Storie
Giorgio Perlasca: il finto console che salvò 5.000 ebrei
Nel 1944 a Budapest un commerciante italiano si spacciò per console di Spagna per sottrarre migliaia di ebrei alla deportazione.

Nell'inverno del 1944, mentre a Budapest le Croci frecciate filonaziste trascinavano gli ebrei ungheresi verso la morte, un uomo si presentava ai loro aguzzini come console di Spagna, brandendo documenti e minacce diplomatiche per strappare centinaia di persone alla deportazione. Quell'uomo non era spagnolo, non era un diplomatico e non aveva alcuna autorità. Era Giorgio Perlasca, un commerciante italiano di carni che, con una colossale impostura, salvò la vita a oltre cinquemila ebrei.
Un italiano a Budapest
Nato a Como nel 1910 e cresciuto nel padovano, Perlasca era stato in gioventù un sostenitore del fascismo e aveva combattuto come volontario nella guerra civile spagnola al fianco di Franco, un dettaglio che si rivelerà decisivo. Negli anni della guerra lavorava come agente commerciale per l'acquisto di carni destinate all'esercito italiano e si trovava a Budapest. Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, però, Perlasca rifiutò di aderire alla Repubblica di Salò e si ritrovò di fatto nemico dei tedeschi.
Ricordando i suoi trascorsi spagnoli, si rivolse alla legazione di Spagna, che in virtù di una vecchia legge concedeva protezione ai sefarditi e, di fatto, agli ebrei. Ottenne documenti spagnoli e iniziò a collaborare con il diplomatico Ángel Sanz Briz, che aveva organizzato una rete di "case protette" sotto bandiera spagnola per sottrarre gli ebrei alle deportazioni.
L'impostura che diventa eroismo
Il punto di svolta arriva alla fine del novembre 1944. Sanz Briz è costretto a lasciare l'Ungheria, e con la sua partenza le case protette rischiano di restare senza copertura diplomatica, esposte alla furia delle Croci frecciate. È qui che Perlasca compie il gesto che lo consegnerà alla storia: si autonomina console di Spagna, sostenendo che Sanz Briz sarebbe tornato a breve e che lui ne faceva le veci.
Da quel momento, per circa quaranta giorni, Perlasca gestisce da solo la rete spagnola: rilascia falsi attestati di cittadinanza, dichiara intere palazzine territorio sotto sovranità spagnola, affronta a viso aperto funzionari ungheresi e ufficiali nazisti. Si racconta che si oppose direttamente alle requisizioni e che strappò bambini dalle file dirette ai treni. La sua storia è ricostruita nei dettagli dalla Fondazione Giorgio Perlasca, che ne custodisce documenti e testimonianze.
Il silenzio di mezzo secolo
Finita la guerra, Perlasca tornò in Italia e non raccontò quasi a nessuno ciò che aveva fatto. Riprese la sua vita ordinaria di commerciante, senza cercare riconoscimenti. La sua impresa rimase sconosciuta per oltre quarant'anni, finché alla fine degli anni Ottanta alcune donne ebree ungheresi che lui aveva salvato si misero a cercarlo per ringraziarlo, ricostruendo la sua identità.
Nel 1989 lo Stato di Israele lo riconobbe Giusto tra le Nazioni, l'onorificenza assegnata dallo Yad Vashem a chi rischiò la vita per salvare ebrei durante la Shoah. Arrivarono poi onorificenze da Ungheria, Spagna e Italia. Perlasca morì a Padova nel 1992, quando ormai la sua storia stava finalmente emergendo.
La banalità del bene
Fu il giornalista Enrico Deaglio a far conoscere la vicenda al grande pubblico con il libro La banalità del bene (1991), il cui titolo capovolge volutamente la celebre formula di Hannah Arendt sulla "banalità del male". Il messaggio è potente: se il male può essere compiuto da uomini comuni quasi senza pensarci, lo stesso vale per il bene. Interrogato sul perché lo avesse fatto, Perlasca rispondeva con semplicità disarmante, come ricorda anche Focus: non si sentiva un eroe, aveva solo fatto ciò che gli sembrava giusto.
La sua storia è diventata una miniserie televisiva di successo nel 2002, con Luca Zingaretti nei panni del protagonista, ed è oggi studiata nelle scuole. Giorgio Perlasca resta una delle dimostrazioni più limpide che, anche nei momenti più bui, un singolo individuo armato solo di coraggio e di una buona bugia può fare la differenza tra la vita e la morte per migliaia di persone.
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