Corpo Umano
Perché arrossiamo? La più umana delle reazioni del corpo
Involontario, impossibile da fingere e forse unico della nostra specie: il rossore affascinava già Darwin. Un nuovo studio del 2024 ne svela il meccanismo nel cervello.

Basta un complimento inatteso, una gaffe in pubblico o lo sguardo della persona che ci piace, e succede: le guance si scaldano e diventano rosse, senza che possiamo farci nulla. Arrossire è una delle reazioni più curiose del corpo umano, perché è del tutto involontaria, impossibile da fingere o nascondere, e a quanto pare unica della nostra specie. Charles Darwin la definì "la più peculiare e la più umana di tutte le espressioni". Eppure, a oltre un secolo e mezzo di distanza, gli scienziati discutono ancora su perché esattamente lo facciamo.
Cosa succede sotto la pelle
Dal punto di vista fisiologico, arrossire è una dilatazione improvvisa dei piccoli vasi sanguigni del viso. Quando proviamo emozioni come imbarazzo, vergogna o forte autocoscienza, il sistema nervoso autonomo, la parte che controlla le funzioni automatiche, comanda ai capillari di guance, collo e orecchie di allargarsi. Più sangue affluisce vicino alla superficie della pelle, e il colorito si fa acceso. La particolarità è che le vene del viso, a differenza di altre, sono più sensibili a certi segnali nervosi: per questo il rossore si concentra lì. È lo stesso meccanismo della reazione "combatti o fuggi", ma applicato in modo paradossale a una situazione sociale, non a un pericolo fisico.
L'enigma di Darwin
Fu proprio Darwin a porre la domanda nella sua forma più acuta. Nel suo libro del 1872, L'espressione delle emozioni nell'uomo e negli animali, osservò che nessun altro animale arrossisce e che la reazione compare quando pensiamo a ciò che gli altri pensano di noi. Questo lo metteva in difficoltà: come poteva la selezione naturale aver favorito una reazione che, in apparenza, ci mette in svantaggio, rivelando proprio l'emozione che vorremmo nascondere? Il rossore, in fondo, ci tradisce nel momento meno opportuno.
La spiegazione più accreditata è che arrossire funzioni come un segnale sociale onesto. Diventare rossi comunica involontariamente agli altri che ci rendiamo conto di aver violato una norma, o che teniamo al loro giudizio: una sorta di scusa non verbale. Diversi studi di psicologia, tra cui quelli del gruppo di Peter de Jong, hanno mostrato che chi arrossisce dopo un errore tende a essere giudicato in modo più indulgente e percepito come più affidabile. Il rossore, in questa lettura, sarebbe un costoso "biglietto da visita" della nostra sincerità.
Cosa dice il cervello (e la sorpresa del 2024)
Per molto tempo si è dato per scontato che arrossire richiedesse pensieri complessi: immaginare cosa passa per la testa degli altri. Uno studio recente ha però messo in dubbio questa idea. Nel luglio 2024, la psicologa Milica Nikolić dell'Università di Amsterdam e colleghi hanno pubblicato sui Proceedings of the Royal Society B un esperimento ingegnoso: hanno chiesto a quaranta giovani di cantare al karaoke e poi, dentro uno scanner per risonanza magnetica, hanno fatto loro guardare i video della propria performance.
Chi arrossiva di più mostrava una maggiore attivazione del cervelletto e delle aree visive del cervello, regioni legate all'eccitazione emotiva e all'attenzione, ma non delle zone tipicamente coinvolte nel ragionare sulla mente altrui. Come ha riassunto la British Psychological Society, ciò suggerisce che per arrossire non sia necessario pensare a cosa pensano gli altri: basterebbe una forte ondata emotiva scatenata dall'essere al centro dell'attenzione. Un risultato che, in parte, sfida l'intuizione di Darwin.
Quando il rossore diventa un problema
Per la maggior parte delle persone arrossire è solo un fastidio passeggero. Ma per chi soffre di eritrofobia, la paura intensa di arrossire in pubblico, può trasformarsi in una fonte di ansia sociale debilitante, in cui il timore stesso del rossore lo innesca, in un circolo vizioso. Esistono terapie psicologiche e, nei casi estremi, interventi chirurgici sui nervi simpatici, anche se questi ultimi sono controversi per i possibili effetti collaterali. Per tutti gli altri, arrossire resta ciò che è sempre stato: la prova, scritta sul nostro viso, che siamo creature profondamente sociali, incapaci di restare indifferenti allo sguardo degli altri. Maggiori dettagli sullo studio sono disponibili nel comunicato della ricerca.
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