Corpo Umano
Tetracromia: le persone che vedono milioni di colori in più
Un quarto tipo di cono nella retina può moltiplicare le sfumature percepite: la rara condizione, quasi esclusiva delle donne, studiata da Gabriele Jordan.

Immaginate di guardare un tramonto e di vedere, dove gli altri scorgono "arancione", decine di sfumature distinte che non hanno nemmeno un nome. Per la stragrande maggioranza di noi è impossibile, ma per una piccolissima minoranza di persone potrebbe essere la normalità. Si chiamano tetracromati, e le loro retine ospitano un quarto tipo di cono, il recettore che ci permette di distinguere i colori. In teoria, una tetracromate "vera" potrebbe percepire fino a 100 milioni di colori, contro il milione circa accessibile a una persona normale.
È uno dei fenomeni più affascinanti e controversi delle neuroscienze della visione: una forma di "super-vista" che si nasconde, statisticamente, soprattutto tra le donne.
Tre coni, un milione di colori
La visione cromatica umana si basa su cellule chiamate coni, concentrate nella retina. La maggior parte delle persone è tricromate: possiede tre tipi di coni, sensibili rispettivamente alla luce blu, verde e rossa. Il cervello combina i segnali di questi tre recettori e, da quel mix, ricostruisce l'intera tavolozza che chiamiamo "colore". Da appena tre canali nasce la nostra capacità di distinguere circa un milione di tonalità diverse.
Gli animali, su questo fronte, ci battono spesso: molti uccelli e rettili sono naturalmente tetracromati, e la canocchia detiene record di recettori. Ma anche tra gli esseri umani, in rari casi, può comparire un cono in più.
Il quarto cono e perché riguarda le donne
Le istruzioni per costruire i coni rosso e verde si trovano sul cromosoma X. Poiché le donne hanno due cromosomi X, possono ereditare due versioni leggermente diverse del gene per uno di questi coni: il risultato è la potenziale presenza di un quarto recettore, con un picco di sensibilità intermedio tra il rosso e il verde standard. Secondo le stime riportate dalla voce Tetrachromacy dell'enciclopedia, fino al 15% delle donne potrebbe possedere questo quarto tipo di cono a livello anatomico.
Attenzione, però: avere il recettore non basta. Perché si traduca in una visione realmente potenziata, il cervello deve essere capace di sfruttare il segnale aggiuntivo come un canale d'informazione indipendente. Ed è qui che la maggior parte delle potenziali tetracromati resta semplicemente... tricromate funzionali.
La caccia alla tetracromate "vera"
A dedicarsi per oltre vent'anni a questa ricerca è stata la neuroscienziata Gabriele Jordan, della Newcastle University. Nel 2010, dopo aver testato decine di donne portatrici del quarto cono, il suo gruppo individuò finalmente un caso reale: un soggetto identificato come cDa29, capace di distinguere combinazioni di luce colorata che per chiunque altro apparivano identiche. Come raccontato da ScienceAlert, in una stanza buia le venivano mostrati cerchi di luce dalle sottilissime differenze cromatiche: lei li separava senza esitazione, mentre i tricromati fallivano.
Era la prima dimostrazione che la tetracromia funzionale umana non è solo un'ipotesi genetica, ma una realtà percettiva. Solo che è estremamente rara, perché richiede l'incontro di due condizioni: la giusta dotazione di coni e un cervello che abbia "imparato" a usarli.
L'artista che dipinge ciò che vede
Il caso più celebre e dibattuto è quello di Concetta Antico, pittrice statunitense di origine australiana, identificata come probabile tetracromate funzionale e descritta da riviste come Discover Magazine. Antico racconta di percepire una ricchezza di sfumature straordinaria nelle ombre, nei sassi, nei riflessi, e i suoi quadri sono pieni di colori che la maggior parte delle persone semplicemente non vede. Curiosamente, è anche portatrice del gene legato a una forma di daltonismo, il che secondo i ricercatori potrebbe non essere un caso: gli stessi geni implicati nelle anomalie della visione possono, in certe combinazioni, produrre un cono in più.
Non tutti gli scienziati sono convinti, e il dibattito resta aperto: misurare in modo rigoroso quante persone siano davvero tetracromati funzionali è difficilissimo, come sottolineano anche le rassegne più recenti raccolte su PubMed Central. Quel che è certo è che, in mezzo a noi, qualcuno potrebbe guardare lo stesso mondo e vederlo molto, molto più ricco. Solo che, non avendo un termine di paragone, non ha mai avuto modo di accorgersene.
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