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Corpo Umano

L'osso ioide: l'unico osso che non tocca nessun altro nel corpo

Sospeso nel collo da muscoli e legamenti, è essenziale per deglutire e parlare e racconta l'origine del linguaggio.

di Andrea Bertolotti··3 min di lettura
Illustrazione anatomica dell'osso ioide a forma di U
Illustrazione anatomica dell'osso ioide a forma di U

Nel corpo umano ci sono 206 ossa, e quasi tutte hanno una cosa in comune: si articolano con almeno un'altra, formando giunti e snodi. C'è però un'unica eccezione, un piccolo osso a forma di ferro di cavallo sospeso nel collo che non tocca nessun altro osso. È l'osso ioide, e questa sua particolare libertà non è un capriccio dell'anatomia: è ciò che ci permette di deglutire e, forse, di parlare.

L'osso che galleggia nella gola

L'osso ioide si trova nella parte anteriore del collo, tra la base della lingua e la cartilagine tiroidea, all'altezza della terza vertebra cervicale. Ha la forma di una piccola U ed è l'unico osso del corpo che non forma alcuna articolazione con le ossa vicine: resta "appeso" grazie a una rete di muscoli, legamenti e tendini che lo collegano al cranio, alla mandibola, allo sterno, alla laringe e alla lingua. È, in pratica, un punto di ancoraggio fluttuante.

Questa sospensione gli consente di muoversi liberamente verso l'alto e il basso. Durante la deglutizione, l'osso ioide e la laringe si sollevano in modo coordinato per chiudere le vie aeree ed evitare che il cibo finisca nei polmoni; è un movimento che si può sentire toccando la gola mentre si manda giù un boccone. Senza questa mobilità, mangiare e bere in sicurezza sarebbe impossibile.

Illustrazione anatomica dell'osso ioide a forma di U con corpo, corna grandi e corna piccole
L'osso ioide ha una caratteristica forma a ferro di cavallo. Credit: OpenStax College, CC BY 3.0.

Una piattaforma per la voce

L'osso ioide è anche il fulcro dell'apparato vocale. Ancora la lingua e sostiene la laringe, l'organo che contiene le corde vocali. Negli esseri umani la laringe è posizionata più in basso nella gola rispetto agli altri primati, e questo allunga il tratto vocale creando una camera di risonanza che permette di articolare una gamma di suoni straordinariamente ampia. La posizione e la mobilità dell'osso ioide sono parte integrante di questo sistema: senza un punto d'ancoraggio mobile per lingua e laringe, la fine modulazione necessaria al linguaggio articolato non sarebbe possibile.

Proprio per questo i paleoantropologi considerano l'osso ioide un indizio prezioso per capire quando i nostri antenati abbiano iniziato a parlare. È però un osso fragile e isolato, che raramente si conserva nei reperti fossili: per decenni non se ne sono trovati di antichi, e la questione è rimasta aperta.

Una persona canta avvicinando un microfono alla bocca
Lo ioide ancora lingua e laringe: è essenziale per la voce e il canto. Credit: Big Bag Films / Pexels.

Il ioide di Neanderthal e l'origine del linguaggio

La svolta arrivò nel 1989, quando nella grotta di Kebara, in Israele, fu scoperto un osso ioide appartenuto a un Neanderthal vissuto circa 60.000 anni fa. Il reperto, descritto sulla rivista Nature dal gruppo di Baruch Arensburg, era sorprendentemente simile a quello di un essere umano moderno. Per la prima volta si poté ipotizzare che i Neanderthal possedessero l'apparato anatomico necessario alla parola.

Una conferma più solida è arrivata nel 2013, quando un gruppo guidato da Ruggero D'Anastasio ha analizzato la microstruttura interna dello stesso osso con tecniche di biomeccanica e tomografia. Lo studio, pubblicato su PLOS ONE, ha mostrato che l'osso ioide neandertaliano era sottoposto a sollecitazioni meccaniche analoghe a quelle del nostro: in altre parole, veniva usato allo stesso modo. È un forte indizio — anche se non una prova definitiva — che i Neanderthal usassero la voce in modo simile a noi, spingendo indietro nel tempo l'origine del linguaggio.

Un osso che racconta anche i delitti

L'osso ioide ha infine un risvolto inatteso nella medicina legale. Essendo piccolo e relativamente fragile, può fratturarsi in caso di strangolamento manuale: una sua rottura è uno degli elementi che i patologi forensi cercano nelle autopsie per distinguere una morte per soffocamento da altre cause. La frattura è più frequente negli adulti, perché nei giovani l'osso è ancora in parte cartilagineo e quindi più elastico.

Dall'evoluzione del linguaggio alle scene del crimine, questo piccolo osso a forma di U racconta molto della nostra biologia. Sospeso nel collo, senza articolazioni, è un esempio perfetto di come l'anatomia umana abbia trovato soluzioni sofisticate: una struttura libera di muoversi, capace di sostenere allo stesso tempo la deglutizione, il respiro e la più umana delle facoltà, la parola.

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