Curiosità
Catastrofe di Storegga: il mega-tsunami che 8.150 anni fa cancellò la Doggerland
Una frana sottomarina di 3.500 km³ travolse il Mare del Nord e separò la Britannia dal continente

Intorno al 6.150 a.C., sulla scarpata della piattaforma continentale norvegese, una sezione di fondale lunga quasi 300 chilometri si staccò e precipitò negli abissi. Furono circa 3.500 chilometri cubi di sedimento — più o meno il volume di un'isola lunga come la Sardegna alta un chilometro — a scivolare verso il largo. La frana di Storegga (in norvegese 'grande bordo') generò uno dei più potenti tsunami della preistoria europea, le cui tracce si leggono ancora oggi nei depositi sabbiosi delle coste scozzesi e nei sedimenti delle isole Shetland.
Per decenni la frana di Storegga è stata raccontata come la sciagura che cancellò di colpo la Doggerland, la pianura che fino al Mesolitico univa la Britannia all'Europa continentale. Studi recenti hanno reso il quadro più complesso, ma il fenomeno rimane uno dei più imponenti collassi sottomarini documentati nel Quaternario.
La frana: numeri, datazione, meccanismo
La cronologia è stata stabilita con grande precisione grazie alle datazioni al radiocarbonio dei depositi di tsunami trovati lungo le coste del Mare del Nord. Il geologo norvegese Stein Bondevik dell'Università di Bergen ha guidato per oltre vent'anni le campagne di carotaggio nei laghi costieri norvegesi, scozzesi e faroesi, mostrando che l'evento è databile a 8.150 anni prima del presente (calibrati), con una finestra di incertezza inferiore a un secolo.
Il meccanismo è ricostruito con sufficiente sicurezza: una indagine pubblicata su Antiquity nel 2020 da James Walker, Bondevik e colleghi descrive come il riscaldamento postglaciale avesse destabilizzato gli idrati di metano sigillati nei sedimenti, e come probabilmente un terremoto innescò il collasso. Il fronte di frana si propagò per quasi 800 chilometri lungo la scarpata, scaricando detriti fino a 3.000 metri di profondità.

Onde di 25 metri sulle Shetland
I modelli idrodinamici concordano con le evidenze sul campo. Sulla costa delle Shetland, alcuni depositi di sabbia marina sono stati ritrovati fino a 6 metri sopra l'attuale livello di marea e fino a 80 chilometri all'interno: le onde di run-up sulle isole settentrionali britanniche hanno superato i 20-25 metri di altezza. Sulla costa norvegese orientale si stimano onde di 10-12 metri, e fino a 5 metri lungo la costa orientale scozzese.
Il sito di Maryton, in Scozia, presenta uno strato di sabbia marina spesso fino a 75 centimetri intercalato a torba lacustre: i sedimentologi lo hanno riconosciuto come il marker fossile di un'unica, gigantesca ondata di acqua salata che si spinse nell'entroterra. Sulla costa del Sør-Trøndelag norvegese le tracce di tsunami arrivano in alcuni casi a oltre 10 metri sul livello del mare attuale.
La fine della Doggerland: una storia rivista
La Doggerland era una vasta pianura che dal Mesolitico univa la Gran Bretagna, l'Olanda, la Danimarca e la Norvegia in un unico territorio popolato da cacciatori-raccoglitori. Le draghe dei pescherecci nel Dogger Bank portano regolarmente in superficie ossa di mammut, rinoceronti lanosi e punte di arpione di osso. Per anni si è ipotizzato che la Storegga avesse spazzato via in un giorno questa terra.
Uno studio del 2022 pubblicato su Frontiers in Earth Science ha però rivisto l'idea: la simulazione mostra che, al momento dello tsunami, la Doggerland era già in gran parte ridotta a un arcipelago a causa del lento innalzamento del mare conseguente alla deglaciazione. L'evento sicuramente devastò le comunità mesolitiche superstiti, ma la sommersione finale fu il risultato della trasgressione marina degli secoli successivi, non dell'unica onda del 6.150 a.C.
Cosa lasciò sul campo
Il prezzo umano resta oggetto di dibattito archeologico. Britannica ricorda che alcuni siti archeologici costieri della Scozia mostrano un'interruzione brusca dell'occupazione mesolitica subito dopo l'evento, mentre altri furono rifondati a quote più alte nei decenni seguenti. Il fenomeno è considerato il riferimento principale per i modelli moderni di rischio tsunami nel Nord Atlantico.
Storegga oggi: un rischio ricorrente?
Le indagini del Geological Survey of Norway hanno mostrato che frane simili sono avvenute sullo stesso fianco di scarpata almeno tre volte negli ultimi 500.000 anni, in coincidenza con periodi di rapido cambiamento climatico. Le riserve norvegesi di gas naturale a Ormen Lange, sviluppate negli anni Duemila proprio nell'area della frana, sono state autorizzate dopo dieci anni di studi sismici per escludere un'instabilità imminente.
Anche per questo motivo lo studio di Storegga è oggi un riferimento globale: nel 2011 i rapporti di valutazione del rischio dopo lo tsunami di Tōhoku in Giappone hanno citato gli scenari Storegga come esempio di evento ad alto impatto e lunga ricorrenza. Una frana di quelle dimensioni produrrebbe oggi, lungo le coste del Mare del Nord, un'onda capace di mettere in crisi le piattaforme offshore e le città costiere britanniche e norvegesi.
Storegga è il promemoria geologico che il Mare del Nord, oggi tranquillo motore dell'economia europea, era stato millenni fa lo scenario di una delle più grandi catastrofi marine della storia umana. E i suoi sedimenti continuano a parlare.
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