Corpo Umano
Il mento: perché siamo l'unica specie ad averlo davvero
Né i Neanderthal né le grandi scimmie ce l'hanno: la sporgenza ossea sul davanti della mandibola è un tratto esclusivo dell'Homo sapiens. E gli scienziati non sono ancora sicuri del perché esista.

Lo tocchiamo quando siamo pensierosi, lo appoggiamo sulle mani, lo consideriamo un tratto del carattere ("avere mento", in senso di determinazione). Eppure il mento nasconde un piccolo grande mistero dell'evoluzione: siamo l'unica specie al mondo a possederne uno vero. Nessun altro primate, nessuna scimmia e nemmeno i nostri parenti umani estinti, come i Neanderthal, avevano quella sporgenza ossea sul davanti della mandibola. È una caratteristica esclusiva dell'Homo sapiens, e la cosa sorprendente è che la scienza non sa ancora con certezza a cosa serva.
Che cos'è davvero il mento
Dal punto di vista anatomico, il mento è la protuberanza ossea nella parte anteriore e inferiore della mandibola, tecnicamente chiamata protuberanza mentale. Non è semplicemente "tanto osso": è una struttura che sporge in avanti anche quando i denti e il resto della mascella sono relativamente piccoli. Le altre specie umane avevano mandibole spesso più robuste delle nostre, ma con il profilo che arretrava sotto i denti, senza alcuna sporgenza. Noi, al contrario, abbiamo una faccia più piccola e leggera, ma con quel curioso "gradino" in avanti.
Per gli antropologi il mento è perciò uno dei marcatori che distinguono un cranio di Homo sapiens da quello di altre specie del genere Homo. Comparve insieme alla nostra anatomia moderna, e questo lega l'enigma del mento direttamente alla domanda su cosa, esattamente, ci abbia resi "noi". Anche i Neanderthal, i nostri cugini più vicini e tutt'altro che primitivi, avevano mascelle prive di mento: di fronte allo stesso compito — masticare, parlare — l'evoluzione aveva trovato in loro una soluzione diversa dalla nostra.
Le ipotesi: masticazione, parola, ormoni
Per oltre un secolo gli scienziati hanno proposto spiegazioni diverse, nessuna delle quali del tutto convincente. La prima e più intuitiva è meccanica: il mento servirebbe a rinforzare la mandibola contro gli sforzi della masticazione o della parola. Ma uno studio del 2015 guidato da Nathan Holton dell'Università dell'Iowa ha messo in difficoltà questa idea: l'analisi dello sviluppo della mandibola ha mostrato che il mento non sembra formarsi in risposta agli stress meccanici della masticazione, e che anzi un mento sporgente non è la forma più efficiente per resistere a quelle forze.
Un effetto collaterale dell'evoluzione?
Un'altra ipotesi suggestiva è che il mento non abbia una funzione propria, ma sia un sottoprodotto di altri cambiamenti. Quando l'Homo sapiens si è evoluto, la faccia si è ridotta e ritirata sotto la scatola cranica, diventando più piccola e meno sporgente rispetto a quella dei nostri antenati. Secondo questa lettura, mentre l'intera mandibola si rimpiccioliva, una parte di osso sarebbe semplicemente rimasta più indietro, facendo "emergere" per contrasto la sporgenza che chiamiamo mento. Non un adattamento, dunque, ma il residuo geometrico di un volto che si è addolcito.
C'è poi chi ha proposto un ruolo nella selezione sessuale: un mento ben definito potrebbe essere stato percepito come un segnale di attrattività o di salute, e quindi favorito nella scelta del partner. È un'ipotesi difficile da provare, ma non implausibile, dato che i tratti del volto giocano un ruolo importante nelle nostre preferenze. Come riassume la letteratura scientifica, in particolare la celebre rassegna di James Pampush e David Daegling intitolata proprio "l'enduring puzzle of the human chin", il mento resta uno dei rebus aperti dell'evoluzione umana.
Un mistero che ci riguarda da vicino
Può sembrare strano che, nell'epoca in cui sequenziamo genomi e fotografiamo buchi neri, non sappiamo spiegare con certezza una parte così evidente del nostro stesso volto. Ma è proprio questo a rendere il mento affascinante: ci ricorda che il corpo umano è ancora pieno di domande senza risposta definitiva, e che l'evoluzione non procede sempre per "scopi" chiari e ordinati. A volte produce tratti utili, a volte semplici effetti collaterali, a volte caratteristiche di cui ancora ci sfugge il senso.
Un tratto che cresce con noi
Curiosamente, il mento non è ben definito alla nascita. I neonati hanno un profilo arrotondato e sfuggente, e la protuberanza mentale si sviluppa e si accentua durante l'infanzia e soprattutto con la crescita della mandibola in adolescenza. Studiare quando e come il mento prende forma nel singolo individuo è uno dei modi con cui gli scienziati cercano di capire perché esista: se comparisse solo in risposta agli sforzi della masticazione, per esempio, dovremmo vederlo crescere proprio negli anni in cui quegli sforzi sono maggiori, cosa che non sempre accade. Il mento è anche un elemento usato in antropologia forense e in odontoiatria per stimare sesso ed età da resti scheletrici, perché la sua forma varia in modo riconoscibile tra le persone.
La prossima volta che vi appoggerete il mento sulla mano, pensateci: state toccando l'unico pezzo di scheletro che, per quanto ne sappiamo, distingue la vostra specie da ogni altro essere vivente mai esistito. Un piccolo gradino di osso che è, allo stesso tempo, una firma e un enigma.
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