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Manoscritto di Voynich: il libro del Quattrocento che nessuno sa leggere

Datato al carbonio tra il 1404 e il 1438, è scritto in un alfabeto sconosciuto che ha sconfitto i migliori crittografi del mondo.

di Andrea Bertolotti··3 min di lettura
Doppia pagina del manoscritto di Voynich con diagrammi circolari e scrittura sconosciuta
Doppia pagina del manoscritto di Voynich con diagrammi circolari e scrittura sconosciuta

Il manoscritto di Voynich è il libro più misterioso del mondo: circa 240 pagine di pergamena vergate nel Quattrocento, fitte di una scrittura che in oltre un secolo di tentativi nessuno è mai riuscito a leggere. Crittografi militari, matematici e linguisti ci hanno provato senza successo, e ancora oggi non sappiamo se quelle pagine contengano un trattato cifrato, una lingua perduta o un'elaboratissima truffa. È custodito alla Beinecke Rare Book & Manuscript Library dell'Università di Yale, dove è catalogato come MS 408.

Un libro datato al carbonio: primo Quattrocento

Il nome viene da Wilfrid Voynich, mercante di libri di origine polacca che acquistò il volume nel 1912 in un collegio gesuita vicino a Roma. Per decenni si è discusso della sua autenticità, finché nel 2009 un'analisi al radiocarbonio condotta da Greg Hodgins all'Università dell'Arizona ha datato la pergamena con buona precisione al periodo 1404-1438, come riportato dalla stessa University of Arizona. Questo esclude le ipotesi di falso moderno: il supporto è sicuramente medievale, anche se ciò non garantisce che il testo sia altrettanto antico o sensato.

La storia documentata del volume risale almeno al 1665, quando il medico boemo Johannes Marcus Marci lo inviò al gesuita ed erudito Athanasius Kircher chiedendogli di decifrarlo. Una tradizione, mai provata, lo lega persino alla corte dell'imperatore Rodolfo II d'Asburgo.

Che cosa c'è scritto (e disegnato) dentro

Anche senza capire una parola, il manoscritto si lascia sfogliare per sezioni tematiche, riconoscibili dalle illustrazioni. C'è una parte botanica, con oltre un centinaio di piante che non corrispondono a nessuna specie reale; una parte astronomica e zodiacale, con diagrammi circolari e costellazioni; una sezione balneologica, con figure femminili immerse in vasche collegate da tubi; e infine pagine farmaceutiche con vasetti e radici. La scrittura, soprannominata "voynichese", scorre da sinistra a destra in un alfabeto di poche decine di caratteri ricorrenti, senza correzioni evidenti: chi l'ha tracciata sembrava sapere esattamente cosa scrivere.

Pagina del manoscritto di Voynich con disegni di piante e testo in scrittura sconosciuta
Una pagina della sezione botanica con la misteriosa scrittura "voynichese". Credit: Beinecke Rare Book & Manuscript Library, Yale University, pubblico dominio (Wikimedia Commons).

I più grandi decifratori della storia ci si sono rotti i denti

Sul manoscritto si sono cimentati alcuni dei migliori crittoanalisti di sempre. William F. Friedman, l'uomo che guidò la squadra americana capace di violare i codici giapponesi durante la Seconda guerra mondiale, vi dedicò anni insieme alla moglie Elizebeth, arrivando alla conclusione, riportata da documenti poi pubblicati dalla NSA, che il testo potesse essere una sorta di lingua artificiale a priori. Nemmeno l'apparato della National Security Agency, che lo studiò negli anni Cinquanta, ne venne a capo. Ogni "soluzione" annunciata negli ultimi cent'anni — da quella del 1921 di William Newbold in poi — è stata smontata dagli specialisti.

Lingua reale, cifra o bufala?

Le tre ipotesi principali si combattono ancora. La prima: è una lingua naturale, trascritta in un alfabeto inventato. A favore gioca il fatto che il testo rispetta strutture statistiche tipiche delle lingue umane. Uno studio pubblicato nel 2013 su PLoS ONE da Marcelo Montemurro e Damián Zanette ha mostrato che le parole si distribuiscono secondo schemi e correlazioni a lunga distanza compatibili con un contenuto informativo reale, non con una sequenza casuale.

La seconda ipotesi è quella del codice cifrato, finora resistito a ogni attacco. La terza, più provocatoria, è la bufala: nel 2004 Gordon Rugg, dell'Università di Keele, dimostrò sulle pagine di Cryptologia che con una semplice "griglia di Cardano" — una mascherina cinquecentesca per generare testo apparentemente strutturato — era possibile produrre stringhe simili al voynichese, sostenendo che il libro potesse essere un costoso falso d'epoca confezionato per ingannare un collezionista. Anche le decifrazioni recenti più clamorose, come quella del 2019 del ricercatore Gerard Cheshire (che parlava di una "proto-lingua romanza"), sono state respinte dalla comunità accademica, come segnalò tra gli altri la rivista Smithsonian Magazine.

Perché continua a ossessionarci

La paleografa Lisa Fagin Davis, direttrice della Medieval Academy of America e tra le maggiori esperte attuali del codice, ha identificato almeno cinque mani diverse al lavoro nelle pagine, segno che dietro c'è un progetto collettivo e non lo scarabocchio di un singolo folle. Yale ha digitalizzato l'intero volume e lo ha reso liberamente consultabile online, mettendo per la prima volta ogni pagina a disposizione di chiunque voglia tentare la propria fortuna. Forse il fascino del manoscritto di Voynich sta proprio qui: è un enigma democratico, alla portata di uno studente con un computer quanto di un crittografo di professione. E, dopo seicento anni, continua a vincere.

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