Psicologia
Esperimento di Harlow (1958): le scimmie scelgono la madre di stoffa anche quando il cibo è altrove
A Madison, in Wisconsin, lo psicologo Harry Harlow distrugge la teoria comportamentista dell'attaccamento: il contatto morbido vale più del latte

Nel 1958 la psicologia accademica americana era dominata dal comportamentismo. Le teorie ufficiali di figure come John B. Watson e B.F. Skinner spiegavano l'attaccamento fra madre e figlio in termini esclusivamente economici: il bambino impara ad amare chi gli dà da mangiare, perché il cibo è il rinforzo primario e il volto materno diventa, per associazione, il rinforzo secondario. L'amore, sosteneva Watson nel suo famoso manuale del 1928, non è altro che cibo che si lava la faccia. L'epoca era anche quella in cui i pediatri raccomandavano alle mamme di non abbracciare troppo i propri bambini, per non «viziare» il loro carattere.
Il 31 agosto 1958, alla 66ª convenzione annuale dell'American Psychological Association a Washington, un quarantatreenne professore dell'Università del Wisconsin salì in cattedra e pronunciò un discorso che avrebbe demolito quel paradigma in mezz'ora. Si chiamava Harry Harlow, il titolo del suo intervento era The Nature of Love, «la natura dell'amore». Il testo, oggi disponibile in copia integrale su UCLA, è uno dei più citati della storia della psicologia dell'età evolutiva.
Le due madri di Madison
Harlow lavorava al Primate Laboratory di Madison, Wisconsin, dove allevava una colonia di macachi rhesus (Macaca mulatta). Per i suoi studi sull'apprendimento aveva separato decine di piccoli dalle madri appena nati e li aveva tenuti in gabbie sterili con dei pannolini di flanella sul fondo, da pulire ogni giorno. Aveva notato qualcosa di curioso: quando il personale toglieva i pannolini per lavarli, i piccoli si aggrappavano disperatamente al tessuto e protestavano violentemente. Senza pannolino, sviluppavano stereotipie e disturbi del comportamento.
Da quell'osservazione casuale costruì il suo esperimento più celebre. Per ogni cucciolo, costruì due madri surrogate:
- una madre di filo metallico, un'impalcatura di rete dura con due occhi finti e una bocca dipinta;
- una madre di stoffa, della stessa forma, ma rivestita di spugna e ricoperta di un tessuto di felpa morbida, riscaldata internamente da una lampadina a 30 °C.
I cuccioli furono divisi in due gruppi. Per metà, la madre di filo metallico era equipaggiata con un biberon ed era l'unica fonte di latte; la madre di stoffa, sempre disponibile, non offriva cibo. Per l'altra metà, l'allestimento era invertito.

Il risultato: 18 ore al giorno sul tessuto
I dati raccolti per centinaia di ore di osservazione sono inequivocabili. Indipendentemente da quale delle due madri fornisse il cibo, tutti i cuccioli passavano dalle 17 alle 18 ore al giorno aggrappati alla madre di stoffa. Quando avevano fame, si avvicinavano alla madre di filo metallico, bevevano dal biberon e tornavano subito alla madre di stoffa, di solito mantenendo un piede o una zampa in contatto con essa anche durante il pasto.
Il test più drammatico fu quello della paura. Harlow introduceva nella gabbia un giocattolo meccanico minaccioso (un orsacchiotto che batte i piatti, un giocattolo a molla rumoroso). I piccoli con la madre di stoffa correvano da lei, si aggrappavano, dopo qualche minuto riprendevano coraggio e si avvicinavano all'oggetto per esplorarlo. I piccoli senza la madre di stoffa, in quella stessa situazione, restavano paralizzati al centro della gabbia, oppure cercavano disperatamente la madre di filo (che però non offriva conforto e li respingeva, perché il filo li graffiava). Erano incapaci di esplorare l'ambiente.
«Contact comfort»: una parola nuova
Da quei dati Harlow conio l'espressione contact comfort, «conforto da contatto»: il bisogno innato del cucciolo, e per analogia del bambino umano, di un contatto fisico morbido e caldo con la figura di attaccamento, indipendente dall'alimentazione. La teoria, riassunta dalla scheda di Simply Psychology, andava in rotta di collisione con il comportamentismo dominante e portava prove sperimentali a sostegno delle ipotesi che lo psichiatra britannico John Bowlby stava sviluppando in quegli stessi anni sotto il nome di teoria dell'attaccamento.
Bowlby, Lorenz, Ainsworth: il puzzle si compone
L'esperimento di Harlow fu un tassello fondamentale di una rivoluzione concettuale più ampia. John Bowlby, lavorando con orfani britannici reduci dal blitz, aveva proposto che il legame madre-figlio fosse un sistema motivazionale autonomo, geneticamente programmato, paragonabile alla fame o alla sete. Konrad Lorenz, in Austria, aveva descritto l'imprinting delle oche nei minuti dopo la schiusa. Mary Ainsworth, allieva di Bowlby, avrebbe sviluppato il celebre paradigma della «Strange Situation» per misurare gli stili di attaccamento nei bambini umani di 12-18 mesi, descritti nel suo libro del 1978. Tutti questi filoni convergono su una constatazione comune: il legame primario non è un prodotto dell'apprendimento, è una predisposizione biologica.
La parte oscura: l'esperimento del pit of despair
Va detto, perché la storia della scienza pretende onestà: gli esperimenti di Harlow oggi sarebbero impossibili. Negli anni Sessanta lo psicologo proseguiva con varianti progressivamente più crudeli, fino a costruire il pit of despair, una camera triangolare buia in cui i cuccioli venivano isolati per settimane o mesi per studiare gli effetti della deprivazione totale. I macachi che ne uscivano erano gravemente compromessi sul piano comportamentale, sviluppavano stereotipie, autolesionismo, incapacità sociali. Come ricorda l'American Anti-Vivisection Society, quegli esperimenti contribuirono a far nascere, negli anni Settanta-Ottanta, il moderno movimento per l'etica nella sperimentazione animale e gli Institutional Animal Care and Use Committees (IACUC) che oggi devono approvare ogni protocollo.

Cosa è rimasto, settant'anni dopo
L'esperimento delle madri di stoffa è uno dei pochi del Novecento i cui risultati sono ancora insegnati esattamente come Harlow li descrisse. Le conseguenze pratiche, fuori dal laboratorio, sono enormi: hanno cambiato il modo di trattare i bambini negli orfanotrofi, hanno influito sulle politiche di adozione, hanno spinto la pediatria a raccomandare il contatto pelle-a-pelle tra neonato e madre nelle prime ore di vita (la cosiddetta kangaroo care, oggi standard in tutte le terapie intensive neonatali del mondo). Nel 1971, l'anno della morte di sua moglie Margaret, Harlow scivolò in una depressione grave e si rifugiò nell'alcolismo; morì nel 1981 a 76 anni. La psicologia gli deve, nel bene e nel male, una delle dimostrazioni più potenti che la nostra natura non è solo cibo.
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