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Tarrare: l'incredibile storia dell'uomo che non riusciva a smettere di mangiare

Soldato e fenomeno da fiera nella Francia rivoluzionaria, divorava quantità mostruose di cibo senza saziarsi mai. I medici dell'epoca ne studiarono il caso, tra scienza e leggenda.

di Andrea Bertolotti··3 min di lettura
Caricatura settecentesca di personaggi dall'aspetto vorace seduti a mangiare
Caricatura settecentesca di personaggi dall'aspetto vorace seduti a mangiare

La storia della medicina è costellata di casi tanto estremi da sembrare inventati. Quello di Tarrare, vissuto nella Francia di fine Settecento, è forse il più sconcertante di tutti: un uomo divorato da una fame senza fondo, capace di ingurgitare quantità mostruose di cibo senza mai saziarsi e senza, all'apparenza, ingrassare. La sua vicenda fu documentata da medici rispettati dell'epoca, ma è arrivata fino a noi avvolta da un alone di leggenda che invita alla prudenza: distinguere il dato clinico dall'esagerazione, qui, non è semplice.

Una fame impossibile da soddisfare

Tarrare nacque intorno al 1772, probabilmente nei pressi di Lione. Secondo i resoconti, fin dall'adolescenza mostrò un appetito spropositato: la famiglia non riusciva a sfamarlo e lo allontanò di casa. Magro e dall'aspetto ordinario, era però in grado di mangiare in un giorno quantità di carne che avrebbero sfamato decine di persone. Per sopravvivere si unì a una compagnia di ciarlatani e divenne un fenomeno da fiera, esibendosi nell'ingoiare sassi, tappi di sughero, animali vivi e qualunque cosa il pubblico gli porgesse.

Come riassume la dettagliata voce enciclopedica a lui dedicata, che cita le fonti mediche originali, il suo corpo emanava un odore insopportabile e mostrava segni fisici peculiari, come una bocca e un esofago abnormemente dilatabili. Nessuna delle terapie tentate riuscì a placare la sua fame.

Dipinto di un grande ospedale parigino del XVIII secolo affollato di persone
Gli ospedali militari della Francia rivoluzionaria furono il teatro degli studi sul caso di Tarrare. Credit: Hubert Robert / Wikimedia Commons (pubblico dominio).

Soldato per le razioni, spia per disperazione

Intorno al 1792, mentre la Francia rivoluzionaria era in guerra con la Prussia, Tarrare si arruolò nell'esercito, attratto soprattutto dalle razioni di cibo. Quattro razioni intere, però, non bastavano: arrivava a frugare nelle immondizie e nei rigagnoli. Esausto e malnutrito nonostante tutto, finì ricoverato in un ospedale militare, dove attirò l'attenzione del rispettato chirurgo Pierre-François Percy, che ne studiò il caso e ne lasciò testimonianza scritta.

Fu probabilmente proprio l'esercito a tentare di sfruttare la sua singolare abilità. Secondo i resoconti, gli ufficiali pensarono di usarlo come corriere: gli fecero ingoiare una scatola di legno contenente un messaggio, per verificare se potesse trasportare documenti attraverso le linee nemiche nascondendoli nello stomaco. La missione, racconta la tradizione, finì male: catturato dai prussiani e perquisito, fu picchiato e poi rilasciato.

Tra cronaca medica e leggenda nera

È a questo punto che la storia di Tarrare assume i contorni più cupi e meno verificabili. Le fonti gli attribuiscono il consumo di animali vivi - gatti, serpenti, lucertole - e perfino il sospetto, mai provato, di episodi ben più gravi avvenuti in ambito ospedaliero, che ne causarono l'allontanamento. È importante sottolineare che molte di queste affermazioni derivano da racconti dell'epoca e da una manciata di testimoni, e vanno quindi trattate con cautela, come avverte chi ha ricostruito la sua vicenda su portali di divulgazione storica come All That's Interesting. La linea tra documentazione clinica e amplificazione popolare, in casi così sensazionali, è spesso sottile.

La fine e l'autopsia

Tarrare morì intorno al 1798, all'ospedale di Versailles, dove chiamò proprio Percy al suo capezzale. Era ormai gravemente debilitato: il medico riconobbe i segni di una tubercolosi in stadio avanzato, accompagnata da una diarrea persistente che lo condusse alla morte. L'autopsia, riportata negli scritti medici dell'epoca, descrisse organi digestivi abnormi: un esofago straordinariamente largo, attraverso cui si poteva guardare fin nello stomaco, un fegato e una cistifellea ingranditi e uno stomaco dilatato che occupava gran parte dell'addome.

Questi reperti, pur filtrati dal linguaggio e dalle conoscenze del Settecento, suggeriscono che Tarrare soffrisse di una condizione reale e severa. La medicina moderna non può formulare una diagnosi certa a distanza di oltre due secoli, ma sono state avanzate ipotesi che vanno da un'anomalia del metabolismo a disturbi della tiroide o dei centri cerebrali che regolano la sazietà.

La storia di Tarrare resta sospesa tra caso clinico e leggenda, ed è proprio questa ambiguità a renderla istruttiva. Ci ricorda quanto fosse difficile, prima della medicina moderna, comprendere e curare condizioni rare e quanto il confine tra il malato e il "fenomeno" potesse essere crudele. Dietro lo spettacolo grottesco c'era infatti un essere umano sofferente, incompreso dalla sua epoca e usato come curiosità. Le fonti, parziali e talvolta contraddittorie, ci consegnano più domande che risposte: ma è anche per questo che, a duecento anni di distanza, continuiamo a interrogarci su di lui.

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