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Psicologia

Effetto posizione seriale: perché ricordi l'inizio e la fine, non il centro

Di una lista ricordiamo le prime e le ultime voci: il fenomeno svela che abbiamo più di un tipo di memoria.

di Andrea Bertolotti··3 min di lettura
Rappresentazione astratta di una rete neurale e della memoria
Rappresentazione astratta di una rete neurale e della memoria

Provate a farvi leggere una lista di quindici parole e poi a ripeterle. Quasi certamente ricorderete bene le prime e le ultime, mentre quelle in mezzo svaniranno. Non è un vostro difetto: è una regolarità così solida che la psicologia le ha dato un nome, l'effetto posizione seriale. La posizione di un'informazione in una sequenza condiziona pesantemente la probabilità di ricordarla, e questo ci rivela molto su come funziona la memoria.

Le prime e le ultime, mai quelle in mezzo

L'effetto posizione seriale è la tendenza a ricordare meglio gli elementi all'inizio e alla fine di una serie, e a dimenticare quelli centrali. È composto in realtà da due fenomeni distinti che agiscono insieme. Il primo è l'effetto primacy (o effetto primalità): ricordiamo bene gli elementi iniziali. Il secondo è l'effetto recency (o effetto recenza): ricordiamo bene gli ultimi elementi, quelli appena sentiti. Se si disegna su un grafico la probabilità di ricordo in funzione della posizione, si ottiene una curva caratteristica a forma di "U": alta agli estremi, bassa nel mezzo.

Il fenomeno fu osservato già alla fine dell'Ottocento dal pioniere degli studi sulla memoria, Hermann Ebbinghaus, ma fu studiato in modo sistematico nel Novecento. Una delle ricerche più note è quella dello psicologo Bennet Murdock, che nel 1962 documentò con precisione la curva variando la lunghezza delle liste e i tempi di presentazione.

Grafico della curva a U dell'effetto posizione seriale con primacy e recency
La curva a U dell'effetto posizione seriale: ricordo alto all'inizio (primacy) e alla fine (recency). Credit: Wikimedia Commons.

Due memorie, due meccanismi

La cosa più interessante è che primacy e recency dipendono da meccanismi diversi, e questo è stato uno degli argomenti chiave a favore dell'idea che esistano più sistemi di memoria. L'effetto recency, secondo la spiegazione classica, dipende dalla memoria a breve termine: gli ultimi elementi sono ancora "freschi" nella mente, in una sorta di magazzino temporaneo, e per questo facilmente disponibili. L'effetto primacy, invece, dipenderebbe dalla memoria a lungo termine: i primi elementi, arrivando quando la mente è ancora "vuota", ricevono più attenzione e più ripetizione mentale (il cosiddetto rehearsal), e così vengono consolidati meglio.

Una prova elegante di questa distinzione arrivò da esperimenti in cui, dopo l'ultima parola, si chiedeva ai partecipanti di svolgere un breve compito di distrazione (per esempio contare all'indietro) prima di ripetere la lista. Il risultato: l'effetto recency spariva, perché la distrazione "svuotava" la memoria a breve termine, mentre l'effetto primacy rimaneva intatto, perché quegli elementi erano già stati trasferiti nella memoria a lungo termine. I due effetti, dunque, potevano essere manipolati indipendentemente.

Perché funziona così

Il quadro che emerge è quello di una memoria a più stadi, come nei classici modelli della psicologia cognitiva: le informazioni entrano in un magazzino a breve termine, di capacità limitata e durata breve, e solo alcune vengono consolidate in quello a lungo termine. Gli elementi iniziali, beneficiando di più ripetizione, hanno più chance di fare questo salto; quelli finali sono ancora nel magazzino temporaneo al momento del richiamo; quelli centrali, invece, arrivano quando la memoria a breve termine è già satura e non ricevono abbastanza ripetizione per consolidarsi: cadono nel vuoto. Una sintesi delle evidenze sperimentali è disponibile nella voce enciclopedica dedicata all'effetto.

Dove lo incontriamo ogni giorno

L'effetto posizione seriale non è un curiosità da laboratorio: ha conseguenze pratiche concrete. Nei colloqui di lavoro o nei provini, chi viene valutato per primo o per ultimo tende a lasciare un'impressione più netta rispetto a chi si presenta a metà giornata. Nella pubblicità e nei discorsi, gli argomenti più importanti rendono di più se messi all'inizio o alla fine. Quando studiamo, dovremmo essere consapevoli che la parte centrale di una lunga sessione è quella che assorbiamo peggio: spezzare lo studio in blocchi più brevi crea più "inizi" e più "fini", riducendo la zona di scarso ricordo.

Persino nelle liste della spesa o negli elenchi di cose da fare, gli elementi in mezzo sono i candidati ideali a essere dimenticati. Conoscere l'effetto posizione seriale, insomma, è un piccolo strumento per organizzare meglio le informazioni — e per non stupirsi se, di una lunga riunione, alla fine ci restano in mente soprattutto l'apertura e la chiusura. Per gli aspetti applicativi e gli studi originali è utile anche la sintesi di Simply Psychology.

Memoria, modelli e neuroscienze

L'effetto posizione seriale ha avuto un ruolo storico nello sviluppo dei modelli della memoria. La distinzione tra effetto primacy e recency è stata uno dei pilastri del cosiddetto modello "a magazzini multipli" proposto negli anni Sessanta, secondo cui l'informazione passa da una memoria sensoriale a una memoria a breve termine, di capacità limitata, e solo in parte viene consolidata nella memoria a lungo termine. Più tardi, il concetto di memoria a breve termine è stato raffinato in quello di "memoria di lavoro", il sistema con cui manteniamo e manipoliamo temporaneamente le informazioni mentre svolgiamo un compito.

La storia, però, non è così lineare. Alcuni esperimenti hanno mostrato che un effetto recency può comparire anche su scale di tempo lunghe, dove la memoria a breve termine non dovrebbe più giocare alcun ruolo — per esempio quando ci si ricorda meglio gli ultimi di una lunga serie di eventi distribuiti nel tempo. Questo ha spinto i ricercatori a elaborare spiegazioni più sofisticate, basate non solo su "magazzini" separati ma anche sul modo in cui recuperiamo i ricordi usando indizi di contesto.

Le neuroscienze hanno aggiunto un ulteriore livello, identificando strutture cerebrali come l'ippocampo nel consolidamento dei ricordi a lungo termine e mostrando come diverse aree contribuiscano alle componenti dell'effetto. Al di là dei dettagli tecnici, resta un'idea potente: la memoria non è un registratore fedele, ma un sistema selettivo, plasmato dall'ordine, dall'attenzione e dal contesto. Conoscerne i meccanismi ha ricadute concrete, dalla didattica alla valutazione delle testimonianze oculari, dove l'ordine in cui le informazioni vengono presentate può influenzare ciò che si ricorda.

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