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Alfred Nobel: il «mercante di morte» che fondò il Premio Nobel

Nel 1888 lesse per errore il proprio necrologio, che lo bollava come mercante di morte. Quello shock, si dice, lo spinse a destinare la sua fortuna ai Premi Nobel.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Ritratto fotografico del chimico svedese Alfred Nobel
Ritratto fotografico del chimico svedese Alfred Nobel

Nel 1888 Alfred Nobel ebbe un'esperienza che pochissimi possono raccontare: lesse il proprio necrologio sul giornale. E ciò che lesse non gli piacque affatto. Un quotidiano francese, scambiandolo per il fratello appena defunto, lo descriveva come un "mercante di morte" arricchitosi inventando modi sempre più efficienti per uccidere. Secondo una storia molto diffusa, fu proprio quello shock a spingere il chimico svedese a riscrivere il testamento e a fondare i premi che oggi portano il suo nome.

L'uomo della dinamite

Alfred Nobel, nato a Stoccolma nel 1833, era un chimico e imprenditore geniale. Nel 1867 brevettò la dinamite, un esplosivo che rendeva la nitroglicerina — fino ad allora pericolosissima e instabile — maneggiabile e sicura, assorbendola in una terra porosa. Fu una rivoluzione: la dinamite permise di scavare gallerie, miniere, canali e ferrovie a una velocità mai vista, e rese Nobel immensamente ricco. Nel corso della vita accumulò, secondo la sua biografia ufficiale sul sito della Fondazione Nobel, ben 355 brevetti e costruì un impero industriale in più di venti Paesi.

Il successo, però, aveva radici dolorose. Gli esperimenti con la nitroglicerina erano estremamente pericolosi: nel 1864 un'esplosione nella fabbrica di famiglia a Stoccolma uccise diverse persone, tra cui il fratello minore di Alfred, Emil. Fu proprio quella tragedia a spingere Nobel a cercare un modo per domare l'esplosivo, conducendolo all'invenzione della dinamite. La sua vita, insomma, fu segnata fin dall'inizio dall'ambiguità di una scienza capace tanto di costruire quanto di distruggere.

Antica illustrazione delle medaglie del Premio Nobel
Le medaglie del Premio Nobel in un'illustrazione d'epoca: nacquero dal lascito testamentario di Alfred Nobel. Credit: Wikimedia Commons.

«Il mercante di morte è morto»

Il punto di svolta, secondo il racconto tradizionale, arrivò nel 1888. Quell'anno morì in Francia il fratello di Alfred, Ludvig. Un giornale francese, confondendo i due, pubblicò per errore il necrologio di Alfred con un titolo durissimo: «Le marchand de la mort est mort», il mercante di morte è morto. L'articolo lo accusava di essersi arricchito trovando nuovi modi per "mutilare e uccidere" il maggior numero possibile di persone. Per Nobel, che leggeva così in anticipo il giudizio che il mondo avrebbe dato di lui, fu un colpo durissimo: si trovò davanti l'immagine di come sarebbe stato ricordato, e quell'immagine era quella di un fabbricante di strumenti di morte.

Va detto, in nome dell'accuratezza, che gli storici non hanno mai ritrovato una copia originale di quel necrologio, e alcuni considerano l'episodio una leggenda o, al più, uno fra i tanti fattori che influenzarono Nobel. La vicenda è discussa con spirito critico anche da History. Resta il fatto che, negli ultimi anni di vita, Nobel maturò una crescente preoccupazione per la propria eredità morale.

Un testamento che cambiò la storia

Qualunque ne sia stata la causa precisa, il gesto finale di Nobel fu straordinario. Il 27 novembre 1895, al Club svedese-norvegese di Parigi, firmò il suo ultimo testamento, destinando la stragrande maggioranza dell'immensa fortuna a un fondo i cui interessi avrebbero premiato ogni anno «coloro che, nell'anno precedente, hanno conferito il maggior beneficio all'umanità». Nascevano così i Premi Nobel per la fisica, la chimica, la medicina, la letteratura e la pace, ai quali nel 1968 si sarebbe aggiunto quello per l'economia. La scelta sorprese e fece infuriare alcuni parenti, ma fu rispettata.

L'inclusione di un premio per la pace non fu casuale. Negli ultimi anni Nobel aveva stretto un intenso rapporto epistolare con la scrittrice e pacifista austriaca Bertha von Suttner, autrice del celebre romanzo Abbasso le armi!, che lo aveva spronato a impegnarsi per la causa del disarmo. Lo stesso Nobel coltivava l'idea, oggi discutibile, che esplosivi sempre più potenti potessero un giorno rendere la guerra così terribile da diventare impensabile. Bertha von Suttner avrebbe ricevuto a sua volta il Premio Nobel per la pace nel 1905.

Francobollo tedesco del 1995 dedicato al testamento di Alfred Nobel
Un francobollo del 1995 celebra il testamento con cui Nobel istituì i premi. Credit: Wikimedia Commons.

Dalla paura del giudizio alla gloria

Alfred Nobel morì il 10 dicembre 1896 nella sua villa di Sanremo, in Italia. I primi premi furono assegnati nel 1901, e da allora il suo nome non è più associato agli esplosivi, ma al più prestigioso riconoscimento al mondo nei campi del sapere e dell'impegno per la pace, come ricorda anche Britannica. Non è un dettaglio da poco: la data della cerimonia di consegna, ogni 10 dicembre, coincide proprio con l'anniversario della sua morte.

La seconda vita di un nome

La storia di Alfred Nobel, vera o in parte leggendaria che sia nei dettagli, conserva una forza simbolica intatta. Racconta di un uomo che, messo di fronte a come sarebbe stato ricordato, decise di riscrivere la propria eredità finché era in tempo. È la dimostrazione che un'esistenza può avere una "seconda vita" nella memoria collettiva, e che a volte basta uno specchio impietoso — anche quello di un necrologio sbagliato — per spingere qualcuno a trasformare un patrimonio in un dono per l'umanità.

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