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Corpo Umano

La pelle d'oca: un antico riflesso ereditato dai nostri antenati

Perche freddo, paura e musica sollevano i nostri peli: un antico meccanismo di sopravvivenza diventato quasi inutile

di Andrea Bertolotti··5 min di lettura
Primo piano della pelle d'oca sul braccio di una persona, con i piccoli rilievi attorno ai follicoli piliferi
Primo piano della pelle d'oca sul braccio di una persona, con i piccoli rilievi attorno ai follicoli piliferi

La pelle d'oca e una delle reazioni piu universali e immediate del nostro corpo: basta un brivido di freddo, un brivido di paura o le note di una canzone che ci commuove perche la superficie della pelle si copra all'improvviso di piccole protuberanze e i peli si rizzino. Eppure pochi sanno che questo fenomeno, chiamato in medicina orripilazione o piloerezione, e in gran parte un riflesso vestigiale: un'eredita lasciata dai nostri antenati pelosi, oggi quasi del tutto inutile ma ancora perfettamente funzionante nel nostro organismo. Capire perche ci viene la pelle d'oca significa fare un viaggio che parte dai muscoli microscopici della pelle e arriva fino a Charles Darwin e a un laboratorio di Harvard.

Che cosa succede sotto la pelle

Alla base di ogni pelo si trova un minuscolo fascio muscolare chiamato muscolo erettore del pelo (in latino arrector pili). Quando questo muscolo si contrae, tira il follicolo pilifero e lo costringe a sollevarsi: il pelo si rizza e la pelle attorno alla sua base si gonfia leggermente, formando la caratteristica protuberanza. Migliaia di queste contrazioni simultanee producono l'effetto che chiamiamo pelle d'oca, cosi battezzato perche ricorda l'aspetto della pelle di un'oca spennata.

Il comando che fa scattare la contrazione non e volontario: arriva dal sistema nervoso simpatico, la parte del sistema nervoso autonomo che gestisce le reazioni di allerta e di stress, come l'accelerazione del battito cardiaco. Per questo non possiamo decidere di farci venire la pelle d'oca con la sola forza di volonta: e una risposta automatica innescata da uno stimolo, che sia fisico come il freddo o emotivo come la paura o la commozione. Il neurotrasmettitore coinvolto e la noradrenalina, rilasciata dalle terminazioni nervose simpatiche che avvolgono il muscolo.

Un'eredita degli animali pelosi

Negli animali con una folta pelliccia, la piloerezione ha due funzioni concrete e utili. La prima e termica: sollevando i peli si crea uno strato d'aria isolante che trattiene il calore corporeo, un po' come quando indossiamo un maglione che intrappola l'aria tra le fibre. La seconda e difensiva e comunicativa: rizzare il pelo fa apparire l'animale piu grande e minaccioso di fronte a un predatore o a un rivale. Pensiamo al gatto che inarca la schiena con il pelo dritto, o al cane che solleva la cresta lungo la colonna vertebrale.

Nell'essere umano, ormai privo di una vera pelliccia, questi vantaggi sono di fatto scomparsi. I nostri peli sottili e radi non creano alcuno strato isolante significativo e non ci fanno sembrare piu grandi. Quel che resta e il meccanismo in se, ereditato dai nostri progenitori e conservato nel corredo biologico: un classico esempio di riflesso vestigiale, ossia una struttura o una reazione che un tempo era utile e che oggi sopravvive senza una funzione chiara.

Persona infreddolita che trema avvolta in una coperta, esempio di brivido da freddo collegato alla pelle d'oca
Il freddo e lo stimolo piu comune della piloerezione: nei nostri antenati pelosi serviva a trattenere calore. Foto: Largo Editt / Pexels

Darwin e l'espressione delle emozioni

Il primo a inquadrare scientificamente la pelle d'oca in chiave evolutiva fu Charles Darwin. Nel suo libro L'espressione delle emozioni nell'uomo e negli animali, pubblicato nel 1872, il naturalista inglese osservava che "a malapena un movimento espressivo e tanto generale quanto l'involontaria erezione dei peli, delle piume e di altre appendici cutanee". Darwin notava che lo stesso meccanismo si attiva tanto per la paura e la rabbia quanto per l'applicazione del freddo sulla superficie del corpo.

