebbe l'intero gruppo a liberarsene.
Il rovescio della medaglia è che lo stesso meccanismo, utilissimo contro una zanzara, diventa una tortura quando si inceppa. Nelle malattie con prurito cronico, grattarsi non risolve nulla e anzi danneggia la pelle, innescando un circolo vizioso in cui più ci si gratta, più si prude. È il cosiddetto "ciclo prurito-grattamento". Capire la biologia di questa sensazione tanto banale quanto tormentosa significa quindi non solo soddisfare una curiosità, ma offrire sollievo concreto a chi convive con un prurito che non dà tregua.
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