Storie
Antonio Meucci: il fiorentino che inventò il telefono prima di Bell
Da Firenze a Staten Island, la storia dimenticata dell'uomo che comunicò a distanza con la voce decenni prima che il mondo lo sapesse.

Un fiorentino di Borgo San Frediano
Il 13 aprile 1808, nel quartiere popolare di Borgo San Frediano a Firenze, nacque Antonio Santi Giuseppe Meucci. Figlio di una famiglia operaia, mostrò fin da giovane un talento straordinario per la meccanica e la chimica: ammesso all'Accademia di Belle Arti a soli tredici anni, studiò con passione l'elettricità, materia ancora misteriosa e affascinante. Dopo aver lavorato come daziere alle porte della città, trovò impiego come macchinista al Teatro della Pergola, dove incontrò Ester Mochi, sarta del teatro, che sposò il 7 agosto 1834 nella chiesa di Santa Maria Novella. Lì, per le esigenze pratiche del palcoscenico, ideò un sistema acustico con tubi inglobati nelle pareti per comunicare tra il piano del palco e le soffitte venti metri più in alto — un congegno così efficace che rimase in uso, secondo le fonti, fino al 1965.
Nel 1835, travolto dalle persecuzioni politiche legate alla sua adesione alla Carboneria, Meucci lasciò Firenze con la moglie e si trasferì a L'Avana, dove assunse la direzione tecnica del Gran Teatro Tacón. Fu lì, intorno al 1849, che concepì per la prima volta l'idea di un sistema per trasmettere la voce a distanza per via elettrica, che avrebbe chiamato telettrofono.

Staten Island: l'inventore e il generale
Il 13 aprile 1850 — il giorno del suo quarantaduesimo compleanno — Antonio ed Ester Meucci sbarcarono negli Stati Uniti e si stabilirono a Clifton, nel quartiere di Rosebank sull'isola di Staten Island, a New York. Con i risparmi accumulati a Cuba, Meucci aprì una fabbrica di candele di stearina, prima del genere nelle Americhe, dando lavoro a numerosi esuli italiani. Fu in quegli stessi anni che accolse in casa propria un ospite illustre: Giuseppe Garibaldi, rifugiatosi a New York dopo le sconfitte del Risorgimento e la morte della moglie Anita. Il generale visse e lavorò con Meucci tra il 1850 e il 1854, collaborando nella fabbrica di candele e stringendo con lui un'amicizia profonda fatta di caccia, pesca e sogni di un'Italia unita. Quella cottage gotico-vittoriana del 1840, acquistata da Meucci e affittata a Garibaldi, è oggi il Garibaldi-Meucci Museum, custodito dall'Ordine dei Figli d'Italia in America e iscritto nel Registro Nazionale dei Luoghi Storici dal 1980.
Ma mentre il futuro eroe dei due mondi salpava di nuovo verso l'Italia, Meucci restava a Staten Island a inseguire il suo sogno scientifico. Intorno al 1854, la moglie Ester fu colpita da una grave forma di artrite reumatoide che la costrinse a letto, al piano di sopra della casa. Fu allora che l'inventore collegò il laboratorio al piano terra con la camera da letto della moglie usando un filo e due membrane vibranti: potevano così parlare senza che lei dovesse muoversi. Non era più soltanto un esperimento: era un bisogno umano, concreto, quotidiano. Tra il 1856 e il 1870, Meucci perfezionò oltre trenta modelli del telettrofono con dodici varianti distinte.
Il caveat del 1871 e la trappola della povertà
Nel 1861, Meucci fece eseguire dal pittore Nestore Corradi un'illustrazione del suo sistema di comunicazione a lunga distanza, e ne diede notizia sul giornale italiano di New York L'Eco d'Italia. Stava cercando finanziatori, ma i soldi non arrivavano mai. Nel 1871, in società con alcuni soci italiani, fondò la Telettrofono Company e il 28 dicembre 1871 depositò presso l'Ufficio Brevetti degli Stati Uniti il caveat n. 3335, intitolato «Sound Telegraph»: un avviso di brevetto provvisorio, rinnovabile annualmente al costo di dieci dollari, che gli garantiva una tutela temporanea sull'invenzione. Il costo del caveat era di soli venti dollari: Meucci riuscì a pagarlo, ma non poté permettersi i duecentocinquanta dollari necessari per il brevetto definitivo.
Nel frattempo si rivolse a Edward B. Grant, vicepresidente della Western Union, per trovare investitori: i materiali dimostrativi che affidò all'azienda — schizzi, modelli, documentazione — scomparvero misteriosamente e non vennero mai restituiti. Il caveat scadde il 28 dicembre 1874. Meucci non aveva i dieci dollari per rinnovarlo. Il 7 marzo 1876, Alexander Graham Bell ottenne il brevetto per la trasmissione elettromagnetica della voce, diventando agli occhi del mondo l'inventore del telefono. Bell aveva trentatré anni; Meucci ne aveva sessantotto, era povero e quasi cieco dopo un grave incidente a vapore.

