Psicologia
Tend-and-befriend: la risposta allo stress diversa da combatti o fuggi
Una teoria del 2000 mostra che, soprattutto nelle femmine, lo stress può attivare accudimento e ricerca di legami.

Per quasi un secolo la scienza ha riassunto la nostra reazione allo stress in tre parole: combatti o fuggi (in inglese fight or flight). Di fronte a una minaccia, il corpo si prepara ad affrontarla o a scappare. Ma all'inizio degli anni Duemila un gruppo di ricercatrici ha fatto notare un dettaglio trascurato: gran parte degli studi su cui si fondava quella teoria erano stati condotti su maschi. E hanno proposto che, almeno per le femmine, esista una risposta diversa e altrettanto antica: tend-and-befriend, "accudisci e fai amicizia".
Una teoria nata da una distorsione
Il modello del "combatti o fuggi" fu formulato dal fisiologo Walter Cannon negli anni Venti e Trenta, basandosi in prevalenza su animali e soggetti di sesso maschile. Nel 2000, la psicologa Shelley Taylor e le sue colleghe dell'Università della California pubblicarono sulla Psychological Review un influente articolo dal titolo eloquente: "Risposte biocomportamentali allo stress nelle femmine: tend-and-befriend, non fight-or-flight". La loro tesi: la selezione naturale potrebbe aver favorito nelle femmine una strategia diversa per fronteggiare il pericolo.
Il ragionamento è evolutivo. Per una femmina con prole al seguito, combattere o fuggire poteva essere poco vantaggioso: la fuga lascia i piccoli indifesi, lo scontro mette a rischio la loro sopravvivenza. Una risposta più adattiva sarebbe stata invece proteggere e accudire la prole (il "tend") e cercare il sostegno del gruppo (il "befriend"), stringendo alleanze che aumentano le possibilità di sopravvivenza per sé e per i figli.
La chimica dei legami
Alla base di questa risposta ci sarebbe soprattutto un ormone, l'ossitocina, talvolta soprannominato "ormone dell'attaccamento". L'ossitocina viene rilasciata anche in condizioni di stress e promuove comportamenti di affiliazione, accudimento e ricerca di contatto, riducendo al contempo la sensazione di paura. La sua azione, secondo Taylor, sarebbe potenziata dagli estrogeni e smorzata dagli androgeni come il testosterone, il che spiegherebbe perché la strategia "tend-and-befriend" tenda a essere più marcata nelle femmine. A completare il quadro intervengono gli oppioidi endogeni, sostanze che rinforzano il piacere del legame sociale.
Importante: non si tratta di un confine netto tra i sessi. Sia gli uomini sia le donne possono mostrare entrambe le risposte, "combatti o fuggi" e "accudisci e fai amicizia", a seconda della situazione. La teoria non sostiene che le donne non reagiscano mai con aggressività o fuga, ma che il repertorio umano di fronte allo stress sia più ampio e sfumato di quanto la vecchia formula lasciasse intendere.
Cosa dice la ricerca sull'ossitocina
Negli anni successivi alla pubblicazione, numerosi studi hanno esplorato il ruolo dell'ossitocina nelle relazioni e nello stress. È stato osservato, per esempio, che livelli più alti di questo ormone si associano alla ricerca di contatto sociale nei momenti difficili e a una maggiore fiducia verso gli altri. La ricerca in questo campo è complessa e non priva di risultati contrastanti — l'ossitocina non è una semplice "molecola dell'amore", e i suoi effetti dipendono molto dal contesto — ma il quadro generale sostiene l'idea che la nostra biologia ci spinga, sotto pressione, anche verso il legame e non solo verso lo scontro o la fuga.
Va sottolineato che la teoria di Taylor non descrive un destino rigido: fattori culturali, personali e situazionali modulano enormemente il modo in cui ciascuno reagisce. Resta però un contributo importante per aver allargato lo sguardo oltre un unico schema considerato a lungo universale.
Perché il sostegno sociale ci protegge
La teoria del tend-and-befriend si inserisce in un filone di ricerche più ampio che mostra quanto le relazioni sociali siano fondamentali per la salute. Numerosi studi documentano che le persone con reti di sostegno solide tendono a vivere più a lungo, a riprendersi meglio dalle malattie e a gestire più efficacemente lo stress. Cercare gli altri nei momenti difficili non è un segno di debolezza, ma una strategia biologicamente radicata, scolpita da milioni di anni di evoluzione in una specie profondamente sociale come la nostra.
Questo aiuta anche a rileggere comportamenti quotidiani: la tendenza a telefonare a un'amica dopo una brutta giornata, a riunirsi in famiglia nei momenti di crisi, a creare comunità di mutuo aiuto. Sono tutte espressioni dello stesso impulso ad accudire e ad allearsi che la teoria di Taylor ha messo a fuoco.
Una nuova lente sullo stress
L'importanza del modello tend-and-befriend va oltre la psicologia: ha contribuito a un cambiamento culturale nel modo di fare ricerca, evidenziando i rischi di generalizzare a tutti risultati ottenuti solo su una parte della popolazione. Per decenni, studiare prevalentemente soggetti maschili aveva offerto un'immagine parziale di un fenomeno universale come lo stress. Riconoscere la varietà delle risposte umane, legate al sesso ma anche al contesto e alla cultura, ha reso la scienza più accurata. E ci ha consegnato un messaggio rassicurante: di fronte alle difficoltà, prendersi cura degli altri e lasciarsi aiutare è una delle cose più naturali — e più sane — che possiamo fare. La voce enciclopedica sul tend-and-befriend raccoglie gli sviluppi e le discussioni successive a questa influente teoria.
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