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Necropoli di balene negli abissi: l'Università di Pisa nel team

Sul fondo dell'Oceano Indiano scoperto il più vasto cimitero di cetacei mai trovato: 485 scheletri lungo 1.200 km. Tra gli autori dello studio c'è l'ateneo toscano.

di Andrea Bertolotti··3 min di lettura
Una balena nuota nelle profondità dell'oceano, ambiente in cui si formano le necropoli di cetacei
Una balena nuota nelle profondità dell'oceano, ambiente in cui si formano le necropoli di cetacei

Sul fondo dell'Oceano Indiano, a migliaia di metri di profondità, si nasconde un gigantesco cimitero di balene: il più vasto e profondo mai scoperto. A raccontarlo è uno studio internazionale appena pubblicato, di cui fa parte anche l'Università di Pisa. La necropoli di balene si estende per circa 1.200 chilometri lungo la cosiddetta Fossa Diamantina e custodisce centinaia di scheletri di cetacei, alcuni vecchi oltre cinque milioni di anni, accanto a carcasse ancora oggi divorate da uno strano ecosistema degli abissi.

Un cimitero lungo 1.200 chilometri

La scoperta, riportata dall'agenzia ANSA, riguarda un'area dell'Oceano Indiano sudorientale compresa tra i 4.200 e i 7.000 metri di profondità. Qui i ricercatori hanno individuato 485 siti con resti fossili di balene e cinque carcasse ancora attivamente colonizzate da organismi viventi. La densità di ossa è impressionante: gli studiosi parlano di una stima di circa 759 individui per chilometro quadrato in certe zone, numeri che fanno di questo luogo il più grande e profondo "cimitero di cetacei" mai documentato. I fossili più antichi risalgono a 5,3 milioni di anni fa.

Una balena nuota nell'oceano: quando questi giganti muoiono, i loro corpi sprofondano negli abissi
Quando una balena muore, il suo corpo può sprofondare fino agli abissi, dando origine a un "whale fall". Foto: Elianne Dipp / Pexels.

La scienza dei "whale fall"

Per capire perché un simile luogo sia tanto prezioso bisogna conoscere il fenomeno della "caduta di balena", in inglese whale fall. Quando un grande cetaceo muore in mare aperto, il suo corpo affonda lentamente fino al fondale, dove diventa un'oasi di vita in un deserto buio e freddo. Per anni, a volte decenni, una successione di organismi specializzati, dagli squali agli anfipodi, fino a vermi e batteri capaci di nutrirsi di ossa e grassi, si alterna nel divorare la carcassa. Questi ecosistemi effimeri, descritti nella letteratura sulla caduta di balena, sono fondamentali per studiare come la vita colonizza gli abissi e come l'energia arriva fino al fondo degli oceani.

Trovarne così tanti concentrati in una sola regione è un'occasione scientifica straordinaria. Le cinque carcasse ancora "attive" permettono di osservare il processo in tempo reale, mentre gli scheletri fossili raccontano la storia evolutiva dei cetacei lungo milioni di anni.

Il contributo italiano e una nuova specie

Lo studio è frutto della collaborazione tra l'Istituto di Scienze e Ingegneria degli Abissi dell'Accademia Cinese delle Scienze, l'Università di Pisa e l'Istituto nazionale di ricerca sull'acqua e l'atmosfera della Nuova Zelanda. La ricerca è stata guidata da Xiaotong Peng, mentre il contributo paleontologico italiano si deve a Giovanni Bianucci, dell'Università di Pisa, esperto di fossili di cetacei. Proprio l'analisi dei resti ha permesso di riconoscere, tra le specie presenti, soprattutto zifidi, cioè le balene dal becco, e di identificare quella che gli autori descrivono come una nuova specie, battezzata Pterocetus diamantinae, dal nome della fossa in cui è stata trovata.

La coda di una balena che si immerge nell'oceano profondo
Gli zifidi, o balene dal becco, sono tra i cetacei più diffusi nella necropoli scoperta. Foto: Ben Phillips / Pexels.

Una scoperta nata per caso

Come spesso accade nella scienza, anche questa scoperta ha avuto una buona dose di fortuna. La necropoli è stata individuata nel 2023 nel corso di 32 immersioni con veicoli sottomarini telecomandati (ROV), inizialmente dedicate ad altri obiettivi di esplorazione degli abissi. È stato esplorando quei fondali remoti che i ricercatori si sono imbattuti nell'incredibile concentrazione di ossa. I risultati sono stati raccolti in uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature, che conferma il ruolo di primo piano della ricerca italiana negli studi sulla paleontologia dei mammiferi marini.

Perché è importante

Al di là dello spettacolo macabro e affascinante di un cimitero di giganti sul fondo del mare, questa scoperta ha un valore scientifico profondo. Studiare le cadute di balena aiuta a capire come funzionano gli ecosistemi degli abissi, come si distribuisce la biodiversità nelle profondità oceaniche e come i cetacei si sono evoluti nel corso delle ere geologiche. In un'epoca in cui molte specie di balene sono minacciate, conoscere il loro passato e il loro ruolo nell'ecosistema marino, perfino dopo la morte, è un tassello importante per proteggerne il futuro. E per l'Italia è l'ennesima conferma di quanto i suoi ricercatori, dall'Università di Pisa fino agli abissi dell'Oceano Indiano, siano protagonisti della ricerca mondiale.

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