Animali
Il licaone vota starnutendo: la democrazia dei cani selvatici
Uno studio in Botswana ha scoperto che i branchi di licaoni decidono se partire a caccia in base agli starnuti: un vero sistema di voto a quorum.

Come fa un branco di animali a «mettere ai voti» una decisione? Per il licaone, il cane selvatico africano, la risposta è sorprendente: starnutendo. Uno studio condotto in Botswana ha scoperto che questi predatori usano gli starnuti come una sorta di sistema di votazione per decidere quando partire a caccia. Più starnuti si accumulano, più è probabile che il gruppo si metta in movimento. È una delle forme di decisione collettiva più curiose mai documentate nel regno animale.
Il cane selvatico africano, un predatore d'élite
Il licaone (Lycaon pictus, letteralmente «lupo dipinto») è uno dei carnivori più sociali e più efficienti dell'Africa. Il suo mantello è un mosaico irripetibile di macchie nere, fulve e bianche: ogni individuo ha un disegno unico, come un'impronta digitale. Grandi orecchie arrotondate e soli quattro diti per zampa lo distinguono da lupi e sciacalli. Vive in branchi affiatati guidati da una coppia dominante e si è guadagnato la fama di cacciatore straordinario, con tassi di successo nelle battute che superano spesso il 70-80%, tra i più alti di tutti i grandi predatori. Purtroppo è anche tra i più minacciati: ne restano poche migliaia di esemplari in natura, frammentati in popolazioni sempre più isolate.
La sua società è fondata su una cooperazione quasi senza rivali tra i mammiferi. I licaoni non litigano per il cibo: dopo la caccia lasciano mangiare per primi i cuccioli, e rigurgitano carne per nutrire i piccoli, i malati e gli individui anziani rimasti alla tana. Proprio in un animale così collaborativo, la domanda su come il gruppo prenda le sue decisioni diventa particolarmente interessante.
I «raduni sociali» prima della caccia
Prima di partire per una battuta, i licaoni si abbandonano a cerimonie di saluto molto energiche, chiamate dai ricercatori social rallies: si toccano, corrono, vocalizzano, in un'esplosione di eccitazione collettiva. Non sempre, però, questi raduni si trasformano in una vera partenza. A volte il branco si rianima e poi torna a riposare. Cosa fa la differenza tra un raduno «a vuoto» e uno che porta davvero alla caccia?
La risposta è arrivata da una squadra di biologi guidata da Reena Walker e Neil Jordan, che ha osservato a lungo cinque branchi nel delta dell'Okavango. Analizzando decine di raduni, gli scienziati hanno notato un dettaglio che era sempre sfuggito: durante questi momenti i licaoni emettono brevi e rumorose espirazioni nasali, veri e propri starnuti. E quegli starnuti non erano casuali.
Lo starnuto come voto
Lo studio pubblicato nel 2017 sulla rivista Proceedings of the Royal Society B ha rivelato che la probabilità che il branco parta a caccia dipende dal numero di starnuti emessi durante il raduno: raggiunto un certo «quorum», il gruppo si mette in marcia. Gli starnuti funzionano insomma come voti, e la decisione viene presa solo quando un numero sufficiente di membri si è espresso a favore.
Ma c'è un dettaglio ancora più affascinante, legato alla gerarchia. Quando a dare il via al raduno è un individuo dominante, bastano pochi starnuti — circa tre — per far partire il branco. Se invece l'iniziativa parte da un individuo subordinato, ne servono molti di più, anche una decina, per convincere il gruppo. In altre parole, come spiega anche il commento sul blog della Royal Society, il «peso del voto» non è uguale per tutti: l'opinione dei capi conta di più, ma anche i subordinati possono imporre una decisione se sono in numero sufficiente. È un equilibrio tra leadership e consenso democratico.
Per arrivare a questa conclusione i ricercatori non si sono affidati all'impressione, ma a un'analisi statistica rigorosa: hanno registrato decine di raduni, contato ogni starnuto e messo in relazione il loro numero con l'effettiva partenza del branco. Solo così è emerso il legame netto tra quantità di starnuti, rango di chi avviava il raduno e probabilità di andare a caccia. È un bell'esempio di come un comportamento apparentemente banale, osservato con metodo, possa rivelare una logica nascosta e sofisticata.
Perché conta per la scienza del comportamento
La scoperta è importante perché mostra come decisioni collettive complesse possano emergere da segnali semplici, senza bisogno di un «comando» centralizzato. Comportamenti simili, basati su soglie e quorum, sono noti in api, formiche e alcuni primati: le api, per esempio, scelgono un nuovo nido valutando il «voto» delle esploratrici, e diverse specie di scimmie si spostano solo quando un numero sufficiente di individui si muove nella stessa direzione. Trovare lo stesso principio in un carnivoro sociale come il licaone aiuta a capire l'evoluzione della cooperazione e della comunicazione animale. Il branco, in pratica, «calcola» una decisione condivisa sommando piccoli contributi individuali, in modo molto simile a quanto facciamo noi quando raggiungiamo un consenso di gruppo.
Resta una domanda aperta: lo starnuto è un segnale volontario, una vera «manifestazione di voto», oppure un riflesso fisiologico che gli animali hanno imparato a interpretare collettivamente? Qualunque sia la risposta, il licaone ci ricorda che la democrazia, intesa come decisione presa dal gruppo e non da un singolo, non è un'invenzione umana. Per proteggere questa specie straordinaria — oggi classificata come «in pericolo» a causa della perdita di habitat e dei conflitti con l'uomo, come ricostruisce anche la sintesi della ricerca su ScienceDaily e la voce enciclopedica dedicata al licaone — è fondamentale comprenderne anche questi raffinati meccanismi sociali, che rendono ogni branco molto più della somma dei suoi membri.
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