La lunga battaglia legale e una vittoria «morale»
Meucci non si arrese. Con il sostegno della comunità italiana di New York intentò causa alla Bell Telephone Company, rivendicando la priorità della propria invenzione. Nel 1886, il governo degli Stati Uniti stesso avviò un procedimento contro Bell per «frode, collusione e inganno», e una corte federale dichiarò «definitivamente accertata la priorità» di Meucci — ma si trattava di una vittoria morale: il brevetto era ormai scaduto nel 1893, e Meucci morì il 18 ottobre 1889 a Clifton, Staten Island, in miseria, ripetendo fino all'ultimo: «Il telefono che ho inventato... mi è stato rubato». Come ha osservato la Encyclopaedia Britannica, la sua storia rimane uno dei casi più controversi nella storia della proprietà intellettuale.
Va detto con onestà storica che il dibattito non è del tutto chiuso: alcuni studiosi, tra cui il biografo di Bell Robert V. Bruce, hanno sottolineato che il caveat del 1871 non descriveva esplicitamente la trasmissione elettromagnetica della voce, e che i tribunali dell'epoca conclusero che il dispositivo di Meucci potrebbe essere stato un telefono acustico-meccanico, non elettrico. La questione della paternità resta pertanto dibattuta a livello internazionale, e la storia di Meucci merita di essere raccontata nella sua complessità, non semplificata in un racconto di pura vittimizzazione.
Il riconoscimento del Congresso USA nel 2002
Più di un secolo dopo la sua morte, la giustizia arrivò — almeno simbolicamente — dal Parlamento americano. L'11 giugno 2002, la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti approvò la Risoluzione H.Res. 269 del 107° Congresso, con la quale dichiarò che «la vita e i risultati di Antonio Meucci dovrebbero essere riconosciuti, e il suo contributo all'invenzione del telefono dovrebbe essere attestato». La risoluzione ricordava esplicitamente che se Meucci avesse potuto pagare i dieci dollari per rinnovare il caveat dopo il 1874, nessun brevetto avrebbe potuto essere concesso a Bell. Come riportato anche dalla Enciclopedia Treccani, Meucci è oggi riconosciuto come una delle menti più originali del XIX secolo nel campo delle comunicazioni elettriche. Vale la pena notare che la Camera dei Comuni canadese rispose dieci giorni dopo con una mozione parlamentare che riaffermava Bell come inventore del telefono — a conferma di quanto la questione sia ancora capace di accendere passioni nazionali su due versanti dell'Atlantico.
Oggi il Garibaldi-Meucci Museum di Staten Island conserva documenti, cimeli e la memoria viva di un uomo che ha cambiato il mondo senza che il mondo se ne accorgesse in tempo. La sua storia è quella di un genio fiorentino sconfitto non dalla scienza, ma dalla burocrazia e dalla povertà. E forse, in fondo, è anche la storia di come le grandi invenzioni appartengano raramente a un solo uomo, ma a un'epoca intera che cerca — spesso contemporaneamente — le stesse risposte.
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