Darwin raccontava di aver visto i suoi muli e cani, dopo una notte trascorsa al freddo sulle Ande, con il pelo dritto su tutto il corpo "come sotto il piu grande terrore", e collegava questa reazione al brivido che precede un attacco di febbre nell'uomo.

L'intuizione di Darwin era che molte espressioni emotive umane fossero residui di comportamenti utili ai nostri antenati animali: la pelle d'oca davanti a un pericolo sarebbe la versione attenuata e ormai inefficace del pelo rizzato di un animale che cerca di intimidire un avversario.

La scoperta di Harvard del 2020

Per oltre un secolo la pelle d'oca e stata considerata un relitto evolutivo privo di funzione attuale. Uno studio pubblicato sulla rivista Cell il 6 agosto 2020 ha pero rivelato un dettaglio sorprendente. Il gruppo guidato da Ya-Chieh Hsu all'Universita di Harvard, con la ricercatrice Yulia Shwartz come prima autrice, ha dimostrato che il muscolo erettore del pelo, il nervo simpatico e le cellule staminali del follicolo pilifero formano insieme una sorta di "nicchia" interconnessa.

Secondo la ricerca, lo stesso nervo simpatico che contrae il muscolo per produrre la pelle d'oca avvolge anche le cellule staminali responsabili della crescita di nuovi peli, formando con esse strutture simili a sinapsi. Quando fa freddo, il nervo non solo provoca la piloerezione nell'immediato, ma stimola sul lungo periodo le cellule staminali a dividersi e a far crescere nuovo pelo. Il muscolo erettore, a sua volta, serve a mantenere il collegamento tra nervo e staminali. In altre parole, una reazione che credevamo del tutto inutile nasconde un legame con la rigenerazione dei follicoli: un risultato che potrebbe aprire piste di studio anche sulla calvizie.

Dettaglio ravvicinato della pelle umana con i pori e i follicoli piliferi
Il muscolo erettore del pelo collega il nervo simpatico alle cellule staminali del follicolo pilifero. Foto: Magda Ehlers / Pexels

Perche non e arrossire ne sbadigliare

La pelle d'oca viene spesso accostata ad altre reazioni involontarie, ma e bene distinguerla nettamente. Arrossire e un fenomeno opposto e di natura diversa: consiste nella dilatazione dei vasi sanguigni del viso, che provoca un afflusso di sangue e quindi il rossore. E una reazione vascolare legata soprattutto all'imbarazzo e alle emozioni sociali, non una contrazione muscolare dei follicoli, e non solleva alcun pelo.

Anche lo sbadiglio e tutt'altra cosa: e un riflesso respiratorio che comporta una profonda inspirazione con la bocca spalancata, probabilmente legato alla regolazione dell'ossigenazione, della temperatura del cervello o dello stato di vigilanza, ed e per giunta contagioso. Lo sbadiglio coinvolge i muscoli della mascella e del torace, non i muscoli erettori del pelo, e non e governato dallo stesso circuito simpatico che genera la pelle d'oca. Tre reazioni automatiche, dunque, ma con meccanismi, scopi e storie evolutive completamente differenti.

Un piccolo brivido, una lunga storia

La prossima volta che un brivido di freddo o un passaggio musicale particolarmente intenso ci faranno venire la pelle d'oca, potremo pensare che stiamo riproducendo, in scala ormai ridotta, lo stesso gesto con cui un nostro lontanissimo antenato peloso cercava di scaldarsi o di intimidire un nemico. Un riflesso quasi inutile, certo, ma che il nostro corpo continua a custodire e che la scienza, dopo Darwin e dopo Harvard, non ha ancora finito di raccontare. Per approfondire si possono consultare le ricerche del team di Harvard pubblicate su Cell e il resoconto della Harvard Gazette, l'edizione integrale dell'articolo originale su Cell, la sintesi divulgativa del National Institutes of Health e il testo classico di Charles Darwin sull'espressione delle emozioni.

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