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Maurice Hilleman, il vaccinologo del Montana che ha inventato 40 vaccini

Sconosciuto al grande pubblico, ha sviluppato il vaccino contro morbillo, parotite, rosolia, epatite A e B, varicella, meningite: si stima salvi 8 milioni di vite all'anno

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Ritratto di Maurice Hilleman intorno al 1958 quando era capo del Dipartimento di Malattie Virali al Walter Reed
Ritratto di Maurice Hilleman intorno al 1958 quando era capo del Dipartimento di Malattie Virali al Walter Reed

Nel marzo 1963, in una casa di Lansdale (Pennsylvania), una bambina di cinque anni svegliò il padre nel cuore della notte lamentando un mal di gola. Il padre la visitò: la mandibola era rigida, le ghiandole salivari gonfie. Era parotite — quegli «orecchioni» che a metà Novecento provocavano in alcuni casi sordità e meningite. Quel padre non chiamò il medico. Tornò in laboratorio, prese un tampone, lo passò sulla gola di sua figlia e lo portò al refrigeratore della Merck. Sei anni dopo, dal virus coltivato da quel tampone, sarebbe nato il vaccino contro la parotite. La bambina si chiamava Jeryl Lynn. Il padre era Maurice Hilleman, il vaccinologo più prolifico della storia.

Dal Montana a un'orfanezza precoce

Hilleman nasce il 30 agosto 1919 vicino a Miles City, una piccola città del Montana, durante la più letale pandemia influenzale della storia: la cosiddetta «Spagnola». La sorella gemella nasce morta, la madre muore due giorni dopo il parto. Maurice viene allevato dallo zio in una fattoria. Il futuro inventore di quaranta vaccini cresce mungendo vacche, allevando galline, lavorando come bracciante stagionale.

Nel 1941 si laurea in microbiologia e chimica alla Montana State University; nel 1944 ottiene il dottorato all'Università di Chicago con una tesi sui clamidiali. Era l'unico studente di dottorato della sua classe e per quasi tutto il corso lavorò praticamente da solo. Hilleman, raccontano i biografi della History of Vaccines del College of Physicians of Philadelphia, era già allora un giovanotto burbero e poco diplomatico: alla discussione finale aprì le prime quaranta pagine della propria tesi e disse al relatore «Domani te ne porto altre quaranta». Domani arrivò: ottanta pagine, ottanta domande, dottorato.

Walter Reed, l'influenza asiatica del 1957 e la salvezza di milioni

Dopo qualche anno alla E. R. Squibb, Hilleman passa all'Army Medical Center (oggi Walter Reed) come capo del Dipartimento di Malattie Virali Respiratorie. Nel 1957, leggendo un trafiletto del New York Times su un'epidemia di influenza a Hong Kong, capisce in pochi minuti di cosa si tratta: un nuovo ceppo pandemico (H2N2), arrivato senza preavviso. Telefona ai produttori americani di vaccini chiedendo che si fermino sulla normale produzione del vaccino antinfluenzale per concentrarsi sul nuovo virus. Quaranta milioni di dosi vengono prodotte e distribuite negli Stati Uniti prima del picco. Si stima che la sua decisione abbia evitato decine di migliaia di morti americani.

Microscopia elettronica di una particella del virus del morbillo
Particella del virus del morbillo al microscopio elettronico. Il vaccino sviluppato da Hilleman alla Merck nel 1968 ha ridotto i decessi globali per morbillo del 96% in cinquant'anni. Foto: NIAID, CC BY 2.0.

Merck, 1957: la stagione più produttiva

Nel 1957 Hilleman passa alla Merck come direttore del nuovo Dipartimento di virologia e biologia cellulare di West Point, Pennsylvania. Da lì, in poco più di trent'anni, sviluppa o co-sviluppa più di 40 vaccini sperimentali e commerciali. Gli storici della Britannica elencano le tappe principali:

  • 1963: vaccino contro il morbillo (basato sul ceppo Edmonston-B, ulteriormente attenuato);
  • 1967: vaccino contro la parotite (ceppo Jeryl Lynn, dalla gola della figlia);
  • 1969: vaccino contro la rosolia;
  • 1971: MMR, il primo vaccino trivalente al mondo (morbillo + parotite + rosolia);
  • 1981: primo vaccino plasma-derivato contro l'epatite B, poi rivoluzionato nel 1986 dal primo vaccino ricombinante prodotto in lievito;
  • 1995: vaccino contro la varicella;
  • Inoltre: epatite A, meningiti meningococciche, polmonite pneumococcica, Haemophilus influenzae tipo B.

La storia di Jeryl Lynn e di un padre che usò il microscopio

L'episodio del marzo 1963 entra di diritto nella storia. Hilleman estrasse il virus dal tampone della figlia, lo coltivò per anni in uova di pollo embrionate facendolo passare attraverso generazioni successive di colture, finché ottenne un ceppo attenuato incapace di causare la malattia ma in grado di scatenare risposta immunitaria. È il ceppo Jeryl Lynn: ancora oggi è il principale ceppo del componente parotite del vaccino MMR somministrato in Italia (Priorix, M-M-RvaxPro). Jeryl Lynn Hilleman è oggi una manager dell'industria farmaceutica e ha più volte raccontato la storia nelle interviste — sempre sottolineando: «Mio padre era prima di tutto un medico pubblico, anche con sua figlia».

Il riconoscimento mancato (e il discorso di Gallo)

Nonostante un curriculum forse senza eguali nella medicina del Novecento, Hilleman non vinse mai il Nobel e per gran parte della sua carriera fu sconosciuto al pubblico. La ragione, hanno scritto molti biografi, è duplice: lavorò nell'industria invece che nell'accademia, e i suoi vaccini furono progressi cumulativi piuttosto che singole scoperte da copertina. Robert Gallo, co-scopritore dell'HIV, lo disse nel 2005 a un congresso: «Se dovessi nominare la persona che ha fatto di più per la salute umana ricevendo meno riconoscimento di chiunque altro, sarebbe Maurice Hilleman. Dovrebbe essere riconosciuto come il vaccinologo di maggior successo nella storia».

Hilleman è morto l'11 aprile 2005 a 85 anni. Una stima pubblicata su Human Vaccines & Immunotherapeutics calcola che i suoi vaccini salvino oggi circa otto milioni di vite all'anno. Più di quasi qualunque farmaco mai inventato. La National Library of Medicine, nel 2006, ha aperto al pubblico il suo archivio personale: lettere, taccuini, fiale. Un piccolo monumento di carta a un farm boy del Montana che, da solo, ha cambiato la curva della mortalità infantile mondiale.

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