Corpo Umano
Il mito dei 37 gradi: la temperatura del corpo umano sta calando
Il valore arriva da misurazioni dell'Ottocento. Oggi la media reale è più bassa e continua a diminuire.

Tutti abbiamo imparato che la temperatura corporea normale è 37 °C. È il numero stampato sui termometri, il valore di riferimento per dire se abbiamo la febbre. Eppure quel 37 è un mito statistico: non solo la temperatura "normale" varia molto da persona a persona e durante la giornata, ma il corpo umano si è progressivamente raffreddato negli ultimi due secoli. Oggi la media reale è più vicina a 36,6 °C, e per alcuni adulti sani anche meno.
Da dove arriva il numero 37
Il valore di 37 °C (98,6 °F) risale al medico tedesco Carl Reinhold August Wunderlich, che attorno al 1851 misurò la temperatura ascellare di circa 25.000 pazienti a Lipsia, raccogliendo milioni di rilevazioni. Fu un lavoro pionieristico che fece della febbre un parametro clinico misurabile. Ma i suoi termometri, lunghi anche 30 centimetri e tarati in modo diverso dai nostri, tendevano a leggere valori più alti, e il campione rifletteva una popolazione dell'Ottocento, segnata da infezioni croniche e condizioni di vita molto diverse dalle attuali.
Già nel 1992 una celebre indagine pubblicata sul Journal of the American Medical Association, condotta da Philip Mackowiak, mise in dubbio il dogma: misurando volontari sani, trovò una media di 36,8 °C, con una normale oscillazione quotidiana di quasi un grado, più bassa al mattino e più alta nel tardo pomeriggio. La conclusione era netta: 37 °C non andrebbe considerato un valore universale ma una media imprecisa.
Lo studio che ha misurato il raffreddamento
La prova più solida del cambiamento è arrivata nel 2020 da un gruppo della Stanford University guidato dall'epidemiologa Julie Parsonnet. Lo studio, pubblicato sulla rivista eLife, ha confrontato tre grandi insiemi di dati distribuiti su 157 anni: le cartelle dei veterani dell'esercito dell'Unione (misurazioni tra il 1860 e il 1940), un'indagine sanitaria nazionale degli anni Settanta e un archivio clinico di Stanford raccolto tra il 2007 e il 2017. In totale, oltre 677.000 misurazioni.
Il risultato è netto: la temperatura media è diminuita di circa 0,03 °C per ogni decennio di nascita. Gli uomini nati all'inizio del Duemila risultano in media circa 0,59 °C più "freddi" di quelli nati all'inizio dell'Ottocento; un calo, più contenuto, si osserva anche nelle donne. Per escludere che si trattasse solo di termometri più moderni e precisi, i ricercatori hanno verificato che il calo era presente anche all'interno di ciascun gruppo, misurato con gli stessi strumenti.
Perché ci stiamo raffreddando
La spiegazione più accreditata riguarda l'infiammazione. Due secoli fa, infezioni croniche come tubercolosi, malaria, sifilide e malattie dentali e gastrointestinali erano diffusissime e tenevano l'organismo in un costante stato di allerta immunitaria, che alza la temperatura. Con i progressi dell'igiene, degli antibiotici, dei vaccini e dell'alimentazione, il livello di infiammazione di fondo della popolazione si è ridotto, e con esso il metabolismo basale che genera calore.
Anche il comfort termico ha un ruolo: vivere in ambienti riscaldati e climatizzati riduce lo sforzo che il corpo deve fare per mantenere la propria temperatura, abbassando leggermente il dispendio energetico a riposo. Come spiega la stessa Parsonnet nel comunicato della Stanford Medicine, siamo fisiologicamente diversi dalle persone dell'Ottocento, e la temperatura corporea è uno specchio delle condizioni di salute e di vita di un'intera popolazione.
Cosa significa per la nostra "febbre"
Tutto questo ha conseguenze pratiche. Se la temperatura normale è scesa, la soglia tradizionale della febbre — fissata spesso a 38 °C — resta valida, ma il punto di partenza individuale conta. Una persona la cui temperatura basale è 36,2 °C potrebbe sentirsi febbricitante già a 37,5 °C. Per questo i medici raccomandano di conoscere la propria temperatura "normale", misurata a riposo e nelle stesse condizioni, invece di affidarsi a un valore unico.
La temperatura, inoltre, segue un ritmo circadiano: tocca il minimo nelle prime ore del mattino e il massimo nel tardo pomeriggio, con uno scarto che può sfiorare un grado. Varia anche con l'età (negli anziani tende a essere più bassa), con il ciclo mestruale e con il punto in cui viene misurata: ascellare, orale, auricolare o rettale danno valori diversi.
Il 37 °C, insomma, è un'eredità storica utile come orientamento ma non come verità assoluta. Il corpo umano non è un dato fisso: cambia con la salute pubblica, con l'ambiente e persino con le generazioni. E quel mezzo grado perso in due secoli racconta, in fondo, una storia di progresso sanitario.
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