Corpo Umano
Sincope vasovagale: perché si sviene alla vista del sangue
Lo svenimento più comune nasce da un riflesso del nervo vago che fa crollare pressione e battito cardiaco. E cadere a terra è la cura.

Una vista improvvisa di sangue, un prelievo, una brutta notizia, o semplicemente troppo tempo in piedi sotto il sole: e all'improvviso il mondo si fa lontano, la vista si annebbia, le orecchie ronzano e ci si ritrova a terra. È la sincope vasovagale, la forma di svenimento più comune in assoluto, responsabile della maggior parte dei "mancamenti" che colpiscono persone perfettamente sane. Lungi dall'essere un capriccio, è il risultato di un meccanismo nervoso preciso, che a volte sembra agire contro i nostri stessi interessi.
Cosa succede nel corpo quando si sviene
Il nome stesso indica i protagonisti: i vasi sanguigni e il nervo vago, il grande nervo del sistema parasimpatico che collega il cervello a cuore, polmoni e apparato digerente. In condizioni normali questo nervo aiuta a regolare il battito cardiaco e la pressione. Durante una sincope vasovagale, però, uno stimolo scatenante provoca una sua iperattivazione improvvisa: il cuore rallenta (bradicardia) e contemporaneamente i vasi sanguigni delle gambe si dilatano. Il risultato è un crollo repentino della pressione arteriosa.
La conseguenza è che al cervello arriva, per pochi secondi, troppo poco sangue e quindi troppo poco ossigeno. La perdita di coscienza è la risposta di emergenza dell'organismo. E qui sta il punto sorprendente: cadere a terra è, paradossalmente, la soluzione. In posizione orizzontale il sangue torna a fluire facilmente verso la testa, e di norma la persona riprende conoscenza nel giro di pochi secondi. La voce della Mayo Clinic dedicata alla sincope vasovagale descrive bene questa sequenza e i segnali premonitori.
I segnali che precedono lo svenimento
La sincope vasovagale raramente arriva senza preavviso. Prima della perdita di coscienza compare quasi sempre una fase chiamata presincope: pallore improvviso, sudorazione fredda, nausea, sensazione di calore, vista offuscata o "a tunnel", ronzio nelle orecchie, sbadigli. Riconoscere questi segnali è importante, perché permette di prevenire la caduta. La manovra più efficace è semplicissima: sdraiarsi e sollevare le gambe, oppure sedersi e abbassare la testa, per favorire il ritorno del sangue al cervello. Anche contrarre con forza i muscoli di gambe e braccia può aiutare a far risalire la pressione.
I fattori scatenanti sono molteplici: la vista del sangue o degli aghi, il dolore, lo stress emotivo, la disidratazione, gli ambienti caldi e affollati, lo stare a lungo in piedi immobili. Anche sforzi banali come la tosse violenta, la minzione o uno sforzo durante l'evacuazione possono innescare il riflesso in persone predisposte.
Perché l'evoluzione ci fa svenire alla vista del sangue?
Resta la domanda più curiosa: che senso ha un meccanismo che ci fa perdere i sensi proprio nei momenti critici? Nella maggior parte degli svenimenti la spiegazione è meccanica, ma il caso specifico dello svenimento alla vista del sangue o delle ferite ha incuriosito gli studiosi, perché è quasi unico: è l'unica "fobia" che porta a un abbassamento, e non a un aumento, di pressione e battito.
Una delle ipotesi più discusse suggerisce che si tratti di un residuo evolutivo. Di fronte a una minaccia violenta, immobilizzarsi e svenire avrebbe potuto, in alcuni contesti, aumentare le probabilità di sopravvivenza: un corpo fermo a terra attira meno l'attenzione di un predatore o di un aggressore, e l'abbassamento della pressione potrebbe ridurre la perdita di sangue in caso di ferita. È una teoria affascinante ma non dimostrata, e va presa con cautela. Quel che è certo è che la predisposizione ha una forte componente familiare: chi sviene tende ad avere parenti con la stessa tendenza.
Quando preoccuparsi
Nella stragrande maggioranza dei casi la sincope vasovagale è del tutto benigna e non richiede trattamenti, se non l'attenzione a idratarsi bene, evitare i fattori scatenanti e imparare a riconoscere i sintomi premonitori. Esiste però un'altra famiglia di svenimenti, di origine cardiaca, che può essere spia di problemi seri. Come sottolinea la letteratura medica, tra cui un noto studio sull'incidenza della sincope pubblicato sul New England Journal of Medicine, è importante distinguere le due forme.
I campanelli d'allarme che meritano una valutazione medica sono: svenimenti che avvengono senza alcun preavviso, durante uno sforzo fisico, da sdraiati, accompagnati da palpitazioni o dolore al petto, o in persone con cardiopatie note o storia familiare di morte improvvisa. In questi casi, lo svenimento non è il finale di un riflesso protettivo, ma un sintomo da indagare. Per tutti gli altri, quel momentaneo "spegnersi" del mondo resta una delle dimostrazioni più nette di quanto il nostro cervello dipenda, secondo per secondo, da un flusso costante di sangue.
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