Corpo Umano
Perche al mattino siamo piu alti che alla sera: il segreto dei dischi
Come i dischi intervertebrali ci fanno cambiare statura ogni giorno (e perche gli astronauti crescono nello spazio)

Ti sei mai accorto che i pantaloni che alla sera ti stanno perfetti, al mattino sembrano un filo corti? Non è un'illusione: al mattino siamo davvero più alti che alla sera, di circa 1-2 centimetri. La spiegazione si nasconde nella colonna vertebrale e, in particolare, nei dischi intervertebrali, piccoli cuscinetti ricchi d'acqua che durante la giornata vengono compressi dal peso del corpo e di notte si "ricaricano". È lo stesso meccanismo, portato all'estremo, che fa crescere gli astronauti nello spazio.

Come è fatta la colonna vertebrale
La colonna vertebrale di un adulto è composta da 33 vertebre, di cui 24 mobili: 7 cervicali nel collo, 12 toraciche nella zona del torace e 5 lombari nella parte bassa della schiena. Sotto si trovano l'osso sacro e il coccige, formati da vertebre fuse tra loro. Vista di lato, la colonna non è dritta ma disegna alcune curve fisiologiche che funzionano come un sistema di ammortizzazione, distribuendo i carichi e mantenendo l'equilibrio quando stiamo in piedi.
Tra una vertebra mobile e l'altra c'è un disco intervertebrale. In totale ne abbiamo 23, e nel loro insieme rappresentano circa un quarto dell'intera altezza della colonna. Sono proprio loro i protagonisti delle nostre piccole variazioni di statura quotidiane.
Il disco intervertebrale: un cuscinetto ad acqua
Ogni disco è una struttura ingegnosa, fatta di due parti. All'esterno c'è l'anulus fibrosus, un robusto anello di fibre di collagene disposte in strati concentrici, un po' come gli strati di una cipolla. Al centro si trova il nucleo polposo (in latino nucleus pulposus), una massa gelatinosa estremamente ricca d'acqua: in un disco giovane e sano, l'acqua costituisce circa il 70-80% del nucleo. Questa abbondanza di liquido, trattenuto da molecole chiamate proteoglicani, conferisce al disco la sua proprietà fondamentale: comportarsi come un cuscinetto idraulico capace di assorbire e ridistribuire le pressioni.
Quando il disco viene caricato, il nucleo polposo spinge in tutte le direzioni e mette in tensione l'anello fibroso, esattamente come un palloncino pieno d'acqua schiacciato tra le mani. Questo permette alla colonna di sostenere carichi notevoli proteggendo al tempo stesso le vertebre e il midollo spinale.
Perché di giorno ci "accorciamo"
Quando stiamo in piedi o seduti, il peso della testa, del tronco e della parte superiore del corpo grava sulla colonna. Questa pressione costante è maggiore della pressione osmotica che richiama acqua all'interno del disco. Il risultato è che un po' di liquido viene letteralmente spremuto fuori dal nucleo polposo e si sposta verso i tessuti circostanti. I dischi si assottigliano leggermente, la colonna si accorcia e noi perdiamo qualche millimetro di statura.
Le misurazioni con risonanza magnetica confermano il fenomeno: nel corso della giornata la perdita di altezza varia mediamente tra i 13 e i 21 millimetri, cioè circa l'1% della statura totale, e fino a due terzi di questa riduzione avviene già nelle prime ore dopo esserci alzati dal letto. Studi di T2 mapping mostrano anche che il contenuto d'acqua del nucleo polposo cala in modo misurabile dal mattino alla sera. Per questo, alla fine di una lunga giornata in piedi, siamo al nostro minimo di altezza.
Il segnale dei dischi nelle immagini di risonanza magnetica può aumentare fino al 25% dopo una notte di riposo a letto, segno dell'acqua che rientra nel nucleo polposo durante il sonno.
Di notte, distesi in posizione orizzontale, il carico sulla colonna crolla drasticamente. A questo punto la pressione osmotica prende il sopravvento e richiama acqua all'interno del disco: il nucleo polposo si reidrata, i dischi tornano a gonfiarsi e la colonna recupera la lunghezza persa. Ecco perché al risveglio siamo di nuovo al massimo della nostra statura. È un ciclo di "scarica e ricarica" che ripetiamo ogni singolo giorno della nostra vita.

Gli astronauti: lo stesso fenomeno senza gravità
Se basta togliere il carico di una notte per recuperare qualche millimetro, cosa succede a chi vive per mesi praticamente senza peso? In condizioni di microgravità, come a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS), la compressione quotidiana della colonna scompare del tutto. I dischi si espandono liberamente, le curve della colonna tendono a distendersi e gli astronauti diventano sensibilmente più alti.
Secondo la NASA, in orbita un astronauta può crescere fino al 3% della propria altezza: per una persona alta 1,80 metri significa guadagnare anche 3-5 centimetri. L'astronauta Scott Kelly, durante la sua missione di quasi un anno, è cresciuto di alcuni centimetri. Si tratta però di un effetto temporaneo: una volta tornati sulla Terra, sotto l'azione costante della gravità, la colonna si comprime di nuovo e l'altezza ritorna ai valori normali nel giro di pochi giorni. Per studiare in dettaglio cosa accade alla colonna nello spazio, la NASA ha persino portato sulla ISS apparecchiature a ultrasuoni capaci di osservare i dischi in tempo reale.
Perché tutto questo è importante
Le variazioni di altezza durante il giorno non sono solo una curiosità. Hanno conseguenze pratiche in diversi ambiti.
- Misurazioni mediche. Per valutare con precisione la crescita di un bambino o piccole variazioni di statura, conviene misurare sempre alla stessa ora del giorno: confrontare una misura del mattino con una della sera può introdurre un errore di un paio di centimetri.
- Mal di schiena. Al mattino i dischi sono pieni d'acqua e quindi più "tesi" e voluminosi; alcuni studi suggeriscono che proprio nelle prime ore dopo il risveglio i dischi siano più vulnerabili a sollecitazioni intense, motivo per cui spesso si raccomanda prudenza con i piegamenti e i sollevamenti pesanti appena alzati. Inoltre, i dischi degenerati perdono la capacità di reidratarsi completamente, accumulando danni nel tempo.
- Progettazione spaziale. L'allungamento della colonna in orbita non è indolore: l'espansione dei dischi mette in tensione le radici nervose e provoca frequentemente mal di schiena agli astronauti, oltre a un aumentato rischio di ernia al rientro. Per questo gli ingegneri devono progettare tute, sedili e protocolli di esercizio tenendo conto di un corpo che, in volo, cambia letteralmente le proprie dimensioni.
La prossima volta che noterai i pantaloni un po' corti al mattino, ricordati che stai osservando in diretta un piccolo capolavoro di idraulica biologica: i tuoi dischi intervertebrali si sono ricaricati d'acqua durante la notte, regalandoti uno o due centimetri in più. Lo stesso principio che, là fuori nello spazio, fa crescere gli astronauti.
Questo articolo ha scopo puramente divulgativo e non sostituisce il parere di un medico. In caso di mal di schiena persistente o problemi alla colonna, rivolgiti sempre a un professionista sanitario.
Una buona curiosità ogni mattina
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