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Mary Seacole: l'infermiera giamaicana che curò i soldati in Crimea

Respinta dal gruppo di Florence Nightingale, andò comunque in guerra a sue spese e aprì un rifugio per i feriti vicino al fronte.

di Andrea Bertolotti··3 min di lettura
Ritratto a olio di Mary Seacole, infermiera della guerra di Crimea
Ritratto a olio di Mary Seacole, infermiera della guerra di Crimea

Quando scoppiò la guerra di Crimea, una donna giamaicana di mezza età si presentò a Londra offrendo la propria esperienza di guaritrice per andare a curare i soldati britannici al fronte. Fu respinta più volte. Mary Seacole non si arrese: pagò di tasca propria il viaggio, raggiunse il teatro di guerra e vi aprì un proprio rifugio per i feriti. Oggi è celebrata come una delle figure più straordinarie dell'assistenza ai malati dell'Ottocento, a lungo oscurata dalla fama di Florence Nightingale.

Una "doctress" tra due mondi

Mary Jane Grant nacque a Kingston, in Giamaica, nel 1805, figlia di un ufficiale scozzese e di una donna giamaicana libera che gestiva una pensione e praticava la medicina tradizionale caraibica, fatta di erbe e rimedi appresi dalle culture africane e locali. Da lei Mary imparò il mestiere di doctress. Come ricostruisce la voce enciclopedica a lei dedicata, da giovane viaggiò molto — fino a Londra, alle Bahamas, ad Haiti, a Cuba — affinando una conoscenza pratica delle malattie tropicali.

Durante un soggiorno a Panama affrontò in prima linea un'epidemia di colera, sperimentando trattamenti e osservando i sintomi con un rigore quasi clinico. Quella esperienza con febbri e contagi le diede competenze rare per l'epoca, in anni in cui la teoria dei germi non era ancora stata formulata.

Accampamento militare britannico durante la guerra di Crimea, 1854-56
Un accampamento durante la guerra di Crimea (1854-56). Credit: Wikimedia Commons (pubblico dominio).

Il rifiuto e il "British Hotel"

Nel 1854, mentre i giornali raccontavano le sofferenze dei soldati in Crimea, Seacole si recò a Londra per offrirsi come infermiera. Bussò all'ufficio che reclutava il gruppo di Florence Nightingale e fu respinta. Storici e istituzioni come l'English Heritage sottolineano quanto il pregiudizio razziale abbia probabilmente pesato su quei rifiuti.

Invece di rinunciare, Mary finanziò da sola la spedizione. Arrivata vicino a Balaclava, nel 1855, costruì con materiali di recupero il "British Hotel": un misto di locanda, mensa e infermeria per ufficiali e soldati. Di giorno vendeva cibo e provviste per mantenersi; ma la sua vera missione era curare i feriti, spesso raggiungendo il campo di battaglia con le sue medicine mentre la fucileria era ancora in corso. I soldati la chiamavano affettuosamente "Mother Seacole".

Una medicina diversa da quella di Nightingale

È utile non contrapporre le due donne come rivali. Florence Nightingale rivoluzionò l'organizzazione ospedaliera e l'igiene negli ospedali da campo; Mary Seacole portò invece la cura direttamente tra gli uomini, con un approccio pratico e personale e una conoscenza dei rimedi tropicali. Come ricorda la documentazione storica sulla sua figura, la sua presenza tra i ranghi le valse un affetto enorme. Alla fine della guerra, tuttavia, si ritrovò rovinata: aveva investito tutto nel British Hotel e tornò in Inghilterra senza più nulla.

Ritratto a olio di Mary Seacole attribuito ad Albert Charles Challen
Ritratto di Mary Seacole (attribuito ad A. C. Challen, 1869). Credit: Wikimedia Commons (pubblico dominio).

La riscoperta

I veterani e la stampa organizzarono raccolte fondi in suo favore, e nel 1857 Mary pubblicò la propria autobiografia, Wonderful Adventures of Mrs Seacole in Many Lands, uno dei primi resoconti autobiografici scritti da una donna nera in Gran Bretagna. Morì a Londra nel 1881, e per molti decenni il suo nome cadde nell'oblio.

La riscoperta arrivò nel Novecento e si consolidò nel nuovo secolo: nel 2004 fu votata "più grande britannica nera" in un sondaggio pubblico, e nel 2016 una sua statua in bronzo è stata inaugurata davanti al St Thomas' Hospital di Londra, la prima statua dedicata a una donna nera nominata nel Regno Unito. La storia di Mary Seacole ci ricorda che, accanto alle figure celebri, ci sono state persone che hanno fatto altrettanto, lottando però anche contro il muro dei pregiudizi.

Il dibattito storico e la riscoperta

La figura di Mary Seacole è oggi al centro di un vivace dibattito storiografico. Alcuni studiosi ne hanno celebrato il ruolo fino a contrapporla a Florence Nightingale, altri hanno invitato alla prudenza, ricordando che Seacole non era un'infermiera nel senso tecnico e organizzativo che Nightingale contribuì a definire, ma piuttosto una guaritrice e imprenditrice dotata di grande umanità. È un confronto utile, purché non si trasformi in una gara: entrambe, in modi diversi, alleviarono le sofferenze dei soldati e lasciarono un segno nella storia dell'assistenza.

La vicenda di Seacole è anche una finestra sul mondo dell'impero britannico dell'Ottocento, sulle sue gerarchie razziali e sulle opportunità — limitate ma reali — che una donna di origini miste poteva ritagliarsi viaggiando tra i continenti. La sua autobiografia, oltre a essere un documento storico prezioso, è un raro esempio di voce femminile e nera che racconta sé stessa in prima persona, in un'epoca in cui quelle voci venivano raramente ascoltate.

La riscoperta novecentesca ha portato Seacole nei programmi scolastici britannici e nel dibattito pubblico sull'inclusione e sulla memoria storica. Non sono mancate le polemiche, segno di quanto la storia sia anche un terreno di valori del presente. Al di là delle controversie, resta il dato di fatto: una donna che, di fronte a un "no" dettato dal pregiudizio, scelse di partire comunque, a proprie spese, per andare dove c'era bisogno di lei. È questa determinazione, più di ogni etichetta, a renderla una figura ancora oggi capace di ispirare.

Il riconoscimento pubblico è cresciuto nel tempo. Nel 2004 Mary Seacole fu votata "più grande britannica nera" in un ampio sondaggio, e nel 2016, dopo anni di campagne, una sua statua in bronzo a grandezza naturale è stata inaugurata nei giardini del St Thomas' Hospital di Londra, affacciata sul Tamigi di fronte al Parlamento. È stata salutata come la prima statua dedicata nel Regno Unito a una donna nera identificata per nome. Un omaggio tardivo ma significativo a una vita spesa, contro ogni ostacolo, ad alleviare la sofferenza altrui.

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