Animali
Drongo dal coda forcuta: l'uccello del Kalahari che cambia bugia per non farsi smascherare
Tom Flower ha contato 688 furti in 850 ore: il piccolo passeriforme imita gli allarmi di 51 specie diverse

Nel Kalahari sudafricano vive un piccolo passeriforme nero, lungo poco più di venticinque centimetri, dalla coda biforcuta come una rondine: si chiama drongo dal coda forcuta (Dicrurus adsimilis). Sembra un uccello qualsiasi. In realtà è uno dei più sofisticati imbroglioni del regno animale, capace di rubare il cibo agli altri animali con una tecnica di imitazione vocale che sfiora il theory of mind.
A documentarlo è stato l'etologo britannico Tom Flower, oggi alla Capilano University, che ha trascorso quasi quattro anni nella riserva di Tswalu, nel nord-ovest del Sudafrica, seguendo 64 drongo individualmente marcati. Lo studio definitivo è uscito il 2 maggio 2014 su Science: 850 ore di osservazione, 688 episodi di furto documentati, una scoperta che ha cambiato la nostra idea dell'inganno animale.
La truffa in cinque secondi
Il drongo si appollaia su un ramo alto e osserva i mammiferi insettivori che scavano nella sabbia: suricati (Suricata suricatta), scoiattoli di terra, babbuini. Quando uno di loro dissotterra una preda particolarmente succulenta — una larva di scarabeo o uno scorpione — il drongo si lancia in picchiata e produce un grido d'allarme. Tutti gli animali nelle vicinanze scappano, mollando il bottino. Il drongo afferra la larva e si porta in salvo.
L'inganno funziona perché in condizioni normali il drongo è davvero una sentinella. Per il 75% del tempo emette allarmi autentici quando vede un'aquila o un caracal: e gli altri animali si fidano. Sapere quando il grido è vero e quando è un trucco è statisticamente impossibile per i suricati, e così la frode funziona una volta su quattro.

Il vero trucco: cambiare voce
La parte sorprendente della ricerca di Flower riguarda però cosa succede quando le vittime cominciano a sospettare. Se un drongo grida sempre lo stesso allarme e la sentinella sotto di lui smette di scappare, l'uccello non insiste: passa a un altro grido di un'altra specie. Nel suo repertorio ne ha 51 diversi, copiati da altrettanti uccelli e mammiferi della savana, dal piccolo astrilde all'aquila bateleur.
In 151 episodi di furto ripetuto contro lo stesso bersaglio Flower e colleghi hanno documentato che nel 74% dei casi il drongo cambiava grido quando la prima imitazione cessava di funzionare. Il National Geographic ha definito questo comportamento "il primo caso documentato di animale che mente, viene scoperto, e modifica la bugia in tempo reale". Una forma rudimentale di tactical deception, simile a quella attribuita ai primati superiori.
Il 23% della dieta
Il successo del trucco è quantitativo. Lo studio del 2014 stima che il drongo ottenga fino al 23% del cibo quotidiano attraverso furti opportunistici basati su allarmi falsi. È una percentuale enorme, considerando che il resto viene da caccia diretta a insetti volanti. Senza il furto, in periodi di siccità o di scarsità di insetti aerei, il drongo non sopravviverebbe.
La nicchia ecologica è strettissima. Funziona perché i suricati e i drongo vivono in mutua relazione: i suricati offrono allarmi affidabili ai drongo (sull'aquila o il serpente), e in cambio i drongo offrono il loro vantaggio aereo. Il furto è un parassitismo che si innesta su un mutualismo: i suricati pagano una tassa di circa il 5-10% delle prede in cambio del servizio di sorveglianza.
È intenzione, o solo apprendimento?
La domanda più dibattuta è cognitiva. Quando il drongo cambia grido perché il precedente non funziona, sta pensando alla mente del suricato ("questo qui non si crede più la mia versione"), o sta solo applicando uno schema appreso ("se A non funziona, prova B")?
Flower stesso, intervistato da Science News, ha mantenuto cautela: "Non credo che i drongo manipolino intenzionalmente la mente di altri animali. Probabilmente è un meccanismo di rinforzo classico: se una strategia perde, ne provo un'altra". Resta il fatto che lo schema è coerente con la teoria della mente — la capacità di rappresentare gli stati mentali di un altro individuo — e che pochi vertebrati non-mammiferi mostrano un comportamento così sofisticato.
Una cugina sospetta: la nostra specie
L'evoluzione ha selezionato l'inganno in molti gruppi tassonomici: dalle farfalle Heliconius che mimano specie tossiche, alle seppie che ingannano i predatori con una metà del corpo, agli orang-utan che nascondono il cibo ai conspecifici. Ma il drongo è uno dei pochi casi in cui l'inganno è vocale, multistrato e dinamico: cambia in funzione della risposta dell'avversario.
Per chi va in safari in Sudafrica, il drongo è uno spettacolo educativo. La prossima volta che un piccolo uccello nero gridarà l'allarme su un branco di suricati, conviene tenere d'occhio quale dei due — il presunto sentinella o le vittime — finirà col cibo nel becco. Spesso, sorprendentemente spesso, sarà l'ingannatore.
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