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Alexander von Humboldt: l'uomo che inventò la natura

Scalando le Ande nel 1802, il naturalista prussiano intuì che tutto in natura è connesso: nascevano la biogeografia e l'ecologia.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Ritratto di Alexander von Humboldt dipinto da Joseph Karl Stieler nel 1843
Ritratto di Alexander von Humboldt dipinto da Joseph Karl Stieler nel 1843

Nel 1802, sulle pendici di un vulcano delle Ande, un naturalista prussiano e i suoi compagni arrancavano a oltre 5.800 metri di quota, con le scarpe a brandelli, le mani sanguinanti per le rocce taglienti e il respiro mozzato dal mal di montagna. Quell'uomo era Alexander von Humboldt, e quella salita verso la cima del Chimborazo – allora ritenuta la montagna più alta del mondo – non era un'impresa sportiva, ma un esperimento scientifico. Da quelle osservazioni sarebbe nata una nuova idea di natura, intesa per la prima volta come una rete di relazioni interconnesse: in altre parole, le radici dell'ecologia.

Il viaggio che cambiò la scienza

Tra il 1799 e il 1804 Humboldt compì, insieme al botanico francese Aimé Bonpland, una straordinaria spedizione attraverso l'America Latina, percorrendo migliaia di chilometri tra Venezuela, Cuba, Colombia, Ecuador, Perù e Messico. Misurò tutto ciò che poteva: temperature, pressione atmosferica, magnetismo terrestre, composizione delle rocce, altitudini, salinità del mare. Esplorò il bacino dell'Orinoco confermando l'esistenza di un canale naturale che lo collega al Rio delle Amazzoni, raccolse migliaia di campioni di piante e descrisse centinaia di specie nuove per la scienza europea.

Ma il suo genio non stava nell'accumulare dati: stava nel collegarli. Dove altri vedevano fenomeni isolati, Humboldt vedeva connessioni. La biografia The Invention of Nature di Andrea Wulf, e la voce di Britannica dedicata ad Alexander von Humboldt, raccontano come egli abbia anticipato concetti che oggi diamo per scontati.

Il vulcano Chimborazo in Ecuador con la cima innevata
Il Chimborazo, in Ecuador: la sua scalata ispirò a Humboldt l'idea di natura interconnessa. Credit: Wikimedia Commons.

Il Naturgemälde: la natura in un solo quadro

Il frutto più celebre della salita al Chimborazo fu il Naturgemälde, letteralmente "quadro della natura": una grande illustrazione che rappresentava il vulcano in sezione, con le diverse fasce di vegetazione disposte secondo l'altitudine. Humboldt mostrava come, salendo di quota, si attraversassero gli stessi tipi di ambienti che si incontrano spostandosi dall'equatore verso i poli: dalla foresta tropicale alla base, fino ai licheni e alle nevi perenni della cima. Era la nascita della biogeografia e dello studio della distribuzione delle specie in base al clima.

Humboldt capì che piante, animali, clima, suolo e attività umana formavano un unico sistema in equilibrio dinamico. Osservando gli effetti devastanti del disboscamento attorno al lago di Valencia, in Venezuela, fu tra i primi a descrivere il cambiamento climatico provocato dall'uomo: notò come l'abbattimento delle foreste alterasse il regime delle piogge e impoverisse il terreno. Inventò anche le isoterme, le linee che uniscono i punti con la stessa temperatura media, ancora oggi usate nelle carte meteorologiche.

Lo scienziato più famoso del suo tempo

Tornato in Europa, Humboldt divenne una celebrità globale. Le sue opere, in particolare il monumentale Kosmos, in cui tentò di descrivere l'intero universo fisico come un tutto armonico, furono lette in tutto il mondo. La sua casa a Parigi e poi a Berlino era un crocevia di scienziati, e la sua corrispondenza contava decine di migliaia di lettere. Influenzò generazioni di naturalisti: un giovane Charles Darwin portò con sé i diari di viaggio di Humboldt durante la spedizione del Beagle, dichiarando che era stato proprio lui a ispirargli il desiderio di esplorare e comprendere la natura.

Il suo nome è oggi inciso ovunque sulla mappa del mondo: la corrente di Humboldt al largo del Sud America, catene montuose, fiumi, parchi, e perfino crateri sulla Luna. Più di duemila specie vegetali e animali portano il suo nome.

Un'eredità tornata attuale

Per gran parte del Novecento la figura di Humboldt è stata curiosamente dimenticata dal grande pubblico, oscurata dalla specializzazione crescente delle discipline scientifiche. Negli ultimi anni, però, il suo pensiero è tornato di straordinaria attualità: in un'epoca di crisi climatica e perdita di biodiversità, la sua visione della Terra come un'unica rete di relazioni delicate suona quasi profetica. Humboldt aveva intuito, due secoli prima di noi, che non si può comprendere – né proteggere – una parte della natura senza considerare il tutto. Come ricorda la voce di Wikipedia su Alexander von Humboldt, fu probabilmente l'ultimo grande studioso capace di abbracciare con un solo sguardo l'intero sapere del suo tempo.

Curiosamente, Humboldt non si limitò a osservare: fu anche un pioniere della divulgazione scientifica. Voleva che la scienza parlasse a tutti, non solo agli specialisti, e per questo le sue conferenze a Berlino, aperte al pubblico e gratuite, richiamavano folle di centinaia di persone, dai dotti agli operai. Insisteva sull'importanza dell'esperienza diretta e dell'emozione di fronte alla natura: per lui comprendere il mondo e meravigliarsene non erano cose separate, ma due facce dello stesso atteggiamento. È forse questa, oltre alle scoperte, la sua eredità più moderna: l'idea che la conoscenza scientifica appartenga a tutti e che lo stupore davanti alla natura sia il primo passo per imparare a rispettarla e a difenderla.

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