Storie
Alice Ball: la chimica che sconfisse la lebbra a 24 anni
La giovane scienziata afroamericana creò il primo trattamento iniettabile contro la lebbra, ma un collega le rubò il merito.

All'inizio del Novecento la lebbra era una condanna: i malati venivano strappati alle famiglie e confinati in colonie di isolamento, spesso a vita. Poi una giovane chimica afroamericana, lavorando alle Hawaii, trovò il modo di trasformare un antico rimedio inefficace nel primo trattamento davvero utilizzabile. Si chiamava Alice Ball, aveva poco più di vent'anni, e morì prima di poter vedere riconosciuto il suo lavoro, che un collega si attribuì.
Una mente precoce
Nata a Seattle nel 1892, Alice Augusta Ball mostrò un talento straordinario per la chimica. Si laureò e poi, al College of Hawaii (l'odierna Università delle Hawaii), nel 1915 divenne la prima donna e la prima persona afroamericana a conseguire un master in chimica in quell'ateneo, dove fu anche la prima donna a insegnare la materia. Aveva appena 23 anni quando affrontò il problema che l'avrebbe resa famosa.
L'olio di chaulmoogra: una promessa irrealizzabile
Da secoli, nella medicina tradizionale asiatica, l'olio di chaulmoogra, estratto dai semi degli alberi del genere Hydnocarpus, veniva usato contro la lebbra. Ma in medicina occidentale era quasi inutilizzabile: ingerito provocava nausea e vomito violenti, mentre iniettato risultava troppo denso e oleoso, formava grumi dolorosi sotto la pelle e veniva mal assorbito dal corpo. Il principio sembrava funzionare, ma non c'era modo di somministrarlo in modo efficace.
Il "metodo Ball"
Lavorando con il medico Harry Hollmann, Alice Ball affrontò il problema da chimica. Riuscì a isolare gli acidi grassi dell'olio e a trasformarli in esteri etilici, ottenendo una sostanza che restava liquida, era idrosolubile e poteva essere iniettata e assorbita dall'organismo senza i terribili effetti collaterali di prima. Era la svolta che mancava da decenni.
Quella tecnica, oggi nota come "metodo Ball", divenne per i vent'anni successivi il trattamento principale della lebbra nel mondo, fino all'arrivo dei sulfamidici. Permise a migliaia di pazienti isolati di tornare dalle proprie famiglie. La portata della scoperta è raccontata in dettaglio dallo Smithsonian Magazine e dal National Geographic.
Una morte precoce e un furto di merito
Alice Ball non fece in tempo a pubblicare i suoi risultati. Morì il 31 dicembre 1916, ad appena 24 anni. Secondo la ricostruzione più diffusa, la causa fu l'inalazione di gas cloro durante una lezione di laboratorio, anche se il certificato di morte, forse alterato, indica la tubercolosi.
Dopo la sua scomparsa, Arthur Dean, chimico e poi presidente del college, riprese il lavoro di Alice Ball, lo pubblicò come proprio e lo ribattezzò "metodo Dean", senza citarla. Per anni il merito della scoperta fu attribuito a lui. Fu il dottor Hollmann a ristabilire la verità: in un articolo del 1922 precisò chiaramente che era stata Alice Ball a sviluppare il trattamento. La vicenda è ricostruita anche da un'analisi pubblicata su The Conversation.
Un riconoscimento arrivato troppo tardi
Per gran parte del Novecento il nome di Alice Ball restò nell'ombra. Solo a partire dagli anni Settanta, e soprattutto dal 2000, l'Università delle Hawaii ha cominciato a renderle giustizia: una targa fu posta su un albero di chaulmoogra del campus, e lo Stato delle Hawaii ha istituito un "Alice Ball Day" il 29 febbraio. Negli ultimi anni la sua storia è stata riscoperta come un caso emblematico di scienziata cancellata, secondo un meccanismo che gli storici della scienza chiamano "effetto Matilda", per cui i contributi delle donne vengono attribuiti a colleghi uomini.
La parabola di Alice Ball, ricostruita anche dalla voce enciclopedica a lei dedicata, è insieme una tragedia e una vittoria: una giovane chimica che in pochi anni risolse un problema che affliggeva l'umanità da millenni, e a cui la storia, sia pure con un secolo di ritardo, ha infine restituito il nome.
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