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Granchio blu in Italia: la guerra delle vongole nel 2026
Dal Delta del Po a Orbetello, l'invasione di Callinectes sapidus mette in ginocchio la molluschicoltura: dati, fondi e la strategia del piatto

Il granchio blu atlantico (Callinectes sapidus) è diventato in pochi anni il simbolo di una crisi ambientale ed economica che corre lungo le coste italiane. Nelle lagune del Delta del Po, dove un tempo si raccoglievano le vongole veraci che finivano sulle tavole di mezza Europa, oggi a dominare i fondali è questo crostaceo onnivoro originario delle coste americane. La sua proliferazione, esplosa a partire dall'estate 2023, ha messo in ginocchio la molluschicoltura nazionale e nella stagione 2026 resta una delle emergenze più seguite del comparto ittico.
Non si tratta di un visitatore occasionale. Come ricorda l'ISPRA, il granchio blu fu segnalato per la prima volta nel Mediterraneo nel 1949, probabilmente trasportato nelle acque di zavorra delle navi, ed è considerato tra le cento specie aliene più invasive del bacino. La novità degli ultimi anni è la dimensione del fenomeno: condizioni di temperatura favorevoli e l'assenza di predatori naturali hanno trasformato presenze sporadiche in una vera invasione.
I numeri di un'invasione
Le cifre raccontano l'accelerazione meglio di qualsiasi descrizione. Nella Sacca di Goro, in provincia di Ferrara, le catture di granchio blu sono passate da circa 90 tonnellate nel 2022 a 936 tonnellate nel 2023, un balzo del 940 per cento. Nello stesso periodo il Veneto ha raccolto circa 630 tonnellate, contro le poche decine dell'anno precedente. Nel complesso, nel 2024 lungo l'Alto Adriatico sono state pescate circa 1.800 tonnellate del crostaceo.
Il rovescio della medaglia è il crollo dei molluschi autoctoni. Il granchio blu si nutre voracemente di bivalvi giovani: vongole, cozze e ostriche vengono divorate prima ancora di raggiungere la taglia commerciale. La Sacca di Goro e le Valli di Comacchio producevano ogni anno circa 16.000 tonnellate di vongole veraci, pari al 55 per cento della produzione italiana e al 40 per cento di quella europea. Buona parte di questa filiera si è azzerata in poche stagioni.
Sul fronte economico, secondo le stime di Coldiretti i danni alla pesca avevano già superato i 100 milioni di euro a metà 2024, cifra poi raddoppiata fino a circa 200 milioni nel corso dello stesso anno, considerando il quasi-collasso dell'allevamento di vongole. Non è un problema solo ferrarese o veneto: la pressione del granchio blu si fa sentire anche nella laguna di Orbetello, in Toscana, e in altri ambienti salmastri dove la molluschicoltura rappresenta un pilastro dell'economia locale.
Il commissario e i fondi pubblici
Di fronte all'emergenza, il Governo ha scelto la via straordinaria. È stato nominato un commissario, Enrico Caterino, con competenza su Veneto ed Emilia-Romagna e mandato in corso fino al 31 dicembre 2026. A gennaio 2025 è stato annunciato un piano straordinario da 10 milioni di euro per il biennio 2025-2026, che si somma ai circa 44 milioni già stanziati a vario titolo per il contrasto alla specie e per il sostegno alle imprese.
Il meccanismo degli indennizzi prevede, tra le altre misure, un riconoscimento economico ai pescatori: come riportato da Il Sole 24 Ore, è previsto circa 1 euro al chilo per il granchio catturato e 50 centesimi al chilo per lo smaltimento. L'obiettivo dichiarato dal ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida è trasformare il problema in opportunità, riutilizzando il crostaceo a fini di crescita economica e attraendo investimenti.
A questi interventi nazionali si aggiungono le risorse regionali. L'Emilia-Romagna ha annunciato, a novembre 2025, ulteriori 1,5 milioni di euro per il 2026 destinati agli indennizzi a imprese e cooperative colpite, dopo i 3,5 milioni già distribuiti tra il 2023 e il 2025. Le misure puntano anche a fronteggiare l'anossia, il fenomeno di carenza di ossigeno che, sommato alla predazione, aggrava la moria delle vongole.
La pesca selettiva: colpire le femmine
La strategia tecnica di contenimento ruota attorno alla pesca selettiva, concentrata sulle femmine ovigere. Ogni esemplare femmina può deporre tra le 700.000 e i due milioni di uova: ridurne il numero significa frenare la riproduzione alla radice. Le campagne programmate nell'Alto Adriatico tra Veneto ed Emilia-Romagna prevedono il prelievo di circa 2.600 tonnellate nel biennio 2025-2026.

Parallelamente, si lavora per ricostruire la filiera delle vongole. A Goro la società Delta Futuro ha inaugurato il primo schiuditoio italiano dedicato alla vongola verace, una sorta di maxi-culla di circa 10 ettari con vasche dove i molluschi possono crescere protetti fino alla taglia adatta alla semina, lontano dalle chele del predatore.
"Se non puoi batterlo, mangialo"
L'altra grande scommessa è alimentare: trasformare l'invasore in risorsa di mercato. La parola d'ordine tra cooperative e consorzi è "smaltimento zero", ovvero valorizzare ogni chilo pescato anziché distruggerlo. Sono nati canali di esportazione verso Paesi come Tunisia, Turchia e Sri Lanka, mentre in Italia il granchio blu ha cominciato a comparire nei menu di ristoranti e nelle ricette divulgate dagli chef, dalla pasta ai sughi.
La carne del Callinectes sapidus è pregiata e negli Stati Uniti, suo areale d'origine, alimenta un'industria gastronomica consolidata. Replicare quel modello in Italia richiede però tempo, infrastrutture di lavorazione e una domanda stabile. Gli esperti avvertono inoltre che il consumo, da solo, difficilmente basterà a controllare la popolazione: la pressione di pesca commerciale tende a concentrarsi sugli esemplari più grandi, mentre l'impatto ecologico dipende soprattutto dai giovani e dalle femmine riproduttrici.
La stagione 2026 si apre dunque con un bilancio in chiaroscuro. Da un lato, la macchina dei fondi e del commissariamento è ormai in moto e i primi schiuditoi promettono di riportare le vongole nelle sacche del Delta. Dall'altro, il granchio blu resta saldamente insediato e nessuno, tra ricercatori e operatori, parla di eradicazione. La sfida realistica è la convivenza: contenere l'invasore, indennizzare chi ha perso il lavoro e costruire attorno a questo crostaceo una nuova economia, prima che la prossima ondata estiva torni a far pagare il conto alle lagune italiane.
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