Corpo Umano
Ipertimesia: le 60 persone al mondo che ricordano ogni giorno della propria vita
Dal 2006, quando Jill Price scrisse a James McGaugh, gli scienziati di UC Irvine hanno identificato meno di 100 casi di Highly Superior Autobiographical Memory.

Nel giugno del 2000 il neurologo James McGaugh, fondatore del Center for the Neurobiology of Learning and Memory di UC Irvine, ricevette una e-mail strana. La firmava una donna di nome AJ, che chiedeva aiuto per una condizione anomala: 'la mia memoria non si ferma mai. Dimmi una data dal 1976 in poi e ti dirò dov'ero, cosa ho fatto, che tempo faceva. È bellissimo e devastante allo stesso tempo'. McGaugh era abituato a casi di amnesia, non a quello opposto. Invitò AJ in laboratorio. Iniziarono cinque anni di test.
Il risultato uscì nel 2006 su Neurocase: AJ — vero nome Jill Price — era il primo caso al mondo di quella che McGaugh chiamò Hyperthymestic Syndrome, ribattezzata poi HSAM (Highly Superior Autobiographical Memory). Dopo Price, nel 2010 si fece avanti l'attore Marilu Henner (la conoscete da Taxi); nel 2012 si aggiunse il direttore d'orchestra Bob Petrella; oggi i casi identificati nel mondo sono poco meno di 100.

Come si testa l'HSAM
L'esame standard, sviluppato da McGaugh e Aurora LePort a Irvine, è elementare nella forma. Si chiede al soggetto: 'che giorno della settimana era il 12 marzo 1986?'. Se il soggetto risponde correttamente sia il giorno della settimana che almeno un evento di pubblico dominio di quella data (verificato sui giornali d'archivio), si passa al test di richiamo personale. Si chiede: 'cosa stavi facendo il 12 marzo 1986?'. La risposta deve essere verificabile (parenti, diari, foto). Una persona normale supera il test della settimana per circa 10-15 date all'anno corrente; un soggetto HSAM lo supera per più del 95% delle date dall'età di 9-11 anni in poi.
La prima conseguenza pratica della HSAM è che chi ne soffre non può barare con il calendario: i ricordi arrivano, non si scelgono. Questa è la differenza chiave rispetto ai cosiddetti 'mnemonisti': persone come Solomon Shereshevsky, descritto da Aleksandr Lurija nel 1968, che aveva una memoria illimitata ma volontaria, allenata. I soggetti HSAM non hanno mai allenato la memoria. È involontaria, automatica, costante.
Il cervello di chi ricorda troppo
Tra il 2012 e il 2016 LePort, McGaugh, Larry Cahill e altri hanno scansionato col MRI ad alta risoluzione i cervelli di 11 soggetti HSAM e li hanno confrontati con quelli di controlli normali. Lo studio pubblicato su PNAS ha trovato differenze in nove strutture cerebrali: maggior densità di sostanza grigia in caudato, putamen e pallido, una sostanza bianca più robusta nel fascicolo unciato che collega il lobo temporale anteriore alla corteccia frontale, e una minore densità nella corteccia temporale media anteriore.
Il nucleo caudato, in particolare, è una regione subcorticale già nota per la formazione di automatismi e abitudini, oltre che — nei roditori — per la memoria spaziale. In alcuni soggetti HSAM risulta significativamente più grande della media. McGaugh ne ha tratto un'ipotesi: l'HSAM non sarebbe un 'iper-funzionamento dell'ippocampo' (la struttura classica della memoria), ma una versione superpotenziata del sistema delle abitudini. I ricordi diventerebbero abitudini cognitive: si attivano da soli, anche quando non vorresti.

Il prezzo dell'archivio perfetto
Sembra un superpotere, e in parte lo è (il National Spelling Bee dei bambini americani potrebbe usarli come database). Ma in tutte le interviste sistematiche, i soggetti HSAM raccontano la propria condizione anche come una fatica. Jill Price, autrice di The Woman Who Can't Forget (2008), descrive una mente che 'continua a ripetere il film di ieri, dell'altro ieri, di tutti i pomeriggi della sua vita, senza poterlo spegnere'. Ha sofferto di depressione e ansia: ogni esperienza negativa si ripresenta con la nitidezza del primo giorno.
Una ricerca italiana, condotta nel 2018 dall'università di Padova (studio firmato da Patrizia Daniele e collaboratori) ha confermato il dato: i soggetti HSAM hanno una maggiore propensione al rimuginio rispetto ai controlli, una predominanza dei ricordi emozionali negativi, e — curiosamente — gli stessi 'falsi ricordi' della popolazione normale quando vengono sottoposti al test di Roediger e McDermott. Anche loro confondono il dettaglio inventato con quello reale: la memoria HSAM è quantitativamente straordinaria ma qualitativamente non infallibile.
Limiti precisi
L'HSAM non potenzia le altre memorie. I soggetti hanno una memoria di lavoro normale, una capacità di apprendere liste di parole nella media, una memoria semantica (definizioni, concetti) nei range normali. Spesso, anzi, la memoria di rote learning — imparare a memoria un poema, dei numeri di telefono — è più difficile per loro che per gli altri. Il superpotere è strettamente autobiografico: riguarda solo gli eventi della propria vita.
Una sfida per le neuroscienze del 2020-2030
Una rassegna sistematica del 2024 ha messo insieme tutti gli studi pubblicati su HSAM dal 2006 al 2023: poco più di 30 articoli. La conclusione è che siamo ancora alla preistoria. Non sappiamo se l'HSAM sia familiare (alcuni casi sì, ma non c'è uno studio genetico con n adeguato), se sia presente fin dalla nascita o se 'emerga' verso i 10 anni come riferiscono i pazienti, se sia legata a tratti di personalità specifici (alcuni dati indicano una maggiore presenza di tratti ossessivo-compulsivi). Il CNLM di UC Irvine continua a reclutare soggetti: chiunque pensi di avere HSAM può candidarsi gratuitamente. Forse, leggendo, qualcuno ricorderà esattamente quando ha letto per la prima volta questo articolo.
Una buona curiosità ogni mattina
Iscriviti gratuitamente: niente spam, solo articoli scelti.
Iscrivendoti accetti la privacy policy. Puoi disiscriverti in ogni momento.



