Psicologia
Esperimento di Milgram: il 65% degli adulti somministra scosse fatali se a ordinarlo è un'autorità
Lo studio del 1961 a Yale rispose alla domanda 'come si è arrivati ad Auschwitz?'. La replica di Burger del 2009 ha confermato i numeri.

Nell'agosto del 1961, in un laboratorio del seminterrato della Linsly-Chittenden Hall all'Università di Yale, lo psicologo Stanley Milgram mise in scena uno degli esperimenti più scomodi della storia delle scienze umane. La domanda di partenza era specifica: il processo di Adolf Eichmann a Gerusalemme era iniziato pochi mesi prima, e l'ufficiale nazista si stava difendendo dicendo di «aver solo eseguito gli ordini». Milgram, ebreo americano figlio di immigrati rumeni e ungheresi, voleva sapere: quanti, fra cittadini comuni, sarebbero stati disposti a obbedire fino in fondo a un'autorità che ordinava di fare del male?. La risposta che ottenne — il 65% dei partecipanti arrivò a somministrare scosse di 450 volt — sconvolse i suoi stessi colleghi.
Il protocollo
I partecipanti erano 40 uomini reclutati con annuncio sul New Haven Register, tra i 20 e i 50 anni, di estrazione sociale varia. Pagati 4,50 dollari (circa 50 dollari di oggi) per partecipare a uno «studio sull'apprendimento». Una volta arrivati in laboratorio, ogni partecipante veniva accoppiato a un secondo «volontario» (in realtà un complice di Milgram, l'attore James McDonough) e per estrazione truccata gli toccava sempre il ruolo di insegnante. Il complice prendeva il ruolo di allievo, veniva legato a una sedia in una stanza adiacente e collegato a finti elettrodi.
L'insegnante doveva leggere coppie di parole; ad ogni errore dell'allievo, doveva premere un interruttore su un pannello che andava da 15 a 450 volt, suddivisi in 30 livelli con etichette progressivamente minacciose («leggero», «forte», «intenso», «pericoloso: shock severo», fino a «XXX»). Lo sperimentatore in camice grigio, Milgram stesso o un suo assistente, restava nella stanza. Quando l'insegnante esitava, lo sperimentatore usava quattro frasi di rinforzo, in sequenza fissa:
- «Per favore, continui.»
- «L'esperimento richiede che lei continui.»
- «È assolutamente essenziale che lei continui.»
- «Non ha altra scelta: deve continuare.»
Le scosse non erano reali: l'allievo recitava una sceneggiatura preregistrata di gemiti, grida e silenzio dopo i 330 volt.

I numeri
Prima dell'esperimento, Milgram aveva chiesto a un gruppo di psichiatri di Yale quanti volontari sarebbero arrivati al massimo. La stima era 1-2%, tutti «psicopatici». La realtà fu molto diversa, come riporta la voce enciclopedica dedicata:
- 26 su 40 partecipanti (65%) arrivarono a 450 volt.
- Tutti i 40 arrivarono ad almeno 300 volt.
- Molti mostrarono segni gravi di stress: tremori, sudore, fou rire nervoso, balbettii. Cinque chiesero di interrompere e furono accompagnati fuori dopo il quarto rifiuto.
Lo studio fu pubblicato nel 1963 sul Journal of Abnormal and Social Psychology con il titolo «Behavioral Study of Obedience».
Cosa accadde nelle 18 variazioni successive
Tra il 1961 e il 1962 Milgram condusse 18 variazioni del paradigma per identificare le condizioni che modulavano l'obbedienza. I dati, sintetizzati nel libro Obedience to Authority (1974), mostrano:
- Prossimità dell'allievo: quando l'insegnante poteva vedere o toccare l'allievo, l'obbedienza scendeva al 40-30%.
- Prossimità dell'autorità: se lo sperimentatore impartiva ordini per telefono, l'obbedienza scendeva al 23%.
- Setting istituzionale: spostando il laboratorio dal campus di Yale a un seedy office building di Bridgeport, l'obbedienza scese al 48%. La «autorevolezza» del luogo conta.
- Conformità del gruppo: con un complice che si rifiutava di continuare, l'obbedienza crollava al 10%.
- Differenze di genere: anche se Milgram inizialmente usò solo uomini, una variazione con 40 donne diede gli stessi numeri (65%).
La replica di Burger nel 2009
L'esperimento originale violava molti standard etici moderni. Per decenni si è discusso se i suoi risultati fossero ancora validi. Nel 2007 Jerry Burger, psicologo della Santa Clara University, riuscì a ottenere l'approvazione del comitato etico per una replica parziale: arrestava lo studio al livello di 150 volt (il primo momento di forte pressione) e introdusse uno screening psicologico preliminare. Lo studio di Burger pubblicato dall'APA nel 2009 trovò che il 70% dei partecipanti era disposto a superare la soglia, in linea con i dati di Milgram. La conclusione è netta: l'obbedienza all'autorità non è un fenomeno datato.
Critiche e nuove letture
Negli anni 2010 lo psicologo australiano Gina Perry, autrice di Behind the Shock Machine (2013), ha aperto gli archivi di Milgram a Yale e ha sollevato dubbi: alcuni partecipanti capivano che le scosse erano finte; lo sperimentatore non sempre rispettava il copione delle quattro frasi. Anche Alex Haslam e Stephen Reicher hanno proposto una rilettura: non semplice obbedienza, ma identificazione con il progetto scientifico percepito come legittimo. Il dibattito è aperto, ma il dato di base — che gran parte degli adulti possa essere indotta a compiere atti riprovevoli da un'autorità credibile — è stato confermato anche in studi con realtà virtuale (Slater, 2006), come ricorda Britannica.
Cosa ci ha insegnato
L'eredità più rilevante dell'esperimento Milgram è la dissoluzione del «dell'altro» nei discorsi sulla violenza di massa: gli aguzzini di Auschwitz, Treblinka, di tutti i genocidi del Novecento non erano necessariamente psicopatici. Erano persone in situazioni dove la responsabilità morale era diffusa e l'autorità era riconosciuta. Hannah Arendt aveva intuito qualcosa di simile, nello stesso 1961, parlando della «banalità del male» al processo Eichmann. Milgram l'ha quantificata.
«Il dilemma morale, una volta che la gerarchia ti accoglie, smette di esistere. Tu non agisci più: vieni agito.» — Stanley Milgram, Obedience to Authority, 1974.
Domande frequenti
Le scosse erano reali?
No, mai. L'allievo era un attore complice e i suoni di dolore erano preregistrati su nastro. I partecipanti venivano informati al termine dell'esperimento (debriefing).
Quanti soggetti totali furono testati?
Nelle 18 variazioni Milgram coinvolse 780 partecipanti. Le percentuali di obbedienza variavano in modo significativo a seconda delle condizioni sperimentali.
Si potrebbe rifare oggi?
Non nella versione originale: nessun comitato etico universitario lo approverebbe. Repliche parziali (come Burger 2009 o Slater 2006 in realtà virtuale) sono però possibili.
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