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Mal di testa da gelato: la scienza del brain freeze spiegata bene

di Andrea Bertolotti··5 min di lettura
Persona che mangia un gelato a cucchiaiate, gesto che puo scatenare il mal di testa da gelato
Persona che mangia un gelato a cucchiaiate, gesto che puo scatenare il mal di testa da gelato

Il mal di testa da gelato, conosciuto in tutto il mondo come brain freeze, e quella fitta acuta e fugace che esplode al centro della fronte quando addentiamo un gelato o tracanniamo una bibita ghiacciata troppo in fretta. Dura pochi secondi, sembra arrivare dal cervello, eppure il cervello non c'entra quasi nulla. Il suo nome clinico e impronunciabile: ganglioneuralgia sfenopalatina (in inglese sphenopalatine ganglioneuralgia). Dietro questo dolore lampo si nasconde una piccola, elegante storia di fisiologia e neuroscienze che riguarda i vasi sanguigni della testa e uno dei nervi piu importanti del nostro volto.

Che cos'e davvero il brain freeze

La classificazione internazionale dei mal di testa (la International Classification of Headache Disorders, ICHD) lo inquadra tra le cefalee da stimolo freddo (cold-stimulus headache). Il quadro e inconfondibile: un dolore acuto e penetrante, che si concentra sulla fronte o sulle tempie, compare entro pochi secondi dal contatto con il freddo e svanisce altrettanto in fretta. Secondo la Cleveland Clinic, l'episodio dura in genere da pochi secondi fino a un paio di minuti e si risolve da solo, senza alcuna conseguenza. Fastidioso, certo, ma del tutto innocuo.

Non capita a tutti allo stesso modo. Studi sull'argomento hanno osservato che i bambini sembrano piu sensibili degli adulti e che chi soffre di emicrania tende a sperimentarlo con maggiore frequenza. Anche la velocita conta: un esperimento condotto dalla ricercatrice Maya Kaczorowski mostro che il consumo rapidissimo (meno di 5 secondi) provocava il mal di testa nel 27% dei partecipanti, contro il 12% di chi mangiava lentamente in piu di 30 secondi.

Il meccanismo: freddo, vasi sanguigni e un cambio di marcia

La spiegazione piu accreditata parte dal palato. Quando una sostanza molto fredda investe la volta della bocca, l'organismo percepisce un calo brusco di temperatura in una zona delicata e ricca di vasi. La prima reazione, difensiva, e una rapida vasocostrizione: i piccoli vasi si stringono per limitare la dispersione di calore e proteggere la temperatura interna. Subito dopo arriva la contromossa: per riscaldare di nuovo l'area, i vasi si riaprono di colpo in una vistosa vasodilatazione. E questo brusco cambio di calibro a generare il segnale doloroso.

Come riassume la Harvard Health Publishing, "questa reazione invia un segnale di dolore al cervello attraverso un nervo chiamato nervo trigemino, parte del quale si estende fino alla meta del volto e alla fronte". Il nervo trigemino e il grande nervo sensitivo della faccia, lo stesso protagonista di molte cefalee e nevralgie. E qui sta il cuore della faccenda.

Gelati colorati e ghiacciati, esempio di cibo molto freddo che puo causare la ganglioneuralgia sfenopalatina
Qualsiasi alimento o bevanda molto freddo puo innescare la cefalea da stimolo freddo. Foto: Magda Ehlers / Pexels

Perche e un dolore "riferito"

Ecco il paradosso piu affascinante: il freddo colpisce il palato, ma il dolore lo sentiamo sulla fronte. Si tratta di un classico esempio di dolore riferito. Il trigemino raccoglie le informazioni sensitive di ampie zone del viso, compresa la bocca e la fronte; quando riceve un segnale anomalo dal palato, il cervello fa fatica a localizzarne con precisione l'origine e lo "proietta" in un'altra area servita dallo stesso nervo. Come spiega la voce Cold-stimulus headache di Wikipedia, il trigemino "interpreta il dolore come proveniente dalla fronte" anche se lo stimolo nasce nel palato. In altre parole, il nostro sistema di allarme suona nella stanza sbagliata.

Lo studio di Harvard del 2012: il ruolo dell'arteria cerebrale anteriore

Per molto tempo il meccanismo e rimasto in buona parte ipotetico. Un passo avanti importante arrivo nel 2012, quando un gruppo guidato da Jorge Serrador, della Harvard Medical School, presento i propri risultati al congresso Experimental Biology 2012. I ricercatori reclutarono 13 adulti sani e ne monitorarono il flusso sanguigno cerebrale con il Doppler transcranico mentre sorseggiavano acqua ghiacciata, tenendo la cannuccia premuta contro il palato, e poi acqua a temperatura ambiente.

Il dato chiave: nel momento esatto in cui i volontari avvertivano il dolore, l'arteria cerebrale anteriore si dilatava rapidamente, inondando il cervello di sangue; quando l'arteria tornava a restringersi, il dolore spariva. Secondo il resoconto pubblicato da ScienceDaily, la cefalea "sembra innescata da un brusco aumento del flusso sanguigno nell'arteria cerebrale anteriore e scompare quando questa arteria si restringe".

Il team ipotizzo che il cervello reagisca al freddo dilatando i propri vasi per aumentare il flusso di sangue e mantenersi caldo. Una difesa sensata per un organo che non puo permettersi di raffreddarsi.

Serrador e colleghi suggerirono anche un possibile legame con l'emicrania: meccanismi simili di rapida dilatazione e costrizione vascolare potrebbero essere coinvolti in altre forme di mal di testa. Per questo, capire un fenomeno banale come il brain freeze potrebbe un giorno aiutare a sviluppare terapie piu efficaci contro emicranie e cefalee piu serie. E bene ricordare, pero, che il quadro non e del tutto chiuso: la stessa Harvard Health ammette che "la causa delle cefalee da stimolo freddo resta un mistero", e la teoria vascolare convive con altre interpretazioni.

Come fermarlo (e come prevenirlo)

La buona notizia e che il brain freeze si combatte con gesti semplici, tutti orientati a riscaldare in fretta il palato e a riportare i vasi alla normalita. I rimedi piu citati da fonti come Johns Hopkins Medicine e dalla Cleveland Clinic sono:

  • Premere la lingua (o il pollice) contro il palato: il calore della lingua riscalda la zona raffreddata e accelera il ritorno alla normalita dei vasi.
  • Bere acqua tiepida o a temperatura ambiente: aiuta a riportare rapidamente la bocca a una temperatura confortevole.
  • Interrompere subito lo stimolo freddo: smettere di mangiare o bere il prodotto ghiacciato e attendere qualche secondo.

Per evitare del tutto la fitta, la strategia migliore e la prevenzione. Mangiare il gelato a piccole porzioni, masticare lentamente e dare al palato il tempo di riscaldarsi tra un boccone e l'altro riduce drasticamente le probabilita di scatenare la reazione. In fondo, il brain freeze e il modo in cui il corpo ci ricorda, con un piccolo colpo alla fronte, che certe cose vanno gustate con calma.

Persona che si tocca la fronte per il mal di testa, come accade durante un episodio di brain freeze
La fitta del brain freeze si concentra sulla fronte ma nasce nel palato: e dolore riferito. Foto: www.kaboompics.com / Pexels

La prossima volta che un cono di gelato vi regalera quella scarica improvvisa tra gli occhi, saprete cosa sta succedendo: un'arteria che si dilata, un nervo che confonde l'indirizzo del dolore e un cervello che, semplicemente, sta cercando di non prendere troppo freddo.

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