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Psicologia

Effetto Baader-Meinhof: perché lo vedi ovunque dopo averlo notato

Impari una parola nuova e improvvisamente la incontri dappertutto. Non è il mondo a essere cambiato, ma la tua attenzione: è l'illusione di frequenza.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Auto sportiva rossa parcheggiata in una strada cittadina
Auto sportiva rossa parcheggiata in una strada cittadina

Vi è mai capitato? Imparate una parola che non avevate mai sentito, e nel giro di pochi giorni la incontrate dappertutto: in un libro, alla radio, in una conversazione. Oppure decidete di comprare un certo modello di automobile e di colpo sembra che mezza città guidi quella stessa macchina. Non è una coincidenza né un segno del destino: è un fenomeno psicologico ben noto, chiamato effetto Baader-Meinhof o, più correttamente, illusione di frequenza.

Un nome bizzarro

L'origine del nome è curiosa. Nel 1994 un lettore scrisse a un giornale americano, il St. Paul Pioneer Press, raccontando di aver sentito nominare due volte in poche ore la "Baader-Meinhof", un gruppo terroristico tedesco degli anni Settanta di cui non si parlava da tempo. L'espressione "fenomeno Baader-Meinhof" si diffuse così, in modo informale, per indicare proprio quella sensazione di vedere ricomparire ovunque qualcosa appena scoperto. Il termine scientifico, illusione di frequenza, fu invece coniato nel 2005 dal linguista di Stanford Arnold Zwicky, espressione poi entrata persino nei dizionari, come segnala il blog accademico di linguistica Language Log dell'Università della Pennsylvania.

Due meccanismi in azione

Zwicky individuò due processi mentali che, combinandosi, generano l'illusione. Il primo è l'attenzione selettiva: nel momento in cui qualcosa entra a far parte del nostro orizzonte mentale — una parola, un volto, un oggetto — il cervello inizia inconsapevolmente a "cercarlo" nell'ambiente, notandolo ogni volta che compare. Prima quei medesimi stimoli erano lì, ma li ignoravamo, filtrati via come rumore di fondo irrilevante.

Il secondo meccanismo è il bias di conferma: ogni nuovo avvistamento rafforza la nostra impressione che la cosa stia improvvisamente dilagando, mentre non prestiamo alcuna attenzione a tutte le volte in cui non compare. In altre parole, contiamo i successi e dimentichiamo i non-eventi. Il risultato è una sensazione vivida e convincente di un aumento reale, che però esiste solo nella nostra percezione. La scheda dell'Enciclopedia Britannica sul bias di conferma descrive bene questa tendenza a privilegiare le informazioni che confermano ciò che già pensiamo.

Strada cittadina affollata con molte persone che camminano
La frequenza reale degli stimoli non cambia: cambia la nostra attenzione verso di essi. Credit: Cameron Casey / Pexels.

Il mondo non è cambiato, lo sei tu

Il punto centrale dell'illusione di frequenza è proprio questo: la frequenza con cui un certo elemento compare nel mondo non è affatto aumentata. Le auto di quel modello erano già in circolazione, la parola era già in uso, le donne incinte che improvvisamente "notate ovunque" dopo aver saputo di una gravidanza erano già lì. Ciò che è cambiato è il vostro cervello, che ha alzato il livello di rilevanza assegnato a quello stimolo. Il nostro sistema percettivo è infatti una straordinaria macchina di filtraggio: siamo bombardati da molte più informazioni di quante potremmo elaborarne, e l'attenzione decide momento per momento cosa portare alla coscienza e cosa scartare.

Cosa succede nel cervello

Dietro l'illusione di frequenza c'è il funzionamento dei sistemi attentivi del cervello. Ogni secondo i nostri sensi raccolgono una mole enorme di dati, ma solo una piccola parte raggiunge la consapevolezza. Reti neurali specializzate valutano in continuazione quali stimoli siano "salienti", cioè meritevoli di attenzione, in base ai nostri interessi, bisogni e ricordi recenti. Quando un elemento diventa improvvisamente rilevante per noi, queste reti lo promuovono in cima alla lista delle priorità, e da quel momento balza all'occhio ogni volta che compare. È un meccanismo profondamente adattivo: ci permette di individuare rapidamente ciò che conta — un volto familiare in mezzo alla folla, il nostro nome pronunciato in una stanza rumorosa — senza dover analizzare consapevolmente tutto il resto. L'illusione di frequenza non è dunque un difetto del cervello, ma l'effetto collaterale di un sistema straordinariamente efficiente nel filtrare la realtà.

Dove lo incontriamo

L'illusione di frequenza è dietro moltissime esperienze quotidiane. La scoperta di una nuova band, l'acquisto di un paio di scarpe particolari, l'apprendimento di un termine tecnico: tutto sembra moltiplicarsi attorno a noi appena ci entra in testa. Il fenomeno spiega anche perché certe pubblicità ci paiano "inseguirci": in parte per via del retargeting digitale reale, ma in parte proprio perché, dopo aver mostrato interesse per un prodotto, iniziamo a notarne ogni traccia. È un effetto talmente comune da influenzare il modo in cui valutiamo quanto qualcosa sia diffuso o di moda.

Quando l'illusione diventa una trappola

Per quanto innocuo nella maggior parte dei casi, questo bias ha un lato meno rassicurante. Lo stesso meccanismo che ci fa "vedere ovunque" una parola può alimentare modi di pensare distorti: chi è preoccupato per la propria salute può convincersi che un sintomo banale sia ormai un segnale onnipresente; chi aderisce a una teoria del complotto inizia a scorgere "prove" dappertutto, perché cerca solo conferme. È la stessa radice psicologica dell'apofenia, la tendenza a vedere schemi e connessioni anche dove regna il caso.

Conoscere l'illusione di frequenza ci rende un po' più lucidi. La prossima volta che avrete la netta sensazione che qualcosa stia "spuntando ovunque", potrete fermarvi un istante e chiedervi: è davvero il mondo a essere cambiato, o sono solo io che ho cominciato a guardare? Spesso la risposta più onesta — e più affascinante — riguarda il funzionamento della nostra mente, non la realtà là fuori. Il cervello, in fondo, non ci mostra il mondo così com'è, ma così come abbiamo imparato a notarlo.

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