Psicologia
Paradosso di Salomone: perché siamo più saggi con gli altri
Ragioniamo meglio sui problemi altrui che sui nostri, ma una tecnica semplice può colmare il divario.

Quante volte abbiamo dato a un amico un consiglio lucido e saggio su un problema che, nella nostra vita, non saremmo mai riusciti ad affrontare con la stessa chiarezza? È un'esperienza comune e quasi paradossale: sembriamo molto più assennati quando ragioniamo sui guai degli altri che sui nostri. La psicologia ha dato un nome a questa asimmetria — il paradosso di Salomone — e, cosa ancora più interessante, ha scoperto un modo semplice per superarla.
Il re saggio con la vita in disordine
Il nome rende omaggio a una figura biblica, il re Salomone, celebrato per la sua leggendaria saggezza nel giudicare le dispute altrui — emblematico il racconto delle due donne che si contendevano un neonato. Eppure la sua vita privata fu tutt'altro che saggia: accumulò ricchezze smisurate, centinaia tra mogli e concubine, e trascurò l'educazione del figlio, lasciando un regno destinato a spaccarsi. Saggio con gli altri, insensato con sé stesso. È esattamente la contraddizione che dà il nome al fenomeno.
A studiarlo scientificamente sono stati due psicologi, Igor Grossmann ed Ethan Kross, in una ricerca pubblicata nel 2014 sulla rivista Psychological Science. Il loro obiettivo era verificare se davvero le persone ragionino in modo più saggio sui problemi degli altri rispetto ai propri, e se esista un modo per colmare questo divario.
Che cos'è il "ragionamento saggio"
Per misurare la saggezza, i ricercatori non si sono affidati a un'idea vaga, ma a criteri precisi. Il ragionamento saggio, nella loro definizione, comprende la capacità di riconoscere i limiti della propria conoscenza (l'umiltà intellettuale), di considerare i punti di vista altrui, di tenere conto del fatto che le situazioni cambiano nel tempo e di cercare un compromesso o una sintesi tra posizioni diverse. Sono ingredienti concreti e valutabili.
Nei loro esperimenti, Grossmann e Kross chiedevano ai partecipanti di riflettere su un conflitto sentimentale: in un caso, un tradimento subìto dal proprio partner; nell'altro, lo stesso tradimento ma capitato a un amico. I volontari dovevano poi ragionare ad alta voce su come affrontare la situazione, e le loro risposte venivano analizzate secondo i criteri della saggezza. Il risultato confermò il sospetto di partenza.
Più saggi per gli altri che per noi stessi
I partecipanti, sia giovani sia anziani, mostravano un ragionamento significativamente più saggio quando il problema riguardava un amico piuttosto che sé stessi. Di fronte al proprio tradimento tendevano a chiudersi, a essere meno disposti a considerare altre prospettive e a cercare meno il compromesso; di fronte all'identico problema vissuto da un altro, invece, ritrovavano lucidità, apertura ed equilibrio.
È la conferma sperimentale di ciò che intuiamo nella vita quotidiana: il coinvolgimento emotivo diretto offusca il giudizio. Quando siamo immersi nelle nostre emozioni, la mente si restringe, fatica a vedere il quadro d'insieme e si aggrappa al proprio punto di vista. La stessa persona che dà consigli eccellenti agli amici può rivelarsi incapace di seguirli quando tocca a lei.
La soluzione: prendere le distanze da sé
La parte più utile della ricerca riguarda però il rimedio. Grossmann e Kross scoprirono che bastava una semplice tecnica per eliminare l'asimmetria: invitare le persone a riflettere sul proprio problema in terza persona, come se stessero osservando la scena dall'esterno o consigliando qualcun altro. Chiedersi "perché Marco si sente così?" invece di "perché mi sento così?" cambiava tutto.
Con questo "auto-distanziamento", i partecipanti tornavano a ragionare sui propri guai con la stessa saggezza che riservavano agli amici. Prendere le distanze psicologiche dalla situazione, anche solo a parole, riduce l'ondata emotiva che annebbia il giudizio e permette di vedere le cose con maggiore equilibrio. È una strategia che lo stesso Ethan Kross ha approfondito nei suoi studi sul dialogo interiore, mostrando come perfino rivolgersi a sé stessi usando il proprio nome possa aiutare a gestire stress ed emozioni difficili.
Un consiglio pratico per la vita di tutti i giorni
Il paradosso di Salomone non è solo una curiosità accademica: offre uno strumento concreto. La prossima volta che vi troverete bloccati in una decisione difficile o travolti da un'emozione forte, provate a fare un passo indietro e a parlare di voi in terza persona, o a immaginare cosa consigliereste a un amico nella vostra identica situazione. Spesso la risposta saggia che cercate è la stessa che dareste con facilità a qualcun altro.
In fondo, la ricerca ci ricorda che la saggezza non è un tratto fisso e immutabile, ma uno stato che possiamo coltivare con piccoli accorgimenti. Non siamo condannati a essere ottimi consiglieri per gli altri e pessimi per noi stessi. Imparare a guardarci da fuori, con un po' di distacco, è forse il modo più semplice per diventare anche i saggi consiglieri di noi stessi.
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