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Nikolai Vavilov: il botanico che voleva sfamare il mondo morì di fame in cella, e i suoi assistenti morirono di fame proteggendo i suoi semi

Negli anni '20 e '30 il botanico russo Nikolai Vavilov raccolse 250.000 semi diversi in 60 paesi: la prima banca dei semi della storia. Stalin lo condannò a morte per 'spionaggio'. Nove dei suoi assistenti, durante l'assedio di Leningrado, morirono di fame piuttosto che mangiare i semi della banca.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Ritratto fotografico di Nikolai Vavilov, fondatore della prima banca dei semi della storia
Ritratto fotografico di Nikolai Vavilov, fondatore della prima banca dei semi della storia

Nel 1916 un giovane botanico russo di 29 anni torna a casa dopo una spedizione in Persia con un bagaglio insolito: sacchi di sementi raccolti da contadini del Caucaso, dell'Iran, del Pamir. Il suo nome è Nikolai Ivanovich Vavilov (1887-1943) e ha appena cominciato a inseguire un'idea che cambierà per sempre l'agricoltura mondiale: la diversità genetica delle piante coltivate è un tesoro vitale per l'umanità, va catalogata, va conservata. Nei vent'anni successivi guiderà 115 spedizioni in 64 paesi e accumulerà la prima e più grande banca dei semi della storia: 250.000 varietà di grano, mais, patate, mele (oltre 600 cultivar), fragole (1.000), legumi, ortaggi. La sede è un palazzo in piazza Sant'Isacco a Leningrado. Vavilov non sapeva, allora, che quel palazzo lo avrebbe ucciso.

I centri di origine

La grande intuizione scientifica di Vavilov è del 1926: ogni pianta coltivata ha un centro di origine geografico in cui la diversità genetica selvatica è massima. Identificò sette centri (poi raffinati in otto da Jack Harlan negli anni '70): Centro Cinese, Centro Indo-Malese, Centro Asiatico Centrale, Mediterraneo, Etiopico, Centroamericano, Sudamericano. La scheda della Britannica ricorda che il principio guida ancora oggi la genetica agraria: per migliorare il grano italiano si cercano le varianti selvatiche in Anatolia, per il mais peruviano si guarda alle Ande. La cosiddetta "legge delle serie omologhe" del 1922 anticipa concettualmente la successiva ricostruzione filogenetica delle piante.

Lysenko e la caduta in disgrazia

Il dramma comincia con un personaggio: Trofim Lysenko. Agronomo senza laurea, sostenitore di teorie pseudoscientifiche (l'eredità di caratteri acquisiti, contraria al mendelismo classico), Lysenko entra nelle grazie di Stalin alla fine degli anni '30. Il regime sovietico vede nella sua dottrina un'arma ideologica: dimostrerebbe che la natura, come la società, è modellabile dall'azione umana, e accusa la genetica mendeliana di essere "scienza borghese". Vavilov, fiero mendeliano, diventa un nemico. Una ricostruzione dello Science History Institute di Filadelfia descrive il modo in cui Lysenko fece arrestare Vavilov durante una spedizione in Ucraina il 6 agosto 1940 con l'accusa di spionaggio e sabotaggio. La condanna a morte arrivò nel luglio 1941. Vavilov morì di stenti nella prigione di Saratov il 26 gennaio 1943: aveva passato gli ultimi mesi a tenere lezioni di botanica ai compagni di cella.

Mappa dei centri di origine delle piante coltivate secondo Nikolai Vavilov
Mappa dei centri di origine delle piante coltivate identificati da Vavilov. Foto: Redwoodseed, Wikimedia Commons, CC BY 3.0.

L'assedio di Leningrado e i nove martiri della banca semi

Mentre Vavilov muore in Volga, a Leningrado succede qualcosa di altrettanto straordinario. La città è assediata dai nazisti dall'8 settembre 1941 al 27 gennaio 1944: 872 giorni durante i quali muoiono di fame e bombardamenti circa 1,5 milioni di abitanti. Nella sede dell'Istituto Pan-sovietico di Botanica Industriale (VIR) restano 16 ricercatori a custodire la banca dei semi. Hanno davanti centinaia di tonnellate di sementi: grano, riso, mais, patate, legumi. Mangiarne anche solo una piccola parte significherebbe sopravvivere. Decidono di non toccarle: ogni seme è una varietà unica, irrecuperabile. La cronaca pubblicata da Russia Beyond nomina i caduti: Dmitri Ivanov, custode delle varietà di riso, muore di fame circondato da sacchi di riso; Aleksandr Stchukin, responsabile della collezione di arachidi, muore con in tasca una manciata di noccioline non aperte; Liliya Rodina, custode dell'avena, segue lo stesso destino. In tutto, nove ricercatori muoiono di fame durante l'assedio. Nessun seme della collezione viene perduto.

La riabilitazione e l'eredità mondiale

Vavilov è riabilitato post-mortem nel 1955, dopo la morte di Stalin. La banca dei semi prende il suo nome nel 1968 e oggi si chiama Vavilov Institute of Plant Industry; conserva ancora oggi oltre 320.000 campioni di germoplasma vegetale (la cifra è sul sito ufficiale dell'Istituto) ed è la più antica banca dei semi del mondo dopo l'incorporazione della collezione di seed library cinese. L'idea originale di Vavilov ha generato cento banche dei semi in altrettanti paesi e, dal 2008, lo Svalbard Global Seed Vault norvegese conserva una copia di sicurezza di tutte: più di un milione di semi all'interno di una montagna ghiacciata sull'isola di Spitsbergen. Una specie di backup planetario per l'agricoltura, che esiste solo perché un secolo fa un russo di 29 anni decise che la fame poteva essere prevenuta solo a partire dalla diversità.

La frase che lo riassume

In un'intervista del 1932, alla Conferenza Internazionale di Genetica di Itaca (New York), Vavilov disse una frase che la storica della scienza Maria Popova ha portato all'attenzione del pubblico anglosassone: "Andremo al rogo, ma non rinunceremo alle nostre convinzioni". Otto anni dopo, l'NKVD lo arrestò. La sua collezione di semi sopravvisse alla guerra, alla rivoluzione, allo stalinismo e a un bombardamento. La sua tomba a Saratov, invece, fu trovata solo nel 1970, dopo decenni di silenzio. Lo Stato sovietico, che lo aveva ucciso, gli intitolò un istituto. La storia dei nove assistenti morti di fame davanti ai sacchi di grano resta, secondo gli archivi del VIR, il più alto atto di disinteresse mai compiuto da una squadra scientifica nel Novecento.

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