Corpo Umano
Perché alcune persone starnutiscono guardando il sole: il riflesso fotico
Un fenomeno ereditario che colpisce una persona su quattro e che la scienza non ha ancora del tutto spiegato.

Vi è mai capitato di uscire da un cinema o da un portone in pieno sole e starnutire all'improvviso, senza raffreddore né allergie? Se sì, non siete soli e non avete nulla che non va: fate parte di quel 18-35% della popolazione che possiede il cosiddetto riflesso fotico dello starnuto, ovvero la tendenza a starnutire quando si passa di colpo dalla penombra a una luce intensa. È un fenomeno curioso, del tutto innocuo, ereditario e — sorprendentemente — ancora non spiegato fino in fondo.
Un mistero vecchio quanto la filosofia
La domanda non è affatto nuova. Già Aristotele, nei suoi Problemi, si interrogava sul perché il calore del sole sul naso provocasse lo starnuto, ipotizzando (sbagliando) che fosse il calore a far evaporare l'umidità nasale. Anche Francesco Bacone, secoli dopo, notò il fenomeno e propose una spiegazione diversa: pensava che la luce facesse "lacrimare" gli occhi e che l'umidità irritasse il naso. Entrambi erano sulla strada sbagliata, ma il fatto che menti così acute se ne siano occupate dice quanto il fenomeno sia universale e antico.

Un nome scherzoso per un tratto serio
Nella letteratura scientifica il fenomeno ha ricevuto un acronimo ironico: ACHOO, che sta per Autosomal Dominant Compelling Helio-Ophthalmic Outburst, cioè "esplosione elio-oftalmica irresistibile a trasmissione autosomica dominante". Quel "autosomica dominante" è la chiave: il riflesso si eredita: se uno dei genitori ce l'ha, c'è circa il 50% di probabilità di trasmetterlo ai figli. La voce dedicata nel database genetico OMIM (Online Mendelian Inheritance in Man) classifica il tratto proprio come carattere ereditario, segnalandone la natura familiare osservata in numerose famiglie.
Cosa succede nel cervello
Perché una luce forte dovrebbe far starnutire? La spiegazione più accreditata chiama in causa un "cortocircuito" tra nervi vicini. Lo starnuto normale parte dal nervo trigemino, che innerva il naso: quando qualcosa irrita la mucosa nasale, il trigemino lancia il segnale che scatena lo starnuto. La visione, invece, e la costrizione della pupilla alla luce intensa, viaggiano lungo altre vie nervose che corrono molto vicine al trigemino. L'ipotesi è che, in chi possiede il riflesso fotico, l'intenso segnale luminoso "tracimi" e attivi per errore anche le fibre del trigemino, che interpretano il tutto come un'irritazione nasale e fanno partire lo starnuto. È un fraintendimento di segnali tra circuiti nervosi adiacenti.
Geni e popolazioni
Negli ultimi anni la genetica ha provato a stanare i responsabili. Analisi su larga scala del DNA, condotte da aziende di test genetici su decine di migliaia di persone, hanno individuato varianti genetiche associate al riflesso fotico, confermando che si tratta di un tratto con una solida base ereditaria e diffuso in tutte le popolazioni. Nessun singolo "gene dello starnuto al sole" spiega però tutto: come spesso accade per i caratteri umani, contribuiscono probabilmente più varianti insieme.
Quanto è diffuso davvero
Stimare con esattezza quante persone abbiano il riflesso fotico non è semplice, perché molti non se ne rendono nemmeno conto o non lo collegano alla luce. Gli studi disponibili indicano comunque una prevalenza notevole, compresa grosso modo tra un sesto e un terzo della popolazione, con possibili differenze tra gruppi e una leggera prevalenza nelle donne. Il numero di starnuti scatenati varia da persona a persona: alcuni ne fanno uno solo, altri una raffica di due, tre o più in sequenza. Non c'è una "dose" di luce uguale per tutti: conta soprattutto il contrasto, cioè il passaggio brusco dall'ombra al chiarore, più dell'intensità assoluta.
Curiosamente, proprio sfruttando questo riflesso, molte persone hanno imparato un trucco casalingo: quando sentono uno starnuto "bloccato" che non arriva, alzano gli occhi verso una fonte di luce per provocarlo. Non funziona per tutti — serve possedere il tratto — ma per chi ce l'ha è un piccolo, collaudato espediente.
Innocuo, ma non sempre
Nella stragrande maggioranza dei casi il riflesso fotico è solo una buffa stranezza, magari utile aneddoto da raccontare agli amici. In alcune situazioni particolari, però, può avere risvolti pratici: si è discusso, per esempio, dei rischi per i piloti di caccia che emergono all'improvviso sopra le nuvole verso il sole, o per chi guida uscendo da una galleria in una giornata luminosa, dato che uno starnuto chiude gli occhi per una frazione di secondo. Per questo qualcuno consiglia, in chi sa di esserne soggetto, di indossare occhiali da sole prima di esporsi alla luce intensa.
Una finestra sul nostro sistema nervoso
Il riflesso fotico dello starnuto resta un piccolo enigma irrisolto, ma proprio per questo prezioso: ci ricorda quanto sia fitta e interconnessa la rete di nervi che attraversa il nostro volto, e come a volte i segnali possano confondersi. Un fenomeno banale come starnutire al sole, in fondo, è una finestra spalancata sulla complessità del corpo umano e sui suoi affascinanti, piccoli imprevisti. Studiarlo, oltre a soddisfare la curiosità, aiuta i neurologi a comprendere meglio come funzionano i riflessi e come segnali sensoriali diversi possano intrecciarsi nel nostro sistema nervoso. La prossima volta che, uscendo al sole, sentirete arrivare lo starnuto, saprete di portare con voi un piccolo enigma che incuriosiva già Aristotele.